OMBRELLI PARASOLDI

La “festa dell’Unità” in Abruzzo si chiama “Fonderia” e la pagano tutti

Il (pre)dominio ci costa caro ma ci si scandalizza per gli ombrelli parasole

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ABRUZZO. Una volta si chiamava “Festa dell’Unità”: il partito che poi è diventato Pd organizzava una grossa sagra dove ci si abbuffava di cibo e politica, in allegria, per finanziare il partito a cui si riteneva di appartenere.

Passate le Repubbliche ed eclissate le menti ci si è chiesto: “perchè un partito politico dominante (che incassa centinaia di milioni di finanziamento pubblico che un referendum ha abrogato) dovrebbe spendere soldi “propri” quando si possono utilizzare soldi pubblici?”

Già perchè?

Un errore del genere mai più.

Così la genialata: dentro, oltre la sagra, allora ci hanno messo tanta propaganda, visibilità personale, giornali e tv, ministri amici, uomini delle istituzioni da ingraziarsi, riconoscimenti, medaglie, qualche “mancetta”, gli amici che dicono come sono bravi i loro amici (anche se non è vero), l’elenco delle cose fatte (o presunte tali), promesse di soldi (pubblici) a tutti e così si spera di tirare la volata per le prossime elezioni.

Una figata ed il consenso schizza.

In Abruzzo l’attuale presidente della Regione, Luciano D’Alfonso, utilizza la premiata formula da oltre 15 anni contribuendo alla spesa (e non al suo controllo) e, siccome va bene e -come lui dice- anche il tribunale di Pescara ha certificato la condotta passata e futura, dunque, si può fare.

Infatti lo si continua a fare sempre più in grande e per cifre importanti.

I risultati si vedono.

Tutto a carico delle casse pubbliche, nello specifico della Regione Abruzzo.


Per la Fonderia 2017, così come per quella 2016, i soldi ci sono perchè questa è una priorità e perchè sono tutti d’accordo.

Ma la Fonderia oltre che sagra politica e dell’egocentrismo (quasi solipsismo) è vortice di dialoghi infiniti e autoreferenziali che sembrano interessare solo chi è interessato a stare nel giro e nella claque, anche perchè ognuno si fa i complimenti da solo cercando di colmare vuoti imbarazzanti e nella speranza che qualcuno ci creda.


La "Fonderia dell’Unità" è il luogo dei cantastorie e dei sognatori dove si tralasciano temi scomodi che nessuno si può permettere di tirare fuori e dove le domande vere non ci sono perchè sarebbe scortese... del resto non si usa ed il torpore soporifero generale aiuta.

Una volta gli stolti guardavano il dito, invece della luna; oggi si preferiscono gli ombrelli, invece, del declino progressivo del pensiero, della civiltà e con questi delle democrazia.

Tutto va bene, anche ombrelli in prima pagina sui giornali nazionali, basta che se ne parli. Così si perdono di vista le cose serie e magari quelle più gravi.

Meglio parlare del gesto dell’ombrello (e non è un “va a quel paese”) ma proprio l’atto -pare impuro- del reggerlo (da parte di alcune donne in favore degli uomini) che ci sia pioggia o il sole, per evitare che i notabili ed i baroni di oggi si bagnino o si scaldino troppo.

Il M5s suona la carica: «La Leopoldina del presidente D'Alfonso e le Paddok Girls con gli ombrelli. I boys erano occupati a fare cose da "uomini"?»

Daniele Licheri Sinistra Italiana: «Immagini da regime di qualche secolo fa. Il fatto che poi siano donne aggrava ulteriormente la cosa. Unica parità che si vede qui e l'atteggiamento di servilismo verso il potere. Dire che è sessista è un eufemismo.. Fortunatamente siamo in una repubblica e non in un reame con la plebe che serve le divinità che si autoproclamano tali».

Si adira anche la Piddina Alexandra Coppola evidentemente di un’altra parrocchia: «È molto tempo che qui nella nostra Regione le cose vanno un po' così...tutto passa quasi inosservato. Tutto va bene e nessuno ha nulla da obiettare. Mi chiedo ma dove vogliamo arrivare??».

Uhh che coraggio.

L’assessore Sclocco preferisce usare parole non sue e la critica la fa fare al “suo” onorevole.

E giù: post su post, commenti su commenti per dileggiare il presunto utilizzo improprio di donne e ombrelli.

Ma tutto il frastuono social non sortisce nemmeno l’impegno di un neurone del presidentissimo in persona che delega il suo ghostwriter, ieri meno ghost vista la firma, che ha avuto gioco facile, tra ironie e allusioni, a rispondere ai detrattori scivolati nel facile populismo che hanno aiutato lo sviamento.

Pioveva: c’era bisogno dell’ombrello «Giampiero Leombroni ha provato a coprire il ministro De Vincenti - presente al dibattito del mattino - con i fogli di un giornale locale ma non sono stati resistenti», sberleffa il risponditore Fabrizio Santamaita.

Poi è uscito il sole e c’era bisogno dell’ombrello e viste le polemiche D’Alfonso «ha ironicamente pensato ad un capitolato d’appalto nel quale sia prevista una voce riguardante i portatori di ombrelli in caso di sole e di pioggia, tutti rigorosamente di sesso maschile, magari capitanàti da Leombroni».


Ma sì, il presidente pensa agli appalti, tanto si è capito chi paga…

Si diceva del dito (scegliete voi quale) e della luna, oggi si parla ovunque di ombrelli e da nessuna parte di decenza, di sonno della ragione, di (ser)vilismo, della arroganza della politica e della dittatura di chi ha avuto la fortuna solo di nascere nella terra dove tutto è possibile (ma anche questo pare sia merito suo).

Oggi si parla di ombrelli e dei problemi seri magari domani.

Oggi tutto si fa alla luce del sole accecante e questa vogliono farla passare come la prova regina che è tutto lecito ma così non ci risparmiano nemmeno la felicità propria degli ignoranti.

Ma quanto è costata la Festa dell’Unità del Pd pagata da noi, la Leopoldina e la Fonderia degli amici degli amici?

C’è qualcuno che si indignerà -oltre che per il sesso dei reggitori di ombrelli- anche per quello che gli accade sotto il naso ogni giorno forse più serio?

C’è qualcuno che si indignerà per questo modo di amministrare esclusivo (contrario di “inclusivo”) della politica imperante dove ti ritrovi quei quattro amici ovunque e in tutte le salse a discapito dei tanti cittadini.

Sempre le stesse facce, sempre la stessa band e la stessa musica ma gli orizzonti li vogliamo allargare o rimarremo prigionieri del paesello (mentale) in eterno?



MANCETTE, L’USURAIO PUBBLICO E IL KILLER DELLA LIBERTA’

Ah, c’è pure chi ha avuto l’ardire di contestare (AbruzzoWeb) il metodo di utilizzo di quei soldi pubblici contingentati dalla politica di riferimento.

Così l’agenzia che ha avuto l’appalto della gestione della comunicazione, la mitica Mirus (affidamento diretto per caso?), ha speso pare 150 mila euro come ha indicato il dominus di turno.

Sempre con lo stesso metodo e con pochissima trasparenza.

Una parte del budget è stato utilizzato per la "pubblicità istituzionale" (anche se si tratta in realtà di propaganda politica che andrebbe pagata però con i soldi del partito) e servirebbe a veicolare messaggi di pubblica utilità.

Invece, da decenni serve per ingraziarsi testate e giornalisti (questo un tempo, quando c’erano milioni di euro da dilapidare che facevano la differenza) ora, invece, c’è la sfrontatezza e l’infinita tristezza di dover subire -come organo di informazione- una sorta di pizzo dove l’istituzione pubblica per interposta agenzia decide i prezzi dei tuoi spazi publicitari (che sono l'unica fonte di guadagno).

In pratica come fanno quei bulli quando entrano nei bar del loro territorio e impongono che la consumazione sarà pagata domani, cioè mai.

Pochi soldi, anzi pochissimi e quando gli pare. Aspetta e spera.

No grazie questo tipo di arroganza non fa per noi e spesso i veri poveracci non sono quelli che ricevono l’elemosina.

L’offerta nel caso specifico, più che una mancia, è sembrata una barzelletta che non fa ridere specie perchè giunge da una delle maggiori agenzie del settore e risulta l’ennesimo insulto verso chi lavora con onestà e si trova di fronte istituzioni sempre più moralmente ed eticamente corrotte (e questa è la migliore delle ipotesi).

Vedere che tutto questo accade alla luce del sole senza sortire l’indignazione generale e la legittima pretesa per leggi uguali per tutti ed una democrazia più sana dimostra l’accecante buio dei tempi che viviamo.

I padroni del vapore che non disdegano le maniere forti e lo schiavismo.

Esattamente 10 anni fa in Abruzzo si era instaurata una dittatura molto simile a quella di oggi: stessa arroganza, stessi eccessi, stessa sedicente essenza soprannaturale e stessa sensazione di asfissia per tutti gli altri.

Oggi l’impronta è simile ma con toni più vivaci ed una ingegneria un tantino più raffinata: hanno fatto tutti esperienza.

Allora abbiamo atteso che tutto passasse stringendo denti e trattenendo il fiato, potendoci cullare in un breve istante di speranza per un mondo migliore.

Sono passati rappresentanti del popolo e anni ma il mondo è persino peggiorato.

Ci tocca di nuovo aspettare, 10 anni più vecchi, ma noi sempre qui.

Aspetteremo ancora e aiuteremo a ricordare.

a.b.

FONDERIA ABRUZZO 2017


I NUMERI.

5 caucus (Scuola, università e ricerca; Cultura e turismo; Lavoro e impresa; Sanità, welfare e P.A.; Ambiente, territorio e infrastrutture);

10 ore di discussione nei caucus;

965 persone accreditate cui vanno aggiunti i relatori e gli addetti all’organizzazione;

7 workshop con 44 relatori: lo stato dell'arte dei principali strumenti di programmazione regionale FSE e FESR 2014-2020, la strategia urbana sostenibile, l’innovazione in sanità, le politiche attive del lavoro, le reti Ten-T e la strategia Eusair, il rilancio dell’agricoltura, il confronto sulle strategie turistico-culturali tra Abruzzo, Marche e Molise;

35 i volontari coinvolti nell’organizzazione, di cui 23 donne.

 

I COSTI.

Fonderia – che è stato l’evento annuale di promozione dei fondi strutturali europei, cui ha partecipato anche il rapporteur Luigi Nigri – è costata 39.500 euro + Iva. Il prezzo comprende 600 pasti, palco, allestimento sale e cortile (cortile 2464 mq + interni 466 mq per un totale di 2930 mq), suono e immagini, diretta streaming di 36 ore, mostra fotografica sui fondi UE, comunicazione e personale tecnico. L’incarico è stato affidato con trattativa diretta ex art. 36 del Codice degli Appalti.