PARADOSSI SISMICI

La follia di Barisciano: ricostruire case antisismiche sopra grotte che crollano

I cittadini chiedono lo stop, il sindaco vuole andare avanti a tutti i costi

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BARISCIANO. Il problema è noto da anni e il quesito è sempre lo stesso: ma quanto è pericoloso ricostruire le case distrutte dal sisma del 2009 sopra grotte e cunicoli che con il passare degli anni stanno mostrando pure segni di cedimento?

E’ noto in tutto il mondo che per costruire edifici sicuri ci vogliono “solide fondamenta” ma se queste poggiano su cavità cedevole che senso ha per esempio adottare tecniche antisismiche?

C’è il rischio che la casa non crolli ma... sprofondi. Ci sarebbe da ridere se non fosse una vicenda drammaticamente serie.

Avviene a Barisciano, L'Aquila, dove quasi tutte le abitazioni della zona si trovano sotto un reticolo di grotte, evidenziato anche nelle relazioni geologiche eseguite dopo il sisma.

Si tratta di straordinarie cavità naturali sulle quali furono costruite numerose case. Il terremoto ha fatto danni, tanti e a distanza di quasi 8 anni si deve ancora terminare di ricostruire.

In alcuni casi queste cavità sono situate al di sotto di aggregati classificati B, già riparati, per i quali non si è provveduto, magari ignorandone l’esistenza, alla messa in sicurezza.

Dunque se da un lato si è speso per rispettare tutte le norme antisismiche, dall’altro si è tralasciato un particolare importantissimo, quello della tenuta del sottosuolo. Verrebbe da dire che dopo la tragedia del terremoto qui si è imparato molto poco e sulla sicurezza pare si deroghi ancora molto.

Eppure il Comune, con il sindaco Francesco Di Paolo,  vuole andare avanti a tutti i costi, vuole ricostruire le case "dov'erano e com'erano", nonostante la richiesta di chi viveva sopra il reticolo di grotte.

Già nel 2014 i residenti avevano investito del problema il prefetto de L'Aquila, Francesco Alecci, per chiedere di intervenire e fermare l’inutile spreco di soldi. Tre anni dopo è ancora stallo totale.

Certo chi vuole andare avanti sostiene che le grotte stanno lì da sempre e le case sopra ci sono sempre state. Vero ma in parte...



«ABBIAMO INCASSATO SOLO NO»

Combatte ormai da anni una delle residenti in attesa della ricostruzione, Clara Camardese.

La sua casa è classificata “E” e fa parte dell’aggregato che tecnicamente viene indicato dalla dicitura ‘SM23’ composto da 24 edifici.

La donna a PrimaDaNoi.it spiega: «io non accetto il contributo pubblico perché sarebbe speso male. Abbiamo chiesto la delocalizzazione e ci hanno detto no, abbiamo chiesto la casa equivalente ed è arrivato un altro no. Abbiamo chiesto la sostituzione edilizia, si sarebbero risparmiati tantissimi soldi statali e invece ancora una volta abbiamo dovuto incassare un no».

I residenti hanno paura anche perché gli esperti hanno certificato che la situazione lì sotto è in evoluzione.

Un fatto visibile anche ad occhio nudo, come racconta Camardese:  «nelle strade si sono aperte voragini spaventose. Richiusa una se ne apre un'altra. Il centro storico, dove c’è la mia prima casa, è un colabrodo. Perché il sindaco è contro di noi? A chi abbiamo fatto male per meritarci tutto questo?»

Adesso il difensore civico Fabrizio Di Carlo ha bloccato i lavori fin quando il sindaco non si deciderà a fare il Pai, il piano di assetto idrogeologico.

«Il sindaco ha bloccato anche il mio aggregato», conferma Camardese, «ma di fare il Pai non ne vuole sapere. Continua con le sue assurdità rispondendo che il sottosuolo è buono che è sicuro».


 


LA RELAZIONE DELL’ESPERTO

 Ma a smentire la visione del primo cittadino, «è tutto sicuro», c’è una relazione del settembre scorso  del professor Antonio Moretti, responsabile del Laboratorio di Geologia e Sismologia che ha eseguito un sopralluogo nei sotterranei degli aggregati da ricostruire.

Il “rottone” di pertinenza del consorzio SM23, quello di Camardese, già analizzato dal Laboratorio nel 2012, ha evidenziato, rispetto all’anno del primo rilevamento, «un importante fenomeno di crollo lungo l’asse principale del sotterraneo».

Il professore spiega che  il crollo ha interessato una porzione della cavità attraversata «da un sistema di fratture tettoniche e piccole faglie, la cui instabilità era già stata segnalata nella relazione del 2012».

Il volume del crollo è stato stimato in alcune decine di metri cubi ed ha comportato uno scavernamento della volta di circa 1-1,5 metri nella zona apicale.

«Il crollo, così come altri distacchi di minore entità riscontrati negli altri ambienti sotterranei è da addebitarsi al progressivo deterioramento del sedimento marnoso-argilloso nel quale sono stati scavati i rottoni, prevalentemente ad opera dell’infiltrazione lungo le fratture di acque superficiali, provenienti da fognature od impermeabilizzazioni male eseguite sul soprastante piano stradale», scrive il tecnico.



QUI CROLLANO LE GROTTE

Sempre Moretti non esclude che il fenomeno sia stato aggravato dal terremoto del 24 agosto 2016.

Resta l’incognita di cosa sia accaduto dopo le scosse del 30 ottobre e del 18 gennaio scorsi, eventi sismici successivi alla relazione geologica citata.

Il professore spiega ancora: «perdurando lo stato di incuria e l’infiltrazione delle acque, lo stato di stabilità si aggraverà progressivamente mettendo in serio pericolo l’edificato soprastante».

Altri distacchi sono stati riscontrati anche sotto l’aggregato 3SM. Si parla di «blocchi di notevoli dimensioni» e in alcuni casi il crollo ha interessato i pilastri laterali che sostenevano la volta principale, la quale nel momento del sopralluogo (settembre 2016) si trovava «in condizioni di stabilità molto precarie, lasciando prevedere a breve uno o più crolli di entità difficilmente valutabili ma probabilmente anche maggiori dell’attuale».

Insomma, una situazione assai critica ben nota anche all’’Ufficio speciale per la ricostruzione dei comuni del cratere che ha riconosciuto la pericolosità della rete di cunicoli.

Dunque pare ovvio che se lì si vuole ricostruire sarebbe necessario ristrutturare tutto l’ambiente o spostarsi direttamente altrove. Appare di sicuro una follia spendere milioni di euro per riparare case che sorgono sopra cavità naturali che non sono state messe in sicurezza.




SI ASPETTA L’ULTIMA PAROLA

Intanto mentre il Provveditorato interregionale delle opere pubbliche dell'Aquila si è tirato fuori sostenendo che le problematiche legate alla ricostruzione privata siano al di fuori delle proprie competenze, lo scorso 2 febbraio il difensore civico ha scritto al sindaco di Barisciano e al Dirigente dell'Ufficio speciale per la ricostruzione dei Comuni del cratere per chiedere di fare in fretta e aggiornare il Piano stralcio di bacino per l'assetto idrogeologico.

 

Ma il difensore civico ha rivolto un appello anche all'Istituto nazionale di geologia e vulcanologia e all'Università dell'Aquila, dunque al professor Moretti, ai quali ha chiesto di far conoscere se allo stato attuale sia possibile, «sia sotto l'aspetto scientifico- tecnico e normativo, sia ai fini della salvaguardia della sicurezza delle persone e delle cose, costruire o ricostruire sopra alle aree interessate dai grottoni sotterranei».

 

Si aspetta una parola certa sul fatto se si possa costruire lì, in una zona ad alto livello di sismicità e con grosse cavità vecedevoli. Intanto la terra continua a tremare e fa paura.


Si può comprendere tutto ma non l’ostinazione di sottrarre precauzioni invece di aggiungerne dopo tutto quello che è accaduto.

Ma perchè signor sindaco?


Alessandra Lotti