10 ANNI

Bussi un secolo di vergogne: e sono 10 anni dalla “scoperta” della megadiscarica dei veleni

Nel 2007 i veleni e la paura della contaminazione sembravano gli unici problemi ma non era così

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BUSSI. il  12 marzo 2017 si commemora  il decennale del sequestro della Discarica "Tremonti" a Bussi. Il 12 marzo 2007 la Forestale del Comandante Guido Conti disvelò agli abruzzesi una realtà durissima.

Quell’Abruzzo decantato per decenni come “isola felice” o “regione verde d'Europa” morì in  quell'istante, sepolto da veleni, omertà e connivenze a tutti i livelli, condizioni indispensabili affinché il grande scandalo dei veleni di Bussi potesse perpetrarsi per così tanto tempo.

Basterebbe fermarsi soltanto a riflettere sul fatto che nel 2007 si scoprì una megadiscarica di cui si era persa memoria e che gli stessi forestali dovettero individuare solo attraverso pochissime testimonianze di residenti particolarmente civili che non ebbero paura a raccontare e a ricordare.  Eppure si trattava di discariche autorizzate dalle autorità della Prima Repubblica, censite in centinaia di documenti pubblici e ufficiali.

Eppure nessuno si accorse per decenni che dentro quelle buche venivano interrati pericolosissimi veleni e non inerti come scritto sulle carte.  Un buio dell'anima e della coscienza che annebbia le menti persino di chi vive in quella terra  e di molti amministratori pubblici che si sono dimostrati negli anni fin troppo teneri con la grande multinazionale, la Montedison, che a Bussi c'era prima di tutti noi e che offriva lavoro all’intero paese e tanti veleni.

Una brutta storia fatta di silenzi e di paure che, però, non sarebbero bastati se in tutto questo non vi fosse stata anche una dose eccessiva di commistioni e connivenze tra  il colosso della chimica ed i piccoli amministratori locali.

Quando intorno al 2000 la Montedison sbaraccò cadde  un velo sulla sua storia e sul passato  trascorso  a fare chimica alla confluenza dei fiumi Tirino e Pescara.  

Nel 2001 il passaggio di consegne alla Solvay che acquistò parte dello stabilimento storico della Montedison la quale commise l' imperdonabile leggerezza di non lasciare i terreni bonificati e di lasciare scatoloni pieni di documenti che raccontavano la storia dei veleni dall’interno della fabbrica.

Su quei documenti scelti e selezionati dalla Solvay si è fondata l' inchiesta penale della Procura di Pescara culminata nel 2014 in una sentenza di assoluzione e prescrizione, nonostante carte e documenti sembravano provare la consapevolezza dei veleni e dell’inquinamento e la volontà di non far sapere quali fossero i reali livelli di contaminazione

Quella sentenza è stata di recente ribaltata in secondo grado e si attendono le motivazioni.


100 ANNI DI VELENI

Bussi è stato da sempre considerato un sito interessante grazie all'acqua, così nel 1901 la società Franco-Svizzera di Elettricità, divenuta poi Società Italiana di Elettrochimica, ottenne la concessione di installare impianti per la produzione di cloro, sfruttando il fiume sia per il fabbisogno di acqua dell'industria stessa che per la produzione di energia elettrica.

Nel 1907 Bussi rappresenta la prima produzione in Italia dell'Alluminio con il metodo Elettrochimico, utilizzando la Bauxite di Lecce dei Marsi.

Dopo la Prima Guerra Mondiale il polo industriale si concentra sulla produzione di Ferro-Silicio (corazze per le navi), Clorati (per esplosivi), Fosgene (da Tetracloruro di Carbonio per gas asfissianti), Ioduro e Cloruro di Benzile (gas irritanti e lacrimogeni), Acido Benzoico (irritanti).

Nel dopoguerra, dopo un periodo in discesa, Bussi torna protagonista nel panorama della chimica nazionale con idrogeno e azoto, (da qui arrivò l'idrogeno che permise al dirigibile "Norge" e al comandante Nobile di raggiungere il Polo Nord).


Nel 1921 la svolta definitiva per Bussi Officine con la "Società Elettrochimica Novarese" che porta alla completa industrializzazione dell'Alta Val Pescara.

Secondo alcune testimonianze si sarebbe prodotto intorno al 1930 anche l'Iprite, il gas nervino che provocava ustioni terribili e distruzione delle cellule.

Era stata messa al bando dalla Convenzione di Ginevra fin dal 1925 conosciuto anche come «gas mostarda», impiegato secondo alcuni studiosi anche da Mussolini nella guerra d'Etiopia.

Negli anni '30 gli impianti passarono sotto la gestione della Montecatini che dal 1960 concentrò lo sfruttamento degli impianti per la produzione di cloro, clorometani, cloruro ammonico, piombo tetraetile e trielina.

Nel luglio del 1966 venne costituita la SIAC (Società Italiana Additivi per Carburanti) che assunse, nel gennaio del 1967, la gestione del settore produttivo piombo-alchili di Bussi; contemporaneamente il 50% del capitale della SIAC venne acquisito dalla Associated Octel Company di Londra e da questa joint-venture trasse notevole impulso la produzione di piombo tetraetile e poi quella di piombo tetrametile, cessata nel 1993 a seguito dell'espansione del consumo di benzine senza piombo.

Nel 1975 fu realizzato l'impianto per la produzione di metasilicato di sodio, tra il 1989 e il 1994 furono potenziati gli impianto per l'acqua ossigenata e per il clorometano, fu avviato un nuovo impianto per il cloruro di metile, per il perborato di sodio e per il di silicato, nel 1995 fu installato un nuovo impianto per la produzione di detergenti domestici con la caratteristica di esercitare a freddo l'effetto sbiancante a cui si uniscono le proprietà battericide.



50 ANNI DI ALLARMI E CONSAPEVOLEZZE IGNORATE

Già nel 1970 si parlava di contaminazioni molto pericolose con mercurio nei capelli dei pescatori e nei pesci in concentrazioni elevate.

Nel 1976 la Montedison sapeva di veleni e contaminazioni e cercava di filtrare e distorcere informazioni se non falsificarle in toto per non “creare allarme sociale”.


Lo smaltimento degli scarti industriali non è mai stato un problema per moltisismi decenni: si gettavano nel fiume o si interravano senza troppi problemi; certo non c’era la sensibilità ambientale ma qui si è andato oltre si è preferito buttare i veleni sotto il tappeto di casa propria tanto poi agli indigeni si raccontava tutta un’altra storia che si sono sempre bevuta, proprio come l’acqua avvelenata (ma non abbastanza) .

Secondo la ricostruzione dell’inchiesta ci furono sversamenti per 44 anni.


Poi quando non fu possibile più disfarsene a costo zero (per Montedison) ci si informò su altri territori come la Romania

Nel 1992 ancora un altro allarme ignorato sull’inquinamento del fiume con le istituzioni che continuano a guardare e la politica che strizza tutti e due gli occhi a Montedison.



L’ACQUA AVVELENATA E I POZZI  

Accanto alla storia del disastro ambientale c’è quello della contaminazione delle falde acquifere. Mentre tutto questo accadeva -tra gli anni ‘50 e ‘80- gli amministratori locali decisero di scavare nuovi pozzi di captazione di acqua da distribuire nell’acquedotto a poche centinaia di metri dal polo di Bussi e più a valle.

Era la fine degli anni 80 e la memoria era viva così come il polo chimico eppure a nessuno venne in mente che prelevare proprio lì acqua da distribuire a 500mila persone della vallata potesse essere pericoloso.

Così fu. Gli enti monitoravano di continuo e in parte sapevano che l’acqua non era del tutto pura, si spesero milioni per filtrarla ma si peggiorò la situazione e nel frattempo alla popolazione non venne detto mai nulla.

L’acqua conteneva sostanze tossiche e per abbassare il potenziale dei veleni la si diluì con una pratica che in nessuna parte del mondo si può definire “buona”. Così formalmente non ci fu avvelenamento perchè i limiti non vennero mai superati pur distribuendo acqua e veleni ma senza adoperarsi per risolvere il problema alla… fonte.

Il Wwf allora scoprì che già dal 2004 gli enti sapevano e si riunivano in segreto per discutere dell’acqua avvelenata.

Come fu possibile mantenere un segreto per così tanto tempo?

In effetti fu un gioco da ragazzi se si considerano tutti i misteri ed i segreti che ancora avvolgono l’universo Bussi.


Una serie di documenti inchiodò la gestione pubblica dell’acqua proprio mentre si iniziava a parlare di “partito dell’acqua”... ma non successe granchè nonostante quell’acqua l’avessero bevuta migliaia di persone.


UN DECENNIO DI INERZIE E BRUTTA POLITICA

Scoppiato lo scandalo, passano gli anni tra indagini ed un processo che assume le sembianze di una partita a tennis infinita per i rimpalli tra udienze, competenze e giudici.

Nel frattempo la legge obbliga la bonifica in capo agli inquinatori ma anche in questo caso le istituzioni e la politica non sono stati in grado di tutelare la salute pubblica e la salubrità dell’ambiente di un vasto territorio.

Tra silenzi, opacità, smania di spendere milioni e risorse pubbliche, lobbies, interessi occulti e pressioni politiche varie è andata in scena un decennio di sostanziale inerzia sulla pelle degli abruzzesi che in questa storia sono stati presi in giro reiteratamente.



LA BONIFICA MANCATA

Il Forum H2o intende ricordare e commemorare la riscoperta delle discariche chiedendo un riconoscimento pubblico all'Assessore del Comune di Pescara Giovanni Contratti, che nel 1972 denunciò l'inquinamento, per primo e solo, parlando attraverso i due giornali locali del tempo e ingaggiando una guerra persa in partenza nella quale nessuna istituzione lo seguì.

Uno dei pochissimi politici con la schiena dritta che si possa citare in questa storia con l’immancabile beffa italiana di essere stato dimenticato e cancellato dalla storia tanto che nel 2013 quando PrimaDaNoi.it ne parlò per prima, sul web non c’erano tracce di quel politico.

Il Forum accusa anche oggi la «Vergognosa la fuoriuscita di veleni che avviene tuttora, vergognoso il ritardo della Provincia di Pescara nell'individuazione amministrativa dei responsabili della contaminazione. In realtà oggi vogliamo tornare a denunciare che a 10 anni dal sequestro i dati dell'ARTA ci dicono che i veleni continuano a fuoriuscire dal sito industriale, dalla discarica Tremonti e dalle discariche 2A e 2B (sequestrate nel 2007 poco dopo la Tremonti e risequestrate nel 2013). Su queste ultime ci si può ancora camminare sopra, non sono riusciti a posizionare neanche una transenna»



Secondo il Forum H2o è «una  vera e propria vergogna, che sta provocando il peggioramento della condizione di inquinamento. La concentrazione di Cloruro di Vinile, un cancerogeno accertato per l'uomo, nella falda sotto la Tremonti è passata da 136 volte i limiti di legge nel 2007 a 2.080 volte nel 2014. Addirittura l'1,1 dicloroetilene da 29.800 volte a 140.000. Nei piezometri a valle della discarica e del sito industriale che servono a monitorare la falda, alla confluenza tra fiume Tirino e fiume Pescara, nel 2016 l'esacloroetano era 5.710 volte superiore ai limiti di legge. Il Cloruro di Vinile 448 volte».

Le accuse del Forum H2o sono dirette e precise anche verso la Provincia di Pescara che è l’ente che per legge dovrebbe individuare il soggetto da obbligare per bonificare, cioè l’inquinatore o il proprietario dell’area.

Cosa che in 10 anni non è stata fatta.