PASSATO SEPOLTO

Hotel Rigopiano, una valanga di sviste: legge inapplicata e la commissione dimenticata /1

Una storia segnata da superficialità per una strage che si doveva evitare

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RIGOPIANO. Verso le 16.50 del 18 gennaio 2017 una slavina che viaggia a 100 chilometri all’ora mette fine all’Hotel Gran Sasso di Rigopiano. Cancellato l’albergo di lusso, la spa, la piscina, il giardino. Cancellati in un istante 29 vite, spezzate da un destino incomprensibile, dalla “natura matrigna” e dalla superficialità umana e di chi avrebbe dovuto impedire questa atroce strage.

E più si scava nella storia di questo albergo a 1200 metri alle pendici del Gran Sasso, sul versante pescarese, più si scoprono indizi di presunte sviste, mancati controlli, omissioni, ognuna delle quali -e per propria quota- ha contribuito anche in minima parte a questo immenso dolore.

E nel passato dell’Hotel Rigopiano c’è la storia dell’Abruzzo, forte e gentile ma anche tranquillo, silenzioso e montano, dove si può fare molto perchè così lontani dai riflettori.

Dopo la strage, invece, tutti i riflettori del mondo sono puntati su Farindola, su contrada Rigopiano e sulle istituzioni pubbliche che hanno favorito quell’iniziativa imprenditoriale e turistica che forse, forse, forse lì non poteva nascere.

Quando la slavina cade la strada provinciale numero 8 che collega Rigopiano a Farindola è bloccata da oltre un metro e mezzo di neve. Il giorno prima, il 17, la strada innevata era percorribile anche senza catene, come ha raccontato Stefano Feniello al papà. Dalla sera la neve copiosa è scesa in fretta, la notte ha praticamente bloccato tutto.

La mattina del 18 i 28 ospiti dell’albergo iniziano a preoccuparsi per la neve ma dopo le 10.24 la situazione si fa pesante perchè nel giro di tre ore vengono avvertite tre scosse di terremoto molto forti che mettono tanta paura. Tutti fanno il check out, preparano le valigie, le caricano anche in macchina, montano le catene alle auto. Sono tutti nella hall e negli ambienti limitrofi ma non si va via. C’è anche chi piange per la paura, come ha raccontato la sopravvissuta Giorgia Galassi. Chi si mette fuori al freddo per paura che tutto crolli.

La strada è bloccata: sono tutti prigionieri in un carcere a 1200 metri che diventerà la tomba per i più.

Alle 7 di quel mattino la prima richiesta alla Provincia di Pescara della turbina che non arriverà mai. Gli spazzaneve -quelli che ammucchiano la neve ai lati della strada- non servono più e non ce la fanno perchè la neve è troppa.

Sono tutti bloccati, imprigionati, sequestrati fino alla morte.

Era davvero inevitabile?



LA LEGGE C’E’ MA NON SI APPLICA

In questa storia le omissioni e le superficialità delle istituzioni vengono messi in estremo risalto per le atroci conseguenze che comportano. Persino una legge che c’è ma non viene applicata può avere il suo enorme rilievo.

E’ il caso della legge 47/92, dove per “92” si intende il 1992, l’anno di entrata in vigore della legge della Regione Abruzzo che già nel suo titolo dice tutto: «Norme per la previsione e la prevenzione dei rischi da valanga».

Visto quello che è successo c’è il sospetto che qualcosa nella «previsione» e «prevenzione» non abbia funzionato.

Quella legge da 25 anni prevede una mappa del rischio valanghe in Abruzzo che non è mai stata approntata perchè da 25 anni «mancano i soldi», cioè la politica da tutto questo tempo non è riuscita a trovare una manciata di soldi per creare uno strumento di conoscenza del territorio per la prevenzione. Difficile crederlo al netto di debiti miliardari accumulati proprio in questo tempo con una serie infinita di spese ingenti e poco utili a tutti.

Eppure è scritto nero su bianco proprio nella pagina che illustra gli obblighi della legge.

Nel 2014 una delibera approvata dalla giunta di Gianni Chiodi individuava il responsabile del procedimento nel funzionario Sabatino Belmaggio per la redazione della carta storica delle valanghe.

Dal 2014 non c’è tempo per la mappa ma Belmaggio non è un tipo lento, anzi, viene premiato nel 2015 dal governatore D’Alfonso proprio per la sua celerità: aver predisposto tutte le carte in tempo record per la deliberazione dello stato di emergenza in seguito agli eventi meteorologici del 5 e 6 marzo 2015 ed aver inviato le carte a Palazzo Chigi.

In realtà Belmaggio meriterebbe persino un altro encomio perchè -dice- «ho approvato il catasto storico delle valanghe 1957-2013 consultabile on line sul geoportale (dgr 170/2014) e ad aprile 2016 dopo 25 anni dalla legge ho approvato con solo 40mila euro a disposizione il primo lotto della carta localizzazione valanghe imposto da una legge del 1992. Poi ho fatto anche la relazione sullo stato di emergenza. E poi nel 2015 ho anche impegnato 43mila euro per il secondo lotto. Da aprile 2016 ho un altro incarico».

Tutto sommato, dunque, sembra di capire che non servivano tutti questi milioni di euro….

Non si può nemmeno dire che per la Regione la questione valanghe non sia importante. Anzi, nell’incipit della sezione dedicata alla Protezione civile del sito istituzionale si legge: «L'insidia più temibile della montagna durante l'inverno e la primavera è rappresentata dalle valanghe».

Alle tante parole però seguono meno fatti, molti dei quali imposti dalla legge del 1992.

Il 17 è il numero che ricorre perchè tra i tanti articoli c’è quello che prevede persino “commissioni comunali per il rischio valanghe”.

Si legge:

« Nei Comuni con territori interessati da rischio da valanghe, le ordinanze di cui agli artt. 15 e 16 sono emesse dal Sindaco, dopo aver sentito, salvi i casi di urgenza, il parere di apposita Commissione di Comuni singoli o associati per la prevenzione dei rischi da valanghe.

2. Della suddetta Commissione, da costituirsi con delibera della Giunta comunale, fanno parte:

a) il funzionario preposto all'Ufficio tecnico comunale, che svolge anche le funzioni di segretario;

b) il responsabile della stazione forestale competente per territorio;

c) la guardia boschiva comunale, qualora sussista il posto nell'organico del Comune;

d) un esperto in materia di valanghe, designato dal Sindaco;

e) un esperto in materia di valanghe, designato dal Corpo nazionale soccorso alpino del C.A.I.;

f) un esperto in materia di valanghe, designato dal Collegio regionale delle guide alpine.

In pratica è la commissione che vigila sul territorio comunale e stabilisce quali sono le zone a rischio facendo poi intervenire il sindaco che può ordinare gli sgomberi in casi particolari.


LA COMMISSIONE VALANGHE SI E’ SQUAGLIATA

La domanda allora può essere: a Farindola la commissione valanghe c’è? Se sì, si è riunita dall’inizio dell’anno? Se sì, che cosa ha prescritto?

Bisogna dire che di “commissioni valanghe” imposte dalla legge 1992 in Abruzzo ce ne sono poche e si riuniscono in una manciata di comuni non sempre e non regolarmente, chissà poi perchè.

In realtà sembrerebbe che per periodi molto lunghi ci si dimentichi di questi obblighi che risbucano invece solo in caso di eventi luttuosi come per esempio qualche incidente sulle piste da sci…

Possiamo dire di certo che tra i comuni obbligati a costituire la commissione valanghe c’era anche Farindola, comune montano dove d’inverno, da sempre, fa tanta neve…

Le amministrazioni comunali degli anni 2000 di Farindola hanno costituito e fatto funzionare -anche se sporadicamente- la commissione almeno fino al 2005. Di certo una delibera di giunta del 1999 ne istituiva la sua costituzione.

Nel 2005 ci furono abbondanti nevicate anche nella zona di Penne creando -ieri come oggi- disagi alla circolazione stradale.

La neve fu abbondante in montagna, ma anche a Farindola la situazione rimase sotto controllo. Tanto che il sindaco Massimiliano Giancaterino non dispose nemmeno la chiusura delle scuole.

La situazione più preoccupante venne individuata già 12 anni fa nella zona che riguarda la strada provinciale che da Rigopiano porta a Vado Sole e a Fonte Vetica, sull'altipiano di Campo Imperatore.

La stessa provinciale bloccata il 18 gennaio 2017.

Ma quell’anno, il 2005, si riunì l’organismo che doveva sovrintendere al rischio valanghe e stabilire se ci fosse bisogno di ordinanze di sgombero.

Nel 2005 la commissione valanghe di Farindola era composto dal sindaco, Antonio Crocetta del Soccorso alpino, Antonino Fracassi del Cai e Alberto Giancaterino della Provincia.

All’ordine del giorno della commissione: la chiusura della provinciale. Allora lì c’era «un forte rischio di valanghe lungo la strada».



L’OBLIO DELLE VALANGHE

Un punto fermo, dunque, lo possiamo mettere: a Farindola nel 2005 c’era una commissione apposita sul rischio valanghe ma c’era anche un pericolo accertato e certificato dall’organismo istituzionale.

Ma che fine ha fatto quella commissione? Perchè è sparita dai radar e dai documenti amministrativi? Perchè da anni non si riunisce più? Chi aveva l’obbligo di convocarle?

Ma soprattutto perchè non si è riunita dall’inizio del 2017, quando avrebbe potuto predisporre, in presenza di un pericolo valanghe 4 su una scala di 5 lanciato dal servizio pubblico Meteomont, la chiusura della provinciale e dell’albergo Rigopiano? I bollettini già parlavano di precipitazione nevose fuori dall’ordinario.

Come è stato possibile che tutti gli amministratori, di ogni livello, si siano dimenticati della commissione comunale?

Quando si avviano le pratiche per la grande ristrutturazione dell’hotel Rigopiano sono i mesi in cui si riunisce per l’ultima volta la commissione.

Quando giungono ad approvazione ed in discussione nel consiglio comunale di Farindola le autorizzazioni all’ampliamento dell’hotel e la variante al piano regolatore già nessuno si ricorda più della commissione comunale sul rischio valanghe.

Ed il progetto viene approvato tra la gioia della politica locale e non solo.



Alessandro Biancardi