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Fratelli d’Italia: «risolviamo il problema dell’accattonaggio a Teramo»

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TERAMO. E' ormai diventata una vera e propria piaga cittadina quella dell'accattonaggio che in alcuni casi non si limita semplicemente ad una mera richiesta di natura economica ma diventa molesto nel caso in cui vi sia di mezzo la vendita di svariati prodotti magari di dubbia provenienza.

Il dirigente provinciale del partito Fratelli d’Italia- An, Federico Carboni, sottolinea: «il fenomeno dell'accattonaggio nell'intero Comune di Teramo non si è mai arrestato ma sta diventando veramente esasperante nonostante l'ordinanza emanata dal Sindaco due anni fa alla quale però non sono poi seguite particolari azioni di prevenzione e contrasto».

Carboni inoltre descrive quello che quotidianamente accade: «E' assurdo, passeggiando per il centro e non solo, imbattersi in diverse postazioni, occupate da persone che bivaccano o chiedono l'elemosina – continua il dirigente provinciale – senza poi considerare che queste persone si impadroniscono ad esempio delle entrate dei supermercati, sfruttando anche l'innocenza dei bambini cosa che comporta reato secondo la legge n. 228 dell'11 agosto 2003, oppure mi vengono in mente i parcheggi pubblici, è una presenza ossessiva che può rappresentare anche un pericolo per la sicurezza della collettività» .

Fratelli d'Italia – AN denuncia l’accattonaggio dei venditori molesti e non quello di chi è davvero indigente.

Le soluzioni?

«Il semplice allontanamento, che comunque avviene di rado, non funziona e non è la cosa migliore considerando i mezzi limitati con i quali possono operare le forze dell'ordine. Serve un'azione sul campo più decisa e continuativa, nel rispetto ovviamente della dignità umana».

Come far rispettare allora l'ordinanza?

«Il Sindaco dovrebbe compiere un ulteriore sforzo istituendo in primo luogo un nuovo tavolo operativo con il Comando della Polizia Municipale ed ovviamente con la Questura condividendo così le strategie di intervento più efficaci che non si limitino al semplice allontanamento ma possano arrivare direttamente a chi gestisce questi individui e nello specifico al racket che vi è dietro di loro – prosegue Carboni - auspichiamo per questo che vi sia un'integrazione della precedente ordinanza, come avvenuto anche in altri comuni italiani, al fine di agevolare il lavoro delle autorità di pubblica sicurezza affinché accertando la presenza di tali individui possano provvedere all'identificazione, al sequestro dell'eventuale merce e nel caso tale violazione fosse reiterata, essendo nelle giuste condizioni, possano allontanarli in maniera permanente dal territorio comunale» conclude Carboni.