LA SCOPERTA

Speleologi scoprono fossa comune in Macedonia, forse suicidio di massa

Nella spedizione anche un abruzzese

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CHIETI. Speleologi italiani scoprono una misteriosa grotta piena di teschi ed ossa umane in Macedonia.

Il sito è tornato alla luce grazie ad una spedizione tutta italiana alla quale ha preso parte anche l’abruzzese, Alberto Di Fabio, dello Speleo Club Chieti.

Le autorità macedoni si sono attivate per la protezione del luogo.

Quella che doveva essere una pre-spedizione che aveva l’obiettivo di effettuare verifiche carsiche di superficie, ed allacciare rapporti con Gruppi Speleo e le autorità locali per future esplorazioni, ha avuto risvolti inimmaginabili. Otto speleologi italiani si sono resi protagonisti di un importante ritrovamento in Macedonia; si sono addentrati in una cavità naturale che custodisce una cinquantina di crani e numerose ossa umane.

Tra gli speleologi che hanno partecipato alla spedizione organizzata dal Centro di Speleologia Montelago, capitanato da Daniele Ferranti, anche l’abruzzese Alberto di Fabio, socio dello Speleo Club Chieti, Aquilano di adozione ma di origini lancianesi.

Il gruppo è partito il 16 Agosto fiducioso del fatto che tutte le indagini condotte a tavolino, e lo studio delle immagini satellitari, evidenziassero un territorio molto interessante che presentava evidenti segni di carsismo superficiale; l’attenzione del gruppo si è focalizzata sugli altopiani del Parco Nazionale di Mavrovo, situato nella parte ovest della Nazione a confine con l’Albania, dove non risultavano notizie di cavità rilevanti.

I risultati non hanno tardato ad arrivare: già dalle primissime esplorazioni sono emerse numerose cavità naturali, alcune delle quali molto importanti da un punto di vista speleologico.

La presenza degli speleologi ha suscitato grande curiosità ed entusiasmo da parte delle autorità locali e di alcuni esponenti del governo con i quali si sono susseguiti numerosi incontri per pianificare alcune attività congiunte.

Tra queste la possibilità di esplorare un luogo che da sempre è circondato da un alone di mistero.

Come spesso accade le leggende legate alle grotte sono molto fantasiose ed il più delle volte prive di ogni fondamento ma questa volta gli speleologi, una volta entrati, hanno stentato a credere a quanto si è presentato ai loro occhi: dislocati lungo una condotta naturale lunga circa 50 metri, hanno trovato un numero indescrivibile di ossa umane e hanno contato una cinquantina crani, alcuni dei quali appoggiati sulla roccia, altri giacenti sul terreno, altri ancora parzialmente ricoperti dal fango. La disposizione di alcuni di essi, e la presenza di alcune piccole tracce di cera sulla roccia, hanno lasciato intendere che qualcuno fosse già entrato nella grotta, con ogni probabilità cercatori d’oro.

Il pavimento era ricoperto da uno spesso e compatto strato di fango e sedimenti dai quali sono emerse ovunque ossa umane, alcune di esse coinvolte in fenomeni di concrezionamento.

Lo stato di conservazione dei reperti ossei è molto differente e non essendoci esperti nel gruppo, gli speleologi si sono limitati ad effettuare una documentazione fotografica facendo ben attenzione a non danneggiare ed inquinare il sito per non compromettere in alcun modo nessun studio specifico futuro.

Si ipotizza che i reperti possano appartenere a periodi storici differenti, stratificati uno sull’altro, ma solo a seguito di un’investigazione accurata e sistematica si potranno avere maggiori delucidazioni.

Gli abitanti del luogo narrano di racconti legati al luogo che fanno riferimento ad un suicidio di massa di un considerevole numero di donne che si tolsero la vita buttandosi dentro alcuni pozzi naturali per non cedere alla dominazione ottomana (il periodo storico corrispondente è intorno al 1400).

Oggi il sito è presidiato dalla polizia per evitare che, a causa del clamore suscitato dal ritrovamento, vi possano essere visite non autorizzate che possano arrecare danneggiamenti.

Le autorità locali hanno incaricato ufficialmente gli speleologi italiani di approfondire la questione, coinvolgendo quanto prima istituti e ricercatori qualificati.