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Pescara: divieto di balneazione, tutti al mare (bambini e senatore Razzi compresi)

Che sia l’effetto della confusione creata sulla balneabilità del mare pescarese?

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PESCARA. L’acqua a Pescara è pulita, lo dice il consigliere-balneatore Riccardo Padovano, lo hanno ribadito sindaco e vicesindaco ieri (oggi sui giornali di carta).

E allora tutti al mare.

Ma c’è un “ma” grosso quanto un... cartello di divieto, evidentemente non abbastanza grande per essere visto.

Eppure c’è scritto ‘divieto temporaneo di balneazione’: il cartello campeggia in bella vista a pochi metri dalla linea della battigia in zona via Galilei ma pare che nessuno lo veda.

Una nostra solerte lettrice dalla sua postazione ombreggiata ci invia le foto scattate alle 12.30 di oggi di un solitario senatore Antonio Razzi che passeggia bagnato sulla riva ad un paio di metri dal divieto.

Ha appena fatto il bagno?

Senatore… senatore… Ma allora proprio lei infrange una regola ed un divieto emanato dalla principale autorità che tiene anche alla sua salute? Proprio lei che dovrebbe dare il buon esempio e rispettare le leggi?

Ma siamo certi che il senatore Razzi si sia bagnato la folta chioma sotto la doccia ed i piedi passeggiando sulla battigia ma il bagno non lo ha fatto...

Purtroppo, però, eventualmente il senatore Razzi non sarebbe l’unico anzi c’è un sacco di gente che oggi ha fatto il bagno in costanza di divieto.

Persino nelle foto si  vedono chiaramente altri bagnanti, tra cui bambini, ‘a mollo’.

Il divieto -questa volta- c’è ma chi controlla che venga rispettato?

Di certo le rassicurazioni istituzionali di sindaco e vice sindaco potrebbero aver creato qualche fraintendimento o creato eccessiva sicurezza in quei bagnanti che non hanno fatto caso (Colpevolmente) al cartello.

Ma poi è chiaro che sono in molti quelli che se ne fregano…

Per quanto riguarda il controllo sui divieti non sarebbe male se i vigili -che sono in giro questa mattina a fare multe a chi parcheggia in divieto di sosta per andare a mare- verificassero anche il rispetto delle ordinanze magari scoprirebbero persino che quelli che se ne fregano del codice sono gli stessi che infrangono i divieti (a loro rischio e pericolo).