L'INCHIESTA

Depuratore Pescara, la verità sull’inquinamento: da sempre fogna in mare quando piove

Ampliamento e adeguamento previsto nel 2006 nel contratto mai onorato con Di Vincenzo

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PESCARA. La verità sull’inquinamento di fiume e mare a Pescara è tanto sconvolgente quanto disarmante  ed è strettamente legata a filo doppio alla pessima amministrazione degli enti pubblici a vari livelli.

Amministratori piazzati dalla politica, incompetenti,  senza scrupoli e inadeguati (anche accusati di corruzione) hanno creato di fatto le condizioni affinchè una società come l’Aca non venisse amministrata nell’interesse pubblico. E questo ha generato ripercussioni pesanti che escono fuori dalle carte della burocrazia e finiscono nel fiume, come la fogna di una intera città (più altri due comuni) che da sempre viene sversata appena piove.

Il fiume diventa una cloaca, il mare pericoloso e non balneabile, il turismo crolla ma la cosa più sconvolgente è che il fatto è ben conosciuto da tutti gli amministratori locali di ogni epoca che si sono occupati di servizio idrico.

Così le acque nere di fogna di 180mila persone dirette al depuratore vengono deviata direttamente nel fiume per preservare il depuratore stesso che, in presenza di una portata superiore a quella per cui è stato progettato, potrebbe corrompersi ed essere messo fuori uso per mesi.

Dunque se c’è il sole il depuratore è idoneo, se piove un pò di più, no.

Andrebbe dunque potenziato.

Ma niente paura perchè, grazie alla poderosa giunta di centrosinistra in Regione, all’Aca arriverà un fiume di finanziamenti: 19 mln di Fas, 8,5 mln dallo sblocca Italia e altre manciate di milioni qua e là grazie anche al Masterplan per una serie di lavori tra i quali si annovera anche il «potenziamento del depuratore di Pescara».

Uno potrebbe dire: vabè, finalmente si pone rimedio ad un problema che è stato scoperto da uno, due tre anni…



DEPURATORE INADEGUATO DA SEMPRE

No, l’inadeguatezza del depuratore è cosa nota da sempre tanto che nel 2006 l’Ato (l’ente d’ambito che dovrebbe controllare l’Aca e composto dagli stessi sindaci che però sono presenti anche in Aca) stipulò un controverso project financing con l’Ati Biofert-Di Vincenzo per la gestione e l’ampliamento proprio del depuratore. Controverso perchè i sospetti di pesanti illegittimità agitarono per anni le cronache con inchieste giudiziarie e sequestro del depuratore.

Eppure ii privati non eseguirono tutte le opere che si erano impegnati  a fare (18 mln di euro) ma nessuno glielo ha mai nemmeno contestato. Nè l’Ato, prima presieduta da Giorgio D’Ambrosio, poi commissariato dalla Regione, nè l’Aca da Bruno Catena a Ezio Di Cristoforo.

Così il tempo è passato con inchieste penali che hanno prodotto assoluzioni totali su tutti i fronti (l’inchiesta Fangopoli) sugellando il «corretto operato» di chi aveva messo in piedi quel rapporto così unico, oneroso e originale con Di Vincenzo tanto nefasto che l’attuale amministratore unico dell’Aca Vincenzo Di Baldassarre, coadiuvato dall’avvocato Sergio Della Rocca, la prima cosa che hanno fatto è chiudere il project financing con dieci anni di anticipo perchè «nato male e non sostenibile».



L’ACA MOROSA

L’Aca, tuttavia, smise di pagare i 3,5 mln di euro all’anno a Di Vincenzo per la gestione del depuratore che comunque è continuato senza interruzione  fino ad un ammontare di 9mln di euro, oggi inseriti  nel concordato e che sarà pagato al 60%.

Per questo Di Vincenzo da alcuni anni aveva avviato un arbitrato per contestare il mancato pagamento della depurazione, oltre ai danni  per oltre 20mln nei confronti di Ato e di Aca.

Non sembra che l’Aca abbia a sua volta contestato danni per la mancata esecuzione di opere vitali e necessarie per l’interesse pubblico.

Ora quel contenzioso è stato risolto consensualmente, anche con l’avallo del tribunale fallimentare, permettendo di cancellare tutte le pendenze tranne, come detto, i 9 mln di euro maturati.

Una situazione complessa che di certo non può essere semplificata troppo e che ha svariate pieghe, presupposti, attori e zone d’ombra ma, alla fine, non è così sbagliato dire che, se l’Aca fosse stata guidata da amministratori con una coscienza,  si sarebbe pagato regolarmente il dovuto a Biofert e  Di Vincenzo e,  probabilmente, costoro avrebbero eseguito le opere vitali inserite nel contratto.



NON IMPEDITO SVERSAMENTO COSTANTE DI FOGNA NEL FIUME

Questo avrebbe consentito di evitare circa 10 anni di sversamenti costanti di fogna in mare ogni volta che ha piovuto.

Non sembra una questione secondaria.

Anzi le implicazioni politiche ma anche giuridiche sono enormi ma non interessano come sempre nessuno.

Nemmeno la Regione che -come ha fatto infinite volte- ormai non si fa scrupolo alcuno di non accertare se vi siano state violazioni di norme per comprendere cosa e perchè abbia provocato disfunzioni gestionali così imponenti ma si limita puntualmente a ripianare. Come farà anche in questo caso intervenendo con altri milioni di euro che dovevano essere spesi dal privato così da poter destinare ad altre opere i milioni di oggi.


UNA STORIA CHE PARTE DA LONTANO

Ed il destino sembra sbeffeggiare gli abruzzesi ignari, distratti e con la memoria corta che non ricordano più come sul depuratore di Pescara  da oltre 40 anni la politica non ha avuto scrupoli.

Negli anni ‘80, 30 miliardi di lire finirono nel fangodotto realizzato e mai messo in funzione, nonostante i collaudi e mille dubbi che nessun giudice ha mai scandagliato con serietà.

Poi seguì una gestione affidata al privato e allo stesso Di Vincenzo che anni dopo, da solo e tra dubbi e accuse, rispose alla manifestazione di interesse dell’Ato, nel 2007, per la gestione trentennale che doveva scadere nel 2027.

Tutte storie che ben conosce proprio l’attuale presidente della Regione, Luciano D’Alfonso, che ha attraversato i decenni intervenendo marginalmente sulla vicenda prima come   Presidente della Provincia di Pescara  e poi come sindaco della città. E si arriva ad oggi dove si spera che con i nuovi finanziamenti si chiuda definitivamente questa pagina indecorosa.



CONTROLLORI CECHI

Sconfortante è stata l’assenza totale di controlli, da parte di chi avrebbe dovuto avere il dovere persino morale di fare qualcosa ed ha preferito l’inerzia e l’omertà per paura di toccare poteri troppo forti o ha scelto di costruirci sopra carriere.

Riassumendo: nel 2005 una operazione della Forestale segnala agli enti (tra cui Ato, Aca, Comune di Pescara) una mappa dettagliata di scarichi abusivi che inquinano il fiume. Le segnalazioni vengono ignorate se è vero che da un anno se ne sono (ri)scoperti a decine. Perchè quegli scarichi in dieci anni non sono stati disinnescati? Se si fosse fatto il fiume sarebbe davvero migliore oggi.

Nel frattempo nel 2006 si è firmato l’accordo con Di Vincenzo per la gestione e ampliamento del depuratore che prevedeva lavori per 18mln di euro di cui effettivamente realizzati per una piccolissima parte e nessuno che abbia mai preteso o controllato l’effettiva realizzazione.

Il depuratore è, dunque, rimasto  così com’era e com’è: inadeguato  per dieci anni.

Se quei lavori fossero stati fatti il fiume sarebbe di certo migliore di oggi ed il mare libero da pericoli.

E mentre tutto questo accadeva scoppiava lo scandalo legato alla (ri)scoperta della discarica di Bussi avvolto dall’immensa omertà che ha legato decine di enti che sapevano che l’Aca ha distribuito per anni acqua avvelenata miscelata con quella pura, per fare in modo di non superare i limiti imposti dalla legge. Peccato che il veleno è stato comunque distribuito consapevolmente da chi era tenuto a preservare non in questo modo la salute pubblica.

Il partito dell’acqua (ed i suoi fiancheggiatori diretti e indiretti, palesi e occulti), non si è limitato a spolpare  l’Aca ma ha anche distrutto e insozzato fiumi, mare e istituzioni grazie alla connivenza di centinaia di persone.

E quando sulla vostra spiaggia pescarese leggerete “divieto di balneazione” forse è bene sapere e pensare anche a tutto questo.


Alessandro Biancardi