LA PALUDE

Discarica Montesilvano, vergogna Saline: campa cavallo che i veleni si propagano

Quindici anni (almeno) di allarmi ignorati e amministrazioni (tutte) inerti. Ed i rifiuti sono sempre lì

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MONTESILVANO. «Una cattiva gestione della discarica, che di fatto ha provocato un grave degrado con conseguente danno dell’ambientale circostante», fiume e mare.

E’ quanto si legge nel verbale di sequestro della discarica di Villa Carmine a cui sono stati posti i sigilli a causa del rilascio di percolato, sostanze altamente inquinanti, nel fiume Saline.

In totale qualcosa come 20 mila metri quadrati di rifiuti nella discarica e una chiazza di circa 500 metri di percolato sull’argine del fiume, una massa di rifiuti enormi, che nei mesi scorsi hanno lanciato l’allarme salmonella e la conseguente ordinanza del sindaco.

La situazione è tragica da anni, da almeno 15 anni si ripetono gli allarmi, e basta farsi un giro nella zona per capire con i propri occhi di cosa si parla. Non è raro, infatti, imbattersi in vari frammenti di materiale tipo eternit, sia sul greto fluviale che sulla spiaggia.
Tra l’altro i lavori di messa in sicurezza dell'alveo eseguiti la scorsa estate dal Comune di Montesilvano (al costo di circa 50 mila euro), sono stati praticamente azzerati.

E si va avanti così da anni, tra rassicurazioni, ordinanze e soldi pubblici da investire.  

Allarmi frequenti, denunce pure, bonifiche ed interventi pari a zero eppure i soldi ci sarebbero almeno 300mila euro.


IL PRIMATO: DISCARICA PIU’ LUNGA D’ITALIA

Il Saline è stato definito come la discarica lineare più lunga d'Italia. Circa 10 chilometri nei quali è stato sversato di tutto.

Gli archivi per esempio ricordano che nel 2008 il consigliere di Rifondazione Comunista, Cristian Odoardi, in una interrogazione urgente (!) chiedeva spiegazioni e documenti per capire quali progetti esistevano per la bonifica e cosa era stato fatto. Nel 2008…

Almeno dal 2003 vigeva l’obbligo per il Comune di Montesilvano di bonificare.

 

Il 3 marzo 2003 un decreto ministeriale ha stabilito la perimetrazione del Sito di Interesse Nazionale dei fiumi Saline e Alento ed ha informato in maniera ufficiale anche i comuni interessati. Due anni dopo, il 14 aprile 2005, nella Conferenza dei Servizi si sono stabilite le prescrizioni in base alle quali il Comune avrebbe dovuto redigere il progetto di messa in sicurezza della discarica di Villa Carmine.
Nello stesso anno, l'11 ottobre il Ministero ha richiesto nuovamente al Comune di Montesilvano il Progetto per la messa in sicurezza della discarica di Villa Carmine e il Comune in quell'occasione ha presentato un documento in cui si evinceva che la discarica (superficie 16326 mq. altezza cumulo rifiuti 27 metri) insisteva in un area a destinazione urbanistica a verde pubblico (parco fluviale).
L'area sarebbe stata a lungo utilizzata dal Comune di Montesilvano, abusivamente, dapprima come scarico incontrollato (sversatoio rifiuti urbani) e successivamente come deposito temporaneo.
Il volume di rifiuti conferito è stimato in 250.000-300.000 mc.
Inoltre i risultati delle analisi effettuate dall'Arta sulle acque di falda avevano evidenziato già da allora inquinamento da Piombo e cloroformio a monte mentre a valle si è registrata la presenza di percolato, aumento di solfati, notevole aumento di cromo, nichel e sostanze organiche .

 

Dunque già nel 2003 si parlava di percolato che finiva nel fiume, dopo 13 anni arriva la capitaneria a sequestrare la discarica per via del… percolato.



2006, L'INADEMPIENZA CONTINUA

Nove mesi dopo, nella Conferenza dei Servizi del 14 luglio 2006, l'ingegnere Giangrasso del Ministero ha evidenziato l'urgenza di procedere alla messa in sicurezza della discarica e ha informato che nel caso di perdurante inadempienza del Comune di Montesilvano sarebbe scattato l'avvio dell'esecuzione in danno, ai fini dell'accertamento e recupero del danno ambientale arrecato dalla mancata esecuzione di tutti gli interventi prescritti.
In questa occasione il Comune di Montesilvano attraverso il suo rappresentante, ovvero l'ingegnere Gianfranco Niccolò, si era impegnato a presentare il progetto ed iniziare le attività inerenti la messa in sicurezza della discarica.
Il 10 maggio 2007, dopo aver contestato nuovamente nel novembre 2006 al Comune di Montesilvano di non aver assolto gli obblighi della presentazione del progetto e della attuazione della messa in sicurezza, il Ministero ha preso atto di una determinazione dirigenziale (n. 34 del 22/03/2007) del settore Urbanistica dove risultava che la ditta aggiudicataria dei lavori di copertura della ex discarica di Villa Carmine era la ditta Della Loggia Luigi Costruzioni Srl..
Dal verbale di consegna dei lavori si evince che il termine di ultimazione era fissato per il 22 luglio 2007, esattamente un anno fa.
L'11 luglio 2007 il Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio ha inviato una nota nella quale specificò le procedure da adottare nei Piani di Caratterizzazione.

il 18 marzo 2008, il Ministero ha fatto sapere che non aveva ancora ricevuto nessuna risposta in merito alle richieste della Conferenza dei servizi del 10 maggio 2007.
Inoltre altre analisi delle acque sotterranee relative al fiume Saline avevano evidenziato superamenti dei parametri di Solfati, Manganese, Nichel, Benzopirene, Benzofluorantene, Sommatoria IPA, Triclorometano e Tetracloroetilene.
In merito ai suoli si è evidenziato come le indagini condotte avevano individuato in oltre 40 casi (su 72 sondaggi) la presenza di rifiuti (non meglio specificati) interrati a profondità tra 0,5 e 5 metri.

Il 4 luglio 2008 nella riunione convocata dal Dirigente del Servizio Gestione Rifiuti della Regione Abruzzo si è definito il Saline la discarica lineare più lunga d'Italia (10 km).


Nel 2010 il ministero per la disperazione chiese alla Regione di commissariare il Comune di Montesilvano per la Discarica. La Regione Abruzzo impiegò due anni per la nomina del Commissario.
Nel 2013, a dieci anni dalla sua istituzione e senza aver bonificato un grammo di terreno, lo stesso Ministero dell'Ambiente fa scaricabarile declassando il sito di bonifiche da nazionale a regionale.

 

Nel dicembre 2014, fu promosso dall’Amministrazione Comunale un incontro a Palazzo di Città, al quale partecipò lo stesso commissario Orlando, a seguito di un sopralluogo che l’assessore comunale Valter Cozzi e l’allora assessore regionale Mario Mazzocca eseguirono proprio in discarica. In quella sede Orlando sottolineò che il primo lotto della discarica, risalente agli anni ’70, risultava totalmente coperto, ma non impermeabilizzato, ovvero realizzato a raso senza preparazione del fondo; il secondo lotto, rimasto in funzione dal 1994 al 1997, risultava interamente impermeabilizzato anche se mancante di una parte di copertura. La base, in questo caso, risultava realizzata a regola d’arte.

Il commissario Orlando sottolineò che dalle analisi condotte dall’Arta e dal Mario Negri Sud non erano emersi preoccupanti elementi inquinanti, causa di pericolo per la salute pubblica. Nei mesi scorsi abbiamo richiesto all’Arta il potenziamento dei campionamenti».

«Abbiamo partecipato con la Polizia Provinciale e in emergenza con la Polizia Locale», ha spiegato l’assessore Fabio Vaccaro, «a sopralluoghi e conseguenti analisi volte alla verifica della qualità delle acque. Questo a dimostrazione dell’intenzione, della volontà e dell’impegno di porre in essere tutte le attività finalizzate alla tutela della salute dei cittadini. Sempre in questa ottica si inserisce l’iter del Contratto di Fiume Saline – Tavo – Fino».

 

Poi ancora burocrazia e scaricabarile tra governo, Regione e Comune. Alla fine la Regione ha nominato un commissario ad acta sollevando di fatto il sindaco Pasquale Cordoma, ma neppure così la situazione è cambiata.

Nonostante questi allarmi di veleni e inquinamento lampante di terreni e falde il mare antistante la foce in alcuni punti è rimato balneabile nonostante i temporali siano frequenti da nord e che i depuratori troppo sovente scarichino in mare il “troppo pieno”.

Il risultato è che l’inquinamento poi risulta tangibile persino ai comuni cittadini che sulla spiaggia recuperano pezzi di amianto sbriciolato nella sabbia (come dimostrano queste foto) , materiale pericolosissimo e dannoso per la salute.     

 

ORA LA POLITICA SFRUTTA L’OCCASIONE

Secondo i consiglieri di Abruzzo Civico-Montesilvano Democratica Lino Ruggero e Paolo Rossi il sequestro sarebbe una smentita clamorosa delle azioni del sindaco Maragno e dell’assessore Vaccaro:  «il fatto più grave», spiegano i due, «è che lo sversamento di percolato e di un tenore elevato di inquinanti organici e inorganici sulla sponda del fiume Saline sono confluiti nell’Adriatico così come abbiamo denunciato più volte. Un fatto gravissimo causato da una giunta di dilettanti che si vantava nelle scorse settimane di aver effettuato sopralluoghi senza alcun riscontro insieme alle forze di polizia ambientale e insieme ad associazioni ambientaliste. Altro che Bandiera Verde a Montesilvano quando fiume e mare sono fogne e a cielo aperto. Maragno, De Vincentiis, Orsini e Tocco si sono gloriati della loro azione tanto festeggiata».

L’amministrazione comunale aveva dichiarato pochi giorni fa che la qualità delle acque del fiume era compromessa dai comuni dell’entroterra. «Un branco di arroganti allo sbaraglio guidati solo da superficialità e attaccamento alla poltrona così come hanno dimostrato in questi due anni. Finalmente sarà la magistratura a fare luce su una vicenda, che purtroppo impedirà ai nostri turisti di trascorrere le vacanze a Montesilvano», chiudono Ruggero e Rossi.
Non è meno tenero Augusto De Sanctis, del Forum dei Movimenti Abruzzesi per l'Acqua che ricorda il primo incontro sulla discarica di Villa Carmine nel 2004 al Ministero dell'Ambiente. Allora il Sito per le bonifiche era di Interesse Nazionale, istituito l'anno precedente.
Il direttore del ministero Mascazzini in conferenza dei servizi chiese all'ingegnere del Comune di Montesilvano «cosa ci avete buttato fino al 1997 nella discarica?»

Ora di sicuro tutto cambierà e la bonifica partirà in un batti baleno….