SANITA' E CEMENTO

Maxi ospedale Maltauro: progetto a rischio ma piovono soldi lo stesso

La giunta riconosce di pubblica utilità il progetto che verrà così pagato

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ABRUZZO. Gelo, titubanza, scetticismo e qualche paura di troppo. Nonostante tutte le precauzioni volute da un cauto assessore alla Sanità Silvio Paolucci, sembra che la schiera di chi pensa che questa impresa sia incredibilmente rischiosa aumenti sempre più.

Per ora si tratta solo di umori che si incrociano e si intrecciano tra gli uffici della Regione, la giunta, l’assessorato alla sanità, quello delle infrastrutture sanitari e la Asl di Chieti. La sensazione che vibra nell’aria è che qualcosa sia cambiato nell’approccio al mega progetto di ristrutturazione e costruzione del nuovo Santissima Annunziata di Chieti nella formula del project Financing su impulso della stessa ditta Maltauro e così le spinte che prima erano chiare verso un progetto tanto enfatizzato hanno perso vigore.

Che cosa è successo?

E’ probabile che i documenti pubblicati da PrimaDaNoi.it abbiano indotto a qualche riflessione in più, peraltro molto informata, visto che i dettagli forniti sull’enorme impresa finanziaria sono stati tantissimi. Qualcuno si è fatto due calcoli ed ha capito che forse era scelta molto rischiosa (ma solo dal punto di vista del proprio tornaconto elettorale). I vari tecnici coinvolti, invece, erano già a conoscenza di tutto e si sono lasciati influenzare dal nuovo clima.


IL PUNTO DI SVOLTA E LA RIUNIONE UFFICIALE

Certo è che dopo la conferenza stampa del Movimento 5 Stelle c’è stato un punto di svolta netto perchè è stata ingaggiata ufficialmente una battaglia contro questa operazione, battaglia che proseguirà in tutte le sedi.

In questo clima si è svolto l’incontro programmato ieri alle 20 al quale hanno partecipato il presidente Luciano D’Alfonso, i vari dirigenti della sanità, il sub commissario Zuccatelli, alcuni dirigenti della Regione, Giampiero Leombroni e rappresentanti della Asl di Chieti che è di fatto stazione appaltante ed ente promotore. Ovviamente erano presenti anche i vertici della Maltauro che hanno perorato l’alta valenza tecnica del progetto, un progetto fornito ma non richiesto.

Ufficialmente l’incontro di ieri sera doveva servire per discutere degli adempimenti successivi alla delibera 133 dello scorso marzo nella quale la giunta già si è portata avanti con il lavoro preparando il terreno a quello che ad oggi è il primo obiettivo utile da conseguire e cioè la dichiarazione di pubblica utilità del progetto Maltauro.

Ma visto il clima mutato sono in molti ormai a non credere più che questo nuovo mega ospedale si farà sul serio.

L’idea però sembrerebbe quella di menarla per le lunghe e pian piano far scemare la cosa fino a riporla nel dimenticatoio, senza mai dire che quell’ospedale rimarrà una chimera.


IL ‘DISTURBO’ DELLA MALTAURO

Per ora l’obiettivo primario a brevissimo, anzi già raggiunto, è quello di remunerare in qualche modo “il disturbo” della Maltauro per aver redatto a sue spese la progettazione effettuata, cioè decine e decine di documenti che dovevano servire per il project financing, un lavoro di centinaia di migliaia di euro avviato evidentemente sulla base di rassicurazioni ad oggi crollate almeno per metà.

Comunque un bel vantaggio per la grossa impresa avere contatti e relazioni nei punti chiave (in questo caso la Asl di Chieti) che possano in qualche modo garantirti nel rischio di impresa offrendo sempre e comunque un paracadute. Esattamente come accaduto alla gigantesca Maltauro i cui tentacoli sono arrivati alle più grandi opere del Paese non senza inciampi giudiziari.

In Abruzzo invece arriva all’improvviso senza che nessuno all’apparenza l’abbia chiamata, presenta un progetto complicato e strutturato sulla base di dati non si sa da chi forniti ed autorizzati, un manipolo di tecnici, manager, qualche lobbista locale e politici si fanno in quattro per far passare un project financing più che insidioso. Ora che più d’uno ha compreso il rischio, l’ospedale potrebbe saltare ma non scaricando sulle spalle del colosso privato la spesa per l’enorme studio.

Non sia mai. Per quello ci sono gli enti pubblici e la Regione che dopo l’incontro ufficiale di ieri sera riconoscerà di «interesse pubblico» quel progetto e dunque la spesa sostenuta. Poi si vedrà se i lavori non partiranno ma almeno l’impresa non ci avrà perso. Non si potrebbe dire lo stesso per la Regione che in questo periodo di grossa crisi e di aumento esponenziale del debito non si può certo permettere di pagare anche il disturbo non richiesto di un colosso.


E ADESSO?

Che fine faranno allora, nel caso in cui il project financing dovesse saltare, le roboanti giustificazioni di estrema necessità e urgenza scritte nere su bianco dalla giunta sulla opportunità di realizzare un nuovo ospedale dato che quello esistente è pericolante?

Dietro tutta questa operazione da chiarire, come detto, ci sono spinte locali di qualche lobbista ma forse anche qualche spinta politica di livello nazionale che avrebbe preparato il campo ed aperto la strada a Maltauro in Abruzzo.

Alla fine dei conti probabilmente l’idea non piaceva davvero nemmeno al presidente D’Alfonso che ha però dovuto mantenere il gioco: da una parte dimostrare di aver fatto tutto il possibile e dall’altra limitare i danni e chiudere la storia senza che nessuno si stracci le vesti.

Ad oggi chi deve operare e mettere le firme sui documenti sembra molto più cauto mentre chi è rimasto della stessa opinione, ufficialmente, è proprio il governatore D’Alfonso che nelle riunioni continua a perorare la causa.

Per ora nessuno si arrischia a confermare che l’ospedale di Maltauro dall’enorme costo (oltre 900 milioni di euro e “catene” per 30 anni) non si farà né ora né tra dieci anni.

L’idea però che dovrebbe consolare è che tra i due mali si sarebbe comunque scelto quello minore.

Amministrare nell’interesse pubblico però forse è un’altra cosa.

Alessandro Biancardi

DGR133_2016