LA STORIA

Pescara scopre di avere un eroe: medaglia d’oro per Vittorio Boccabella

Sarà affidata, in memoria del padre, ai figli

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PESCARA. Verrà consegnata il 27 gennaio ai figli di Vittorio Boccabella, in occasione della “Giornata della Memoria”, la Medaglia d'Onore a uno dei 44 ufficiali di Unterlüss.

  Sarà consegnata dal prefetto di Pescara, Francesco Provolo, la Medaglia d'Onore per Vittorio Boccabella, ufficiale Internato Militare Italiano, uno dei 44 eroi di Unterlüss. La medaglia sarà affidata, in memoria del padre, ai figli Giovanni e Myriam Boccabella mercoledì 27 gennaio ore 11 presso la Sala dei Marmi della Provincia.

Saranno presenti alla cerimonia anche i familiari del teramano Alberto Pepe, Medaglia d'Argento al Valor Militare, uno dei 44, ufficiali, compagno di prigionia di Vittorio Boccabella.

CHI SONO GLI INTERNATI MILITARI ITALIANI

Vittorio Boccabella è stato un ufficiale Internato Militare Italiano. La storiografia della Resistenza ricorda sempre e solo i partigiani (che sono stati circa 130.000), mentre vengono spesso dimenticati gli Internati Militari Italiani, così come gli italiani che si unirono agli Alleati per la liberazione dai nazifascisti combattendo nel Centro e nel Sud Italia. Gli Internati Militari Italiani sono quei soldati che dopo l'8 settembre 1943, catturati e disarmati dai tedeschi in Italia, nei Balcani e in Francia scelsero volontariamente la "via del lager" e l'internamento piuttosto che la collaborazione con i nazifascisti e la lotta armata contro gli italiani fedeli a Badoglio.

Sono stati 650.000. Si tratta di un numero impressionante. Adolf Hitler in persona li imprigiona in oltre 80 lager tra Germania e Polonia per poterli impiegare come schiavi nelle fabbriche tedesche al posto dei cittadini tedeschi che servivano per combattere in guerra. Per aggirare la convenzione di Ginevra gli viene negato lo status giuridico di "prigionieri di guerra".

Oltre 50.000 di loro moriranno nei lager e presso le fabbriche, di malattie, malnutrizione, di stenti e non ultimo in occasione di bombardamenti e di fucilazioni. La loro è detta anche "l'altra Resistenza", ma anche "resistenza senz'armi" perchè combatterono per scelta e senza armi e con il solo "No!" alle proposte tedesche e della RSI.

Rifiutarono la collaborazione subendo il lager e il lavoro coatto in Germania con la possibilità di poter scegliere e tornare in Patria, ma con la divisa fascista e contro gli Alleati.

CHI SONO I 44 EROI DI UNTERLÜSS

Dei 650.000 soldati IMI, 28.000 sono ufficiali di carriera e di complemento. Come Vittorio Boccabella, che è sottotenente. La loro sorte sarà diversa rispetto a quella della truppa, perchè gli ufficiali potevano godere dell'esenzione dal lavoro coatto grazie all'articolo 27 della Convenzione di Ginevra. La loro è una lenta agonia di inedia, con la fame e il freddo a impossessarsi dei giovani italiani (tra questi la "migliore gioventù" italiana dell'epoca: Giovannino Guareschi, Giuseppe Lazzati, Alessandro Natta, Odoardo Ascari, Gianrico Tedeschi). Questa situazione non muta fino a che Hitler e Mussolini cercano di cambiare le loro sorti. Con l'accordo del 20 luglio 1944 gli ufficiali sono declassati a "civili", spogliandoli del loro status per poterli obbligare al lavoro. Ma gli italiani non ci stanno comunque. In migliaia rifiutano il lavoro per non collaborare e attendono la loro sorte. Quando la Germania sta per capitolare, nell'inverno del 1945, i nazisti tentano il tutto per tutto, obbligandoli coattamente e chiamandoli al lavoro con il sopruso. Il 17 febbraio 1945 213 ufficiali, tra cui Vittorio Boccabella, vengono deportati dal lager di Wietzendorf a un campo di aviazione presso Dedelstorf, nella Bassa Sassonia. I nazisti li obbligano al lavoro per ripristinare una pista in disuso. Per cinque giorni si rifiutano di lavorare organizzando uno sciopero e operando un sabotaggio. Il 24 febbraio 1945 interviene la Gestapo per una punizione esemplare. Ne vengono scelti 21 a caso per una decimazione dimostrativa. Ma mentre i 21 vengono condotti verso l'esecuzione, altri 44 ufficiali si offrono volontari per sostituirli. Vittorio Boccabella è uno di questi. Colpiti dal gesto di eroismo, la Gestapo indugia cinque ore prima di decidere la loro sorte. Per i 44 è infine organizzato, come prigionieri politici, il trasferimento al campo di punizione e di "rieducazione al lavoro" del AEL-KZ Unterlüss, dove sorge una delle più importanti fabbriche di armamenti della Germania nazista.

L'intento era quello di finirli per fatica, usufruendo ancora del loro lavoro fino all'ultimo respiro. Per sei settimane i 44 ufficiali saranno rinchiusi in un lager disumano espressione del peggior girone infernale dantesco. Soffrendo le bastonate, il lavoro coatto, le malattie, la fame più nera, le migliaia di parassiti che invadono i loro corpi che diventano sempre più scheletrici. Tre di loro (tra cui Alberto Pepe di Teramo) moriranno durante la prigionia, e altri tre negli ospedali subito dopo la Liberazione, avvenuta il 13 aprile. Vittorio Boccabella sarà ammalato di tubercolosi e trasferito per alcune settimane in Svezia grazie a una missione Pontificia. I reduci di quei 44 torneranno in Italia non prima di settembre, dopo altre peripezie. Da allora calerà il silenzio e il loro gesto eroico sarà dimenticato, ignorato persino dagli stessi familiari: molti di loro soltanto negli ultimi anni hanno scoperto la loro storia.

CHI ERA BOCCABELLA

Nel 1949 Vittorio Boccabella riceverà un "Encomio Solenne" dal Ministero della Difesa (Alberto Pepe di Teramo, per aver trovato la morte durante la prigionia, riceverà la Medaglia d'Argento al Valor Militare). Vittorio Boccabella e Pescara Originario di Notaresco (Teramo) Vittorio Boccabella nasce nel 1917. Consegue la Maturità Magistrale e si iscrive alla facoltà di Lingue Straniere all’Istituto Orientale di Napoli. Interrompe gli studi per la chiamata alle armi. Viene arruolato di leva nel 1940 e poi consegue il grado di sottotenente a L'Aquila. Il suo reparto opera sul fronte greco-albanese e viene catturato a Missolungi (Grecia) il 9 settembre 1943. Sarà internato nei lager nazisti di Bocholt, Deblin-Irena, Wesuwe, Oberlangen, Wietzendorf e Unterlüss. Condividerà la prigionia con il fraterno amico teramano Alberto Pepe. Al suo rientro a Teramo nel 1946 si sposa e avrà due figli e due nipoti e, con un paese da ricostruire, sente il dovere di impegnarsi politicamente per una nuova nazione democratica. Da subito partecipa alla fondazione della Democrazia Cristiana con incarichi provinciali e per un mandato ricopre l’incarico di Vice Sindaco nel suo paese natale. Ma l’esperienza politica non lo soddisfa e si defila gradualmente prendendo le distanze dal suo partito. Dopo il congedo da civile aveva ripreso la sua attività imprenditoriale con i suoi fratelli Giovanni e Pietro, curando gli interessi della loro Casa Editrice Trebi (3B indicava i fratelli fondatori). Nel 1952, a 35 anni, riceve l’onorificenza di Cavaliere della Repubblica Italiana. Nel 1958 si trasferisce a Pescara (dove rimarrà per sempre) e diventa un punto di riferimento per giovani scrittori ed artisti locali nonché affermati autori di testi didattici relativi all'insegnamento del latino, dell'inglese, della matematica, dell’algebra e del disegno. Nel 1970 acquista lo storico stabilimento tipografico pescarese dell’Arte della Stampa, praticamente salvandolo dalla liquidazione. Non raccontava nulla della sua prigionia, e manifestava la sua idiosincrasia alla lingua tedesca. Nessuna delle sue pergamene ricevute, come ad esempio l'Encomio Solenne, venne mai incorniciata ed ostentata. Muore improvvisamente nel 1979, in casa a Pescara, per un ictus.