LE PROVE

Pescara. Tagliati e potati gli alberi sbagliati: gaffe mortale del Comune

A nulla sono valsi gli allarmi dei comitati che da settimane chiedono stop dei lavori

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PESCARA. Verrebbe da dire che la giunta Alessandrini è... caduta dal pero quando il coordinamento dei comitati che si battono per salvare gli alberi (sani) a Pescara hanno inviato l’ennesima diffida.

Nella missiva dell’altro ieri, firmata da Augusto De Sanctis, c’era la prova di alcuni errori nell’abbattimento delle piante in quanto sono stati confusi alberi che andavano solo potati e che, invece, sono stati abbattuti ed altri che andavano abbattuti (perchè pericolosi) e che, invece, sono stati solo potati.

Un pasticcio pericoloso per diverse ragioni, solo in parte limitato proprio grazie all’intervento dei comitati che con una segnalazione tempestiva hanno evitato l‘abbattimento di altri esemplari.

Ma andiamo con ordine.

Alcune settimane fa i comitati di cittadini e residenti avevano già contestato nel merito la qualità della corposa relazione del perito esterno, Carlo Massimo Rabottini, utilizzata (grazie alla «somma urgenza») per procedere ad appaltare i lavori che stanno facendo discutere, cancellando il patrimonio arboreo della città.

Tra le altre cose i comitati avevano contestato che nella relazione non erano indicati nè la specie, nè la localizzazione precisa (magari con gps) dei vari alberi che andavano controllati, potati o abbattuti.

Non dettagli inutili ma dirimenti perché, ad esempio, il pino marittimo di solito cresce dritto mentre quelli di Aleppo sono naturalmente storti, dunque, non di per sè pericolanti o pericolosi.

La mancanza di precisione del perito -già finito sulle pagine di cronaca giudiziaria per altre vicende (tra cui una in cui gli si contesta la mendacità di una perizia)- ha permesso, tuttavia, di far sbagliare mira alla ditta che manovra la motosega che ogni giorno che passa diventa sempre più “selvaggia”.

Infatti, lista alla mano, PrimaDaNoi.it ha potuto verificare sul posto gli errori commessi su almeno tre esemplari di pini di Aleppo di via del Santuario che sono stati inspiegabilmente abbattuti mentre almeno altri due esemplari sono stati potati ma andavano tagliati completamente.

L’errore -facilmente prevedibile- è avvenuto perchè nella relazione si è utilizzato un metodo numerico progressivo per individuare gli alberi e, sbagliando una volta, a “caduta”, si individuano erroneamente tutti gli alberi successivi della fila. Cosa che è esattamente accaduta.



L’ERRORE 123

Tutto è nato dalla curiosità di una cittadina che fa parte dei comitati che ha voluto verificare se davvero l’esemplare di Pino d’Aleppo davanti al civico 113 doveva essere abbattuto e, controllando la lista degli abbattimenti, ha avuto la sorpresa.

Il pino numero 123 doveva solo essere potato, invece, è stato reciso di netto; un errore che, peraltro, ha lasciato in piedi l’albero che doveva essere abbattuto al suo posto perchè giudicato dalla relazione Rabottini pericoloso.

Sulla stessa via sono numerosi altri pini anche molto inclinati che non sono stati considerati pericolosi, il che meriterebbe una argomentata e inattaccabile spiegazione alla luce di tagli dritti e apparentemente sani (anche alla successiva prova fotografica e del tronco reciso).

Ma abbattuto il 123 «a seguire» (proprio come dice la relazione per indicare gli alberi) sono andati giù anche il 130 ed il 141 che invece dovevano essere solo potati e rivisti tra uno o tre anni per i controlli...

Allo stesso modo altri due alberi che dovevano essere abbattuti perchè ritenuti pericolosi sono stati solo potati.

E sempre sullo stesso marciapiede c’è il mistero di due alberi che compaiono nella lista ma che nella realtà non ci sono.

Dove sono finiti?

Vuoi vedere che la relazione che doveva essere aggiornatissima teneva invece conto anche dei due alberi tagliati sicuramente nel 2009?

 

Ma come mai l’errore?

La spiegazione potrebbe essere dovuta a semplice distrazione in fase di redazione della lista: per una prima parte l’elenco in successione prevede che si scenda via del Santurio indicando albero dopo albero proseguendo verso la stazione; poi, da metà, invece, chi ha redatto l’elenco mortale procedeva in senso contrario ed infatti gli alberi da abbattere in questo modo vengono individuati correttamente.

Chi ha sbagliato e perchè?

 

Una beffa che andrà chiarita e che indigna sia perchè nel frattempo parte del patrimonio arboreo si è volatilizzato e sia perchè -come capita sempre più spesso- gli amministratori pubblici non adottano le normale diligenza o prudenza di fronte a rilievi precisi, tecnici, documentati.


La giunta Alessandrini, l’assessore Di Pietro e il dirigente Rossi probabilmente non spiegheranno il perchè di questi errori e non si accolleranno alcuna responsabilità politica per non aver voluto riflettere prudenzialmente  qualche giorno di più per il semplice fato che per loro non esiste alcun errore



L’ASSESSORE: «NESSUN ERRORE»  

Contattata l’assessore competente, Laura Di Pietro a PrimaDaNoi.it ha spiegato che ieri mattina ha chiesto formalmente a Rabottini di riverificare tutti gli abbattimenti assieme alla ditta incaricata. «Ho mandato anche i tecnici del Comune con loro per avere un parere terzo», ha detto, «sia lui che la ditta che i tecnici mi hanno confermato che non ci sono stati errori negli abbattimenti. Poi se i comitati hanno altro da aggiungere ascolteremo e se necessario faremo altre verifiche».

A questo punto il mistero si infittisce sia perchè è incontrovertibile e facilmente provabile che almeno l’albero 123 è stato abbattuto per errore e sia perchè ieri pomeriggio sempre su via del Santuario dopo l’ennesima diffida dei comitati almeno su un albero con la croce è spuntato un punto: non più abbattimento ma solo potatura.

Un’altra prova di un secondo errore. Anzi una ammissione di errore.

La verità non può essere un’opinione così come le prove documentali e fotografiche non possono essere smentite da semplici dichiarazioni, anche  se ufficiali e autorevoli.

Nel frattempo la procura di Pescara con i suoi tempi incompatibili con i tagli «urgenti» dovrà accertare il come ed il perchè di questa vicenda che sa ogni giorno di più di grossolana imperizia e preoccupante caparbietà.

Se fino ad ora a Palazzo di città si respirava aria di sufficienza nei confronti di questa storia e dell’intralcio di «pochi cittadini» ora sembra giunto il tempo di temere perchè la città dovrà essere risarcita in qualche modo e qualche testa dovrà nel frattempo saltare.

A naso, il livello di esasperazione -per questa ed altre vicende di disordinata amministrazione- è sempre meno comprimibile.


a.b.