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Balneazione, associazioni diffidano enti: «non riaprire i tratti chiusi»

«Dimostrare prima di aver eliminato le fonti di contaminazione»

Redazione Pdn

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PESCARA. Se i fiumi rimangono vere e proprie fogne e, anzi, la loro condizione peggiora, i tratti che hanno mostrato criticità a Pescara e nel resto d'Abruzzo non possono essere riaperti alla balneazione.

Questo in sintesi il contenuto della diffida che il Forum H2O e l'associazione Pescara PuntoZero hanno inviato il 24 maggio scorso a tutti gli enti coinvolti e per conoscenza a quattro Procure.

Una diffida che dunque è stata inviata prima ancora di conoscere altri dati dei monitoraggi che sono stati reperiti solo negli ultimi giorni.

In primo luogo quelli clamorosi relativi agli ultimi campionamenti sul fiume Pescara, che mostrano una situazione in ulteriore peggioramento. Lo scorso 17 maggio i valori di Escherichia coli hanno subito un'impennata passando da migliaia di Unità Formanti Colonia/100 ml dei campioni dei mesi precedenti al dato incredibile di 110.000 UFC/100ml.

Anche per il parametro degli enterococchi si è registrato un drastico aumento arrivando a 15.000 UFC/100 ml.

«Tra l'altro non solo i livelli di inquinamento in arrivo da monte sono molto elevati», fanno notare le due associazioni, «ma si registra un ulteriore peggioramento del 20% per l'Escherichia coli nel passaggio in città, tra punto di campionamento sul fiume in ingresso a Pescara e punto alla foce. Gli enterococchi addirittura triplicano».

Il limite per lo scarico di un depuratore è di 5.000 UFC/100ml.

«Qui l'intero fiume ha valori 22 volte maggiori», INSISTON Forum e Pescara PuntoZero.

«Praticamente il principale corso d'acqua abruzzese si può paragonare ad un grande scarico illegale con portata di decine di migliaia di litri al secondo».

I grafici riportati sul sito del Comune di Pescara secondo le due associazioni sarebbero eloquenti e confermerebbero che la situazione «è del tutto fuori controllo».

Già nei giorni scorsi il Forum aveva diffuso gli allarmanti dati sui controlli ARTA ai depuratori della provincia di Pescara e della provincia di Chieti nel primo trimestre 2016 che dimostrano un ulteriore peggioramento della già scadente o nulla capacità depurativa di troppi impianti.

«Ci piacerebbe sapere come pensano gli enti di dimostrare, ai fini della tutela della salute pubblica, che la situazione sul campo sia veramente cambiata», dicono le due associazioni.

«Rispetto alle analisi sui tratti costieri per la balneazione vogliamo sottolineare per l'ennesima volta che, sulla base delle normative comunitarie (la Direttiva 7/2006 sulla balneazione già citata) è scorretto continuare a guardare all'ultima analisi in un contesto di inquinamento diffuso visto che le condizioni meteo-marine e quelle di portata dei fiumi sono molto variabili essendo influenzate da diversi fattori (direzione delle correnti e dei venti; piovosità ecc.). Un singola analisi può avere valori sotto i limiti di legge ma, permanendo le fonti di contaminazione, i rischi per la salute rimangono inalterati proprio perché le condizioni possono cambiare e portare le acque inquinate dei fiumi verso i tratti costieri. Facciamo l'esempio di via Galilei a Pescara: questa stagione su 5 campioni ben 2 sono risultati oltre i limiti di legge. Quindi vuol dire che il fiume in determinate condizioni continua a portare la contaminazione lungo questo tratto di costa».

Infine le due associazioni ricordano che i tratti classificati in categoria "scarsa" attualmente chiusi possono essere riaperti alla balneazione solo dopo provvedimenti specifici della Regione Abruzzo. Attualmente sono chiusi.

IL SOPRALLUOGO

«In un sopralluogo svolto nei giorni scorsi lungo la spiaggia nord di Pescara abbiamo notato che diversi cartelli di divieto erano stati divelti. E' indispensabile assicurare una corretta e costante comunicazione nei confronti dei cittadini in considerazione dei potenziali gravissimi danni alla salute che una condizione di inquinamento può comportare. In questo senso rimandiamo al manuale dell'Organizzazione Mondiale della Sanità citato nella lettera in cui si elencano le decine di patologie, alcune delle quali mortali (ad esempio, la pancreatite virale), a cui i cittadini possono essere esposti in condizione di inquinamento».