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Elettrodotto Terna, D’Alfonso: «io non denuncio alla procura, faccio l’amministratore»

«Nonostante le tragedie non hanno capito niente»

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ABRUZZO. «In procura non ci vado perché faccio l'amministratore pubblico».

Questa è stata l’unica risposta del presidente Luciano D’Alfonso ad una pressante Nadia Toffa delle Iene che chiedeva conto dell’elettrodotto Terna e dei pericoli ad esso connessi.

Ieri sera la trasmissione di Italia 1 si è occupata della costruzione dell’elettrodotto di Terna costruito in parte in zone a rischio idrogeologico e sono stati raccontati fatti e circostanze note in Abruzzo (da mesi i cittadini sono in mobilitazione) che con questo servizio hanno però assunto rilevanza nazionale.

L’attenzione è stata puntata su 55 dei 150 tralicci che sono stati realizzati all’interno di aree a rischio di frana attivo. «Questo perché la Regione Abruzzo non ha effettuato i controlli sugli studi idrogeologici preliminari», ha denunciato Toffa che ha cercato di chiedere conto proprio a D’Alfonso.

Ma di risposte non ne sono arrivate. «Chi c’era prima di me ha assunto atteggiamenti amministrativi arrendevoli, oggi non c’è spazio per bloccare i lavori»

E se viene giù il traliccio di chi è la colpa?, ha chiesto Toffa. «L’ordinamento italiano stabilisce che la responsabilità del terreno è dal punto di vista della superficie del proprietario, dal punto amministraztivo del Comune…», ha ribattuto il presidente. Ma Toffa ha insistito: «a chi sta rimpallando le responsabilità?». «A nessuno»

E le verifiche della Regione? «Io ho risposto alle vostre domande», replica stizzito D’Alfonso piazzando una mano sulla telecamera e andando via.

«La gente si fa il segno della croce ogni volta che passa per i piloni» per paura che crollino, ha fatto notare la ‘iena’ al governatore che dopo tanti «non ho capito, mi può ripetere la domanda» (per cercare forse di prendere tempo) ha chiuso l’intervista senza novità rilevanti.

«Si continua a costruire dove non si potrebbe e la lezione, nonostante le tragedie non l’hanno imparata», ha detto Toffa mostrando l’area in cui sono sorti i piloni e ascoltando anche Augusto De Sanctis del Forum dell’acqua che ha elencato le varie criticità e il fatto che molti di quei tralicci siano stati costruiti in zone a rischio frana e a rischio esondazione del fiume Pescara.

Allarme confermato anche da Franco Stoppa, geologo dell’Università di Chieti che è stato chiaro: «io sono un vulcanologo ma quest’opera mi fa più paura di un vulcano in eruzione. Perché così come le tessere di un domino cadono una dietro l’altra anche i tralicci potrebbero fare la stessa fine. Alcuni tralicci», ha confermato ancora Stoppa, «si trovano sui calanchi che sono la zona più franosa d’Abruzzo. Sono argilla e sabbia: basta una pioggia perché producano l’erosione e il crollo dei crinali. E loro li hanno costruiti lì sopra. E’ ovvio che le trombe del giudizio suoneranno abbastanza presto per quest’opera».

Maria Paola Di Sebastiano ha invece sottolineato i rischi connessi alla vicinanza dell’elettrodotto con il metanodotto ricordando anche il recente incidente di Pineto: «nessuno in Regione si è preso la briga di valutare i rischi».

I fari si sono accesi dunque sulla responsabilità della Regione che «non ha controllato i cantieri e ha fatto costruire senza le analisi geoligiche».

Impietoso il commento di Toffa: «solo alla fine dei lavori la Regione si è preoccupata di controllare se la società interessata avesse fatto gli studi necessari».

La parola è stata data anche a Silvia Ferrante, la ‘mamma coraggio’ che per essersi opposta all’opera ha ricevuto diverse dunque e una richiesta di risarcimento milionaria.

Evasive le risposte di Terna, contattata telefonicamente, che ha però assicurato di aver prodotto tutta la documentazione necessaria.