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Ambientalisti davanti al consiglio regionale: «no ai tagli delle riserve regionali»

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L’AQUILA. Questa mattina si è svolto un sit-in di rappresentanti di Associazioni ambientaliste, operatori delle Riserve regionali e Amministratori locali davanti al Consiglio regionale in difesa delle aree protette regionali.

Le Riserve abruzzesi, infatti, sono in serio pericolo a causa dell’incertezza sui fondi messi a disposizione per la gestione ordinaria 2016. Il bilancio regionale è entrato in Consiglio senza che si sapesse con quale somma saranno finanziate le Riserve.

Si sa solo che ci saranno tagli per tutti i capitoli.

«Per le Riserve Regionali sarebbe il terzo taglio consecutivo», dicono gli ambientalisti, «dopo quello del 2014 (meno 14%) e del 2015 (meno 7,5%): un ulteriore taglio metterebbe in crisi un sistema già in difficoltà, abbassando le azioni di conservazione (già sottodimensionate rispetto alle reali necessità), la qualità dei servizi offerti ai turisti e le attività per i residenti. Vorrebbe dire chiudere sentieri e strutture, licenziare personale, non garantire monitoraggi, bloccare la progettazione europea, ecc.»

Nel corso della mattinata i rappresentanti delle Associazioni hanno incontrato diversi consiglieri di maggioranza e opposizione spiegando le ragioni della protesta. Sembrerebbe che la somma stanziata sia la stessa dello scorso anno, ma in realtà sarebbe inferiore perché andrebbe poi divisa tra un numero maggiore di Riserve, nel frattempo cresciute. È stato anche annunciato un emendamento per aumentare i fondi, ma non vi è certezza che sarà approvato.

La discussione sul bilancio 2016 in Consiglio regionale sta andando avanti. I rappresentanti di Associazioni e Riserve continuano a presidiare il Consiglio che potrebbe proseguire anche nella giornata di domani.

 

Le Riserve Regionali hanno da tempo avviato un confronto con l’Assessorato regionale ai Parchi per ridefinire il sistema, migliorandolo e garantendo così continuità e omogeneità di azione su conservazione, servizi offerti e gestione.

«Tutto ciò è indispensabile per compiere al meglio il ruolo che nel tempo, con impegno, professionalità e volontariato, chi opera nelle Riserve ha consolidato nel contesto regionale a completamento del lavoro fatto dai Parchi Nazionali», dicono gli ambientalisti, «le Riserve abruzzesi, oltre a fare conservazione della Natura, rappresentano un’alternativa credibile e funzionante di valorizzazione del territorio; costituiscono il volano di un’altra economia legata al turismo-natura, all’enogastronomia, all’agricoltura multifunzionale; sono un presidio sociale nelle zone dell’interno abbandonato e un’utopia concreta sulla costa; svolgono una funzione pubblica di tutela dei beni comuni, contribuendo a far sì che la Regione Abruzzo rispetti Direttive Europee (vincolanti esattamente come l’obbligo di pareggio di bilancio) e Convenzioni Internazionali sottoscritte dall’Italia».

Le Riserve Regionali nel 2015 sono costate ad ogni abruzzese 1,15€, meno di un cappuccino (1.529.870€/1.328.000abruzzesi = 1,15€/abruzzese).

Con solo 1,50€ per abruzzese (2 milioni in totale) si potrebbero garantire servizi migliori ai cittadini, mantenere un buon livello di tutela per specie e habitat, dare dignità ai lavoratori.

Le Riserve chiedono da tempo un Piano Triennale che individui obiettivi e servizi, definendo criteri nuovi per l’attribuzione delle risorse che premino le realtà migliori, capaci anche di attirare altri finanziamenti grazie alla progettazione di rete e/o europea.

«Avere un Piano Triennale con la certezza del finanziamento permetterebbe di conoscere le somme con cui poter co-finanziare i progetti europei e programmare gli interventi, dando la possibilità di investire e garantendo maggiore stabilità alle Cooperative e alle Associazioni che, fino ad oggi, hanno assicurato la tenuta del sistema anticipando le somme per la gestione con rischi a loro carico e a carico di chi lavora nelle Riserve», spiegano ancora le associazioni, «investendo in questo settore la Regione Abruzzo contribuisce a risollevare la situazione economica. Le Riserve da sole, ovviamente, non sono sufficienti, ma senza Riserve, senza un vero sistema di aree protette, l’Abruzzo avrà maggiori difficoltà a uscire dalla crisi economica. Di fronte a una crisi strutturale come quella che stiamo vivendo bisogna cambiare modello socio-economico, non solo aggiustare i conti. Bisogna fare delle scelte e, attraverso una strategia condivisa, mettere in campo una programmazione per obiettivi che consenta di raggiungere livelli di benessere durevoli, sostenibili e diffusi a scala locale. Senza queste scelte l’Abruzzo Regione Verde, l’Abruzzo Regione dei Parchi resteranno non solo uno slogan, ma diventeranno tristemente un ossimoro. Bloccare Ombrina e la deriva petrolifera è importante, ma non basta! Bisogna avere un’idea nuova di sviluppo».