PER CAPIRE

Terremoto L’Aquila 2009: la vicenda delle tasse spiegata bene

Ecco il perchè del pasticcio e dove devono ricercarsi le responsabilità

WhatsApp PdN 328 3290550

Reporter:

WhatsApp PdN 328 3290550

Letture:

1059


L’AQUILA. Una “distrazione” di dirigenti ministeriali rischia di mandare sul lastrico decine di imprese all'Aquila, in un territorio, come noto, già vessato dal difficile post-sisma, oltre che dalla cronica crisi economica delle aree interne appenniniche.


Dopo una stagione densa di contestazioni e manifestazioni, la comunità aquilana, colpita dal sisma del 6 aprile 2009, ottenne che le tasse e i contributi sospesi – per evidenti motivi – nei 18 mesi successivi al terremoto all'indomani del terremoto, si potessero restituire allo Stato, diluendoli in 10 anni e con un abbattimento del 60%. Questo valeva anche per le piccole e grandi imprese, come successo anche in precedenti dieci catastrofi naturali.


E come per i precedenti disastri, anche nel caso del terremoto dell'Aquila i dirigenti ministeriali del Dipartimento per le Politiche europee della Presidenza del Consiglio dei Ministri (il governo era guidato da Silvio Berlusconi), non notificarono il provvedimento di sospensione dei tributi alla Commissione Europea.


Passarono un paio d'anni, e nel 2012 – a causa della sentenza di un giudice italiano – la burocrazia europea si accorse della questione, avviando un confronto con quattro diversi governi e, infine, aprendo una procedura di infrazione. La Commissione europea non ammette “aiuti di Stato”, ossia favori che lo Stato farebbe a privati, influenzando la libera concorrenza (la sospensione delle tasse era vista infatti come un aiuto).



UNA ECONOMIA PIEGATA

Di quanti soldi parliamo?

Circa 75 milioni di euro, che dovrebbero essere restituiti allo Stato da circa 320 persone fisiche e imprese del territorio. Il governo Gentiloni, infatti, ha nominato un commissario incaricato di calcolare le somme che, secondo le disposizioni europee, ogni singola impresa coinvolta nella vicenda dovrebbe versare allo Stato, calcolando da un lato i danni subiti dal terremoto, e dall'altro gli eventuali benefici ricevuti dai diversi provvedimenti di ricostruzione, aggiungendo a questi i benefici derivati dall’abbattimento delle tasse.


Le modalità di restituzione del denaro sono molto stringenti: il calcolo, infatti, andrebbe versato per intero, maggiorato degli interessi, in una sola rata e entro 60 giorni, mentre la sanzione per chi non si adegua sarebbe la restituzione dell'intero importo, e non solo del 60% che contesta ad oggi l'Europa.


Tra le persone giuridiche interessate anche società partecipate del Comune dell'Aquila – ad esempio l'Asm, che si occupa di raccolta rifiuti, dovrebbe riversare 1,5 milioni di euro – e numerose imprese che, una volta restituito il denaro, sarebbero costrette a portare i libri in tribunale, dichiarare fallimento e licenziare i lavoratori.



LA PIAZZA E LE RESPONSABILITA’

Per questo l’altro ieri L'Aquila è tornata in piazza. Circa 5 mila persone hanno sfilato tra le vie del centro storico, in una manifestazione indetta dalla politica bipartisan – dal vice presidente della Regione Abruzzo Giovanni Lolli del Partito Democratico, al sindaco dell'Aquila Pierluigi Biondi di Fratelli d'Italia. Al corteo hanno partecipato anche diversi esponenti politici nazionali (Giorgia Meloni, Gaetano Quagliarello, Stefania Pezzopane, etc.), con una presenza defilata ma caratterizzata da un volantino autonomo da parte dei comitati e collettivi post-sisma (come il 3e32), e principalmente affollata dalle maestranze organizzate dalle organizzazioni di categoria, dall'associazione dei costruttori a quella dei commercianti, fino ai sindacati.


Per tutti la speranza è che il nuovo governo affronti la Corte di Giustizia europea, “accollandosi” le somme da restituire, al posto dei cittadini e delle imprese. D'altronde, l'errore (cronico), è stato fatto da dirigenti ministeriali dell'esecutivo Berlusconi, perpetrato anche con i successivi governi, ed è chiaro – se si guarda alla vicenda con buon senso – che nessuna impresa colpita abbia ricevuto realmente “aiuti di Stato” così incisivi da poter essere competitiva sulla concorrenza, considerando i danni del sisma, da quelli diretti a quelli dei “microclimi” economici e dell'indotto, letteralmente piegato dall'emergenza terremoto.


Il sindaco de L'Aquila Pierluigi Biondi, a PrimaDaNoi.it, accenna timidamente alle responsabilità del governo Monti, che nel 2012 «notificò in fretta e furia i provvedimenti di sospensione dei tributi, quando la Commissione chiese lumi sulla vicenda, e così dimostrando tutta la sua eurofilia».


L'ex primo cittadino del capoluogo, Massimo Cialente, parla invece di un errore reiterato da tutti i governi degli ultimi anni: «La colpa è stata dei burocrati, più che dei politici – afferma a questo giornale – è assurdo che un piccolo artigiano venga accusato di alterare la libera concorrenza europea, o che l'Asm, che per statuto non può partecipare ad appalti fuori dal confine comunale, debba approfittare dei mancati versamenti per vincere gare in Germania o Spagna».


LE POSSIBILI SOLUZIONI

Oltre alla pressione della piazza, che due giorni fa s'è fatta sentire, e alle mediazioni politiche tra governo e Commissione Europea, un modo per salvare almeno parte delle imprese coinvolte sarebbe l'ancora del Temporary Framework.

Di cosa parliamo?

Nel provvedimento della Commissione Europea si afferma che le imprese debbano restituire il denaro che sarebbe illegittimo solo per importi superiori ai 200 mila euro. Ma in Europa, tra il 2009 e il 2011, vigeva il regime del cosiddetto Temporary Framework: era cioè stata innalzata la soglia del “de minimis” a 500 mila euro.

Si potrebbe far leva su questo aspetto per escludere tutte le imprese – la maggior parte di quelle coinvolte – che devono ridare meno di 500 mila euro. Ma anche in questo caso si viaggia sul filo del rasoio, considerando che lo stesso Governo, nel suo provvedimento di recupero delle somme, è stato persino più realista del re, considerando la soglia di 200 mila euro. La peggiore per le tasche delle imprese aquilane.


Sulla questione mercoledì 18 si pronuncerà anche il Tar, al quale si sono rivolte diverse imprese e enti. Il tribunale, qualora dovesse sentenziare una sospensiva, darebbe ancora altri giorni utili alla politica locale e nazionale al fine di risolvere la vicenda.


Mattia Fonzi