MARE NERO

Trivelle, associazioni diffidano Ministeri su proroghe al pozzo "gemello" di Ombrina

Di fronte a Francavilla e Ortona, dentro le 12 miglia, ma il divieto di legge è ignorato. Perchè?

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ABRUZZO. Si può tenere "congelato" a tempo indefinito un titolo minerario in mare nonostante la legge da oltre 2 anni imponga un chiaro divieto per nuove attività petrolifere nelle 12 miglia dalla costa?

 

 

Secondo il Forum H2O e altre associazioni è incredibile il caso del permesso di ricerca "B.R268.RG" della Petroceltic e di Cygam Energy, esteso su ben 12.668 ettari di mare, e del relativo progetto di perforazione del pozzo "Elsa2", situato di fronte a Francavilla al mare, ben all'interno della fascia delle 12 miglia protetta dai vincoli legislativi introdotti con la Legge di Stabilità 2016 a seguito dell'azione referendaria delle regioni.

Addirittura il titolo ha per limite la spiaggia di Francavilla e Ortona.

Il Permesso di Ricerca è stato assegnato il 24 marzo 2005 per una durata di 6 anni.

A ben 13 anni di distanza è, invece, ancora "vivo e vegeto", sopravvissuto a ben due leggi, prima al Decreto Prestigiacomo rivisto dal Decreto Passera e oggi alla Legge di Stabilità che, non si sa bene su quali basi, non viene applicata.

«Arriviamo al paradosso», dicono ancora le associazioni, «che il titolo è stato sospeso per ben 7 anni e 9 mesi contro un decorso normale di 5 anni e 3 mesi (quindi rimarrebbero solo 9 mesi di vita). Già le prime sospensioni sarebbero criticabili ma questo titolo "highlander" ha avuto non si sa bene con quali motivazioni legali due ulteriori sospensioni assegnate dopo l'entrata in vigore dei divieti delle 12 miglia, la prima il 31 gennaio 2016 della durata di un anno e una seconda il primo gennaio 2017, scaduta il 31 dicembre 2017».

 

 

LE NOVITA’

Ora arrivano due ulteriori novità. La prima è una richiesta al MISE di ulteriore proroga della sospensione del decorso temporale pubblicata sul BUIG di Febbraio 2018.

La seconda arriva dal Ministero dell'Ambiente dove era in corso il procedimento di VIA avviato nel 2014 per la perforazione del pozzo Elsa2.

La Stazione Ornitologica abruzzese aveva inviato una diffida affinchè chiudesse negativamente il procedimento già il 12 settembre del 2016.

Con tutta calma il Ministero ha inviato alla Petroceltic un preavviso di rigetto alla V.I.A. solo alcune settimane fa.

Dalle informazioni delle associazioni, raccolte informalmente, la società avrebbe reagito opponendosi e ora il Ministero starebbe valutando i contenuti della replica.

Per fermare questa «spirale indecente, visto il tenore cristallino della norma approvata dal parlamento e non applicata dai funzionari dello Stato», le associazioni hanno inviato ieri mattina un'ulteriore diffida al Ministero dello Sviluppo Economico affinchè non conceda alcuna proroga provvedendo a far decadere il titolo.

Viene da chiedersi come mai vi sono questi tempi bliblici nei corridoi dei ministeri. Qualcuno spera forse di avere un casus belli per un "Decreto Passera 2" che riapra anche le 12 miglia?

«Chiediamo agli enti locali, alla Regione Abruzzo e ai parlamentari di intervenire duramente sui ministeri per far rispettare la legge», aggiungono le associazioni.

 

 

QUESTIONE AIR GUN

Per quanto riguarda la ricerca/prospezione di idrocarburi con la tecnica dell'air gun oltre a quello della Spectrum di cui si è parlato in questi giorni ci sono altri 8 progetti con V.I.A. favorevole su complessive 11 aree, con il paradosso che su alcune aree si potrà passare con l'airgun ben 2 volte, nel mare davanti alle Marche, o addirittura 3 volte, nel mare antistante la Puglia.

 

Il più vasto è quello della Spectrum Geo Ltd, che fu approvato con Decreto Ministeriale n.103 del 3 giugno 2015, relativo a due istanze di prospezione presentate dalla società denominate “d 1 B.P. -.SP” e “d 1 F.P.-.SP” che riguardano due immense aree, una da Rimini al nord del Gargano e l'altra a sud del Gargano fino al Canale di Otranto, per un totale di circa 3 milioni di ettari.

La seconda area per grandezza è quella che ha avuto il parere di V.I.A. favorevole con D.M.120/2015 del 12 giugno 2015. Si tratta del progetto presentato dalla società Petroleum Geo-Services Asia Pacific Pte.Ltd. (permesso “d 2 F.P-.PG”) che riguarda nuovamente vastissime aree del mare davanti alle coste pugliesi, tra il Gargano e il Canale di Otranto (1,4 milioni di ettari).

Infine il Ministero dell'Ambiente ha emanato altri 7 decreti per la prospezione e ricerca di idrocarburi con la stessa tecnica dell'air gun per aree comunque significative (migliaia o decine di migliaia di ettari) in Adriatico, di fronte alle coste di Marche, Puglia,

 

«Non si deve gettare la spugna e, anzi, bisogna intensificare gli sforzi per allontanare definitivamente petrolieri e affini dall'Adriatico», insistono le associazioni. «Nell'epoca caratterizzata dalla sfida ai cambiamenti climatici e dell'applicazione dell'accordo di Parigi sarebbe folle avviare oggi con le prime attività di prospezione ulteriori progetti che forse potrebbero vedere la luce con nuove piattaforme solo tra 10-15 anni. Il tutto con danni potenzialmente esiziali su fauna marina, pesca e turismo dell'Adriatico».

 

Intanto il portavoce in Senato del Movimento 5 Stelle, Gianluca Castaldi, ricorda che sull'air gun esiste un suo disegno di legge, che dispone un maggiore rispetto per l'ecosistema durante le attività di ricerca di petrolio e gas nel mare, con il divieto di utilizzo dell’air gun.

«Si continuano - prosegue il senatore - a sottovalutare gli enormi impatti negativi che questa tecnica ha sulla fauna e sull’intero ecosistema marino, come dimostrano numerosi studi nazionali e internazionali. Il  mio disegno di legge era composto di due articoli, non aveva bisogno di grandi esami o discussioni. Bastava la volontà politica di approvarlo, volontà che è mancata ai partiti di maggioranza» .

 

L'Abruzzo aveva fatto ricorso al Consiglio di Stato proprio partendo da questo principio di precauzione, ma i richiami sono poi stati ritenuti “infondati e in parte inammissibili”.