L'INCHIESTA

Soccorsi Rigopiano, perché non sono stati utilizzati gli elicotteri militari?

Inchiesta del Tg3: chi doveva richiedere quei mezzi? I soccorsi arrivarono dopo oltre 12 ore dalla tragedia

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FARINDOLA. Perché il 18 gennaio, a Farindola, per trarre in salvo gli ospiti dell’hotel Rigopiano, sepolti da una valanga non vennero impiegati  elicotteri "ogni tempo" dell'esercito o dei reparti "search and rescue" dell'aeronautica militare?

 

Si tratta di mezzi all’avanguardia supertecnologici e costosissimi capaci di muoversi anche di notte e a temperature proibitive. Proprio come quelle che c’erano quella burrascosa e tragica notte nella zona di Farindola.

L’interrogativo è arrivato da una inchiesta del Tg3 Abruzzo di Ezio Cerasi che ha provato, ad un anno dalla tragedia, ad approfondire un altro aspetto della macchina dei soccorsi per capire quello che non ha funzionato.

Se quegli elicotteri fossero arrivati sul posto i soccorritori avrebbero potuto cominciare a scavare con quasi 10-12 ore di anticipo. Ed invece si decise di mandare in avanscoperta sugli sci, i Finanzieri Alpini-Corpo Nazionale di Soccorso Alpino e Speleologico.

Un percorso che normalmente viene coperto in un’ora con neve alta quasi due metri e la strada sparita fu invece drammaticamente percorso in 12 ore tra mille difficoltà nel reperire turbine e benzina per il mezzo.

 

Gli elicotteri avrebbero potuto giungere sul luogo in circa un’ora dunque tra le 20 e le 21 al massimo invece che le 5 del mattino come capitato.

 

 

AVE CAESAR

Il sito della Difesa spiega che l’elicottero HH-101A “CAESAR” è un aeromobile «di ultimissima generazione», uno dei gioielli tecnologici di AgustaWestland del gruppo Finmeccanica, che tra i suoi compiti principali ha anche il recupero di persone, civili e militari, in situazione di difficoltà in aree di crisi.

Il mezzo in grado di ospitare a bordo un equipaggio di 5 persone oltre a 20 soldati totalmente equipaggiati, oppure fino a 6 membri di equipaggio e 8 soldati per operazioni speciali.

 

Le  sue elevate prestazioni e capacità sono state ampiamente dimostrate «in numerose missioni sul campo nelle più diverse condizioni ambientali, dai climi gelidi dell’Artide e dell’Antartide alle elevate temperature del deserto».

 

 



L’ELICOTTERO DELLA GUARDIA COSTIERA NON CE LA FA

L’inchiesta giornalistica ha rivelato anche un altro aspetto inedito, ovvero la tentata ricognizione su Rigopiano da parte di un elicottero HH139 della Guardia Costiera di Pescara.

Una richiesta non ufficiale arrivò dal rappresentante del 118 della sala operativa che dopo aver raccolto voci su problemi all’hotel chiese aiuto al comando della direziona marittima.

Equipaggio era già in volo per altre emergenze maltempo e provò ad arrivare sul posto ma non ce la fece a causa di problemi di ghiaccio sul parabrezza.

«Gli HH 139 in dotazione alle forze armate non dispongono del “Fips” ( Full ice protection system) la protezione totale antighiaccio che protegge dalla maggiore insidia per un elicottero», ha raccontato al tg3 Abruzzo Luigi Turchetti, ex pilota istruttore dell’Esercito ed ex comandante della task force elicotteri della missione Unifil in Libano.

«Gli NH 90 dell’Esercito e della Marina Militare e gli HH 101 Caesar del 15° Stormo dell’aeronautica Militare - “Search and Rescue - sono invece dotati del sistema Fips».

Turchetti ha spiegato comunque che «l’equipaggio si alza comunque in volo, si tenta sempre stando attenti alla salvaguardia dell’intero equipaggio».

 

E invece su Rigopiano non ci fu nessun tentativo.

Cerasi ha verificato e fonti riservate del 15° Stormo hanno escluso operazioni di questo tipo in quei giorni. Stessa conferma è arrivata anche dai piani di volo dell’ aeroporto di Pescara: non c’è traccia di passaggi di aerei militari.

 

 

IL PREFETTO PROVOLO ANCORA NEL MIRINO

Ma chi avrebbe dovuto chiedere intervento del Cesar di base a Cervia o del Nh a Viterbo?

Secondo Costantino Saporito, segretario nazionale Usb dei Vigili del Fuoco, tutto sarebbe dovuto partire dal prefetto di Pescara, Francesco Provolo, uno degli indagati: «era lui la persona che aveva più informazioni, il capomaglia che doveva dare la prima valutazione del rischio e girarla a Roma per far arrivare i mezzi militari».

E invece a Roma le notizie dell’emergenza Rigopiano sono arrivate  il 19: «la sala crisi nazionale dei Vigili del Fuoco», ha confermato Saporito, «ha saputo il giorno dopo, è quello che risulta dal mattinale, e questo  la dice lunga su quello che non ha funzionato:  né la comunicazione né la valutazione del rischio iniziale che è molto importante per un soccorritore, è vitale».

 

 

«ARRIVEREMO DOVE ALTRI NON POSSONO ARRIVARE»

Tra i documenti evidenziati anche un atto della Commissione Difesa della Camera dei Deputati che nel 2008 autorizzò l’acquisto dei Caesar, sottolineando soprattutto la «capacità di operare con temperature polari fino a 45 gradi sotto lo zero».

L’HH 101  «arriverà dove gli altri non potranno arrivare», disse nel 2016 in un’intervista alla Rai rispolverata dall’inchiesta, l’ex capo di stato Maggiore dell’Aeronautica, Pasquale Preziosa, quando entrò in servizio il Caesar nella base di Cervia, a poco più di un’ora di volo da Rigopiano.

Un elicottero da oltre 100 mln di euro osannato quando bisogna acquistarlo, dimenticato quando potrebbe servire.  

 

Il 15° Stormo dell’Aeronautica militare svolge attività di ricerca e soccorso 24 ore su 24 con equipaggi altamente specializzati e in grado di entrare in azione anche in 30 minuti dalla richiesta di soccorso.

 

 

DI ELICOTTERI A DISPOSIZIONE IN REALTA’ CE NE SONO ANCHE MOLTI ALTRI

Come aveva già ricostruito un anno fa David Colantoni, in realtà se l’organizzazione fosse stata impeccabile, ci sarebbe stato l’imbarazzo della scelta su a chi affidarsi dal momento che lo Stato dispone di tantissimi elicotteri militari in dotazione che avrebbero potuto e dovuto essere   impiegati  per  portare immediatamente   i primi soccorritori sul luogo della tragedia,  nella ipotesi che non fosse stato  disponibile, per qualche grave  motivo, nemmeno  uno dei 4 HH-101A CAESAR.

Per esempio, ricostruisce Colantoni, il Bell AB 212 ASW  (oltre 60 esemplari in dotazione) abilitato a volo notturno e in condizioni di scarsa visibilità o gli  CH-47, o anche l’UH 90A e SH-90A –21 esemplari già operativi nelle Forza Armate che può validamente essere impiegato in versione TTH: Tactical Transport Helicopter, che noi abbiamo,  per operazioni di ricerca e salvataggio o di soccorso medico. Perché non sono stati fatti alzare questi straordinari mezzi di salvataggio militari?

 

 

a.l.