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Ryanair: responsabile Enac ammette: «protezioni politiche dall’alto»

«Come fa la compagnia a vendere biglietti a 9 euro?»

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ROMA. Una protezione politica dall’alto e nemmeno Enac può farci nulla per cercare di portare Ryanair sulla ‘retta via’. Contratti anomali dei piloti? Vantaggi fiscali rispetto ad altre compagnie?

«Non è che se nessuno interviene vuol dire che non ce ne siamo accorti. Noi ci possiamo mettere di traverso quanto vogliamo ma alcune decisioni sono politiche».

A svelarlo alle Iene è stata il direttore aeroportuale Enac, Monica Piccirillo che, ripresa a sua insaputa, ha chiarito che contro il colosso delle low cost poco o nulla si può fare.

Il racconto di Piccirillo è stato chiarissimo: «Ryanair ha possibilità di lucrare e avere vantaggi che altri operatori che obbediscono a condizioni un po’ più regolari chiaramente non riescono a puntare. Nel momento in cui noi ci siamo messi  di traverso si è andati oltre perché poi da Dublino sono andati a Roma ed è stato trovato il compromesso».

Eppure le contestazioni che si dovrebbero muovere alla compagnia irlandese non sono di poco conto e le hanno svelate alcuni ex piloti che hanno abbandonato il vettore.

Si tratta di una serie di ‘trucchetti’ grazie ai quali la compagnia irlandese riesce nella magica impresa di tenere i prezzi dei biglietti molto bassi. C’è anche da dire che alcun riferimento è stato fatto da parte delle Iene ai milioni di soldi pubblici che ogni anno la compagnia incassa dalle Regioni attraverso le società di gestione degli aeroporti.



IL CONTRATTO DEI PILOTI

Negli ultimi mesi oltre 700 piloti sui 4000 presenti in azienda si sono licenziati. Uno di loro, italiano, di base in Italia, ha raccontato i motivi.  

«I contratti sono registrati in Irlanda e pagavo le tasse e i contributi in Irlanda. Questo è un risparmio per la compagnia dal momento che lì la tassazione è più bassa». Non avendo pagato i contributi all’Inps, inoltre, non avrà la pensione in Italia. Poi in Irlanda non c’è la tredicesima o la liquidazione quando uno se ne va.

Ma secondo una direttiva europea recepita anche dall’Italia, i lavoratori che prestano servizio in Italia per una compagnia straniera devono avere le stesse garanzie previste per i lavoratori italiani. E devono pagare le tasse in Italia.

«Il fisco è venuto a cercarci tutti», ha raccontato l’ex pilota, «e a causa di una denuncia del Ministero del Lavoro ci sono state notificate le cartelle esattoriali».

Il contratto, inoltre, rispetterebbe le leggi irlandesi ma non quelle italiane: «non abbiamo ferie, non abbiamo malattia, non abbiamo niente e poi in Italia un pilota non può avere la partita Iva».



SI GUADAGNA SOLO SE SI VOLA

Un altro pilota ha raccontato che si guadagna esclusivamente quando si vola.

«Di conseguenza se sei malato vai a lavorare, se poi per colpa di un raffreddore ti viene pure l’ otite è un problema tuo». Al rientro dalla malattia, inoltre, secondo la normativa italiana un  medico aeronautico dovrebbe certificare il buono stato di salute e dare il via libera per il rientro. Questo non accadrebbe in Ryanair dove ci si accontenta di una semplice autocertificazione o del certificato di un medico di base.

 Inoltre ai piloti e agli assistenti non viene fornito il cibo che deve essere acquistato personalmente in aeroporto o sull’aereo. E anche questo è un problema non di poco conto. «E’ importante», ha svelato l’ex dipendente Ryanair, «che comandante e vice comandante mangino due cose diverse  per evitare che entrambi stiano male ma nessuno verificava».



IL CARBURANTE

Gli ex piloti hanno poi raccontato di una classifica di piloti più bravi e meno bravi. I migliori sono quelli che riescono a consumare meno carburante. «Più carburante c’è sull’aereo, più l’aereo pesa e più consuma. Dunque per consumare meno bisogna assumersi qualche rischio, come quello di imbarcare meno carburante».

E questo avrebbe avuto dei risolti negativi qualche mese fa a Madrid quando un centinaio di voli, a causa del maltempo, sono stati dirottati a Valencia.

«C’erano tutti gli aerei in coda e questo comportava almeno mezz’ora di attesa. Il volo Ryanair ha dato il mayday ed è stato fatto passare per primo. E poi anche un secondo aereo Ryanair».

La compagnia di volo, tramite il portavoce italiano, ha smentito tutto e assicurato che i piloti hanno ferie, malattie e tfr. Ma per le Iene è stato impossibile mostrargli i loro stessi contratti di lavoro in quanto la società ha deciso di rispondere tramite un video registrato da loro per evitare il contraddittorio.  


LA REPLICA DI RYANAIR

In una nota aggiunta, inviata a primaDaNoi.it (non sappiamo se sia stata spedita anche alle Iene), la compagnia smentisce che abbiano lasciato 700 dipendenti: «nell'anno in corso, se ne sono andati meno di 100 Capitani e meno di 190 Primi Ufficiali . Abbiamo oltre 4.200 piloti (5.2 membri per aeromobile) e da gennaio abbiamo reclutato più di 1.000 nuovi piloti».
La compagnia smentisce anche l’ex pilota di Ryanair che afferma che «se sei malato, vai al lavoro».

«Nessun pilota si reca al lavoro "malato". Ryanair provvede ad uno schema di retribuzione della malattia sia per i suoi dipendenti diretti che per i piloti liberi professionisti. Nessun pilota vola se malato e nessun pilota perde soldi se in malattia poiché tutti i giorni di malattia vengono tranquillamente recuperati nella programmazione dei turni di lavoro successivi.  Nel 2016, i nostri piloti liberi professionisti avevano denunciato in media pochissimi giorni in più di malattia rispetto ai piloti direttamente impiegati da Ryanair, fatto che confuta queste false affermazioni».