PIATTO RICCO

Mense Pescara, scatta un’altra inchiesta sui misteri del grano e delle firme

Di Pillo (M5s) firma denuncia per chiedere chiarezza su alcune informazioni emerse

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PESCARA. La pasta somministrata agli alunni delle scuole di Pescara è italiana al 100% oppure no? L’interrogativo, girato alla Procura in un esposto firmato dal Movimento 5 Stelle, non è marginale perché una eventuale risposta negativa starebbe a significare che l’azienda vincitrice dell’appalto da 16 milioni di euro, la Cir Food, non ha rispettato il capitolato ed il Comune non se ne sarebbe accorto dimostrando ancora una volta poca attenzione.

Nel bando si dice, infatti, che la pasta somministrata agli studenti della città a pranzo deve «essere prodotta con farine di grano duro coltivato e prodotto in Italia».  

La vicenda sembrava chiusa già un paio di mesi fa quando il Comune aveva certificato che la pasta che arriva nei piatti dei ragazzi è «italiana al 100%».

Il consigliere comunale del Movimento 5 Stelle, Massimiliano Di Pillo, però, ha fatto ulteriori ricerche.

Il dubbio che i grani utilizzati non siano totalmente italiani gli è rimasto (anche a causa di una nuova risposta dell’azienda La Molisana), e ha così deciso di protocollare un esposto, firmato dall’avvocato Andrea Colletti, deputato dei 5 Stelle e da qualche giorno portavoce del M5S alla Camera.

A questo punto sarà la magistratura a dover stabilire che cosa mangiano i ragazzi pescaresi e se le regole sugli appalti sono state rispettate.

La questione è rilevante sotto diversi punti di vista poichè l’eventuale non rispetto del capitolato potrebbe tradursi di fatto in uno scadimento della qualità del servizio ed in una utilità aggiuntiva per l’impresa. Non ci dovrebbero essere, invece, in teoria, ripercussioni sulla qualità della pasta.



LA VECCHIA INCHIESTA ED IL PROCESSO IN CORSO

Così dopo meno di tre anni scatta una nuova inchiesta sulle mense

proprio mentre il processo è ancora in corso. I fatti contestati nella indagine della Finanza del 2014 riguardano la gara d’appalto che la precedente amministrazione aveva bandito nel 2013 per rinnovare la gestione del servizio. Appalto affidato alla ditta Cir food, risultata vincitrice, ma subito annullato dalla giunta di allora, con un procedimento di autotutela, in seguito a una segnalazione di una ditta concorrente.

Quella segnalazione ipotizzava alcune irregolarità nella gara e si faceva presente che il responsabile unico del procedimento del Comune risultava il padre di un dipendente del centro alimentare di Montesilvano della Cir food, cioè la ditta vincitrice.

Dalle intercettazioni e dalle indagini emersero contatti anche con  l’attuale amministrazione di centrosinistra e una lista di persone da assumere proposte dai vari amministratori. Una familiarità inopportuna tra la ditta controllata e l’ente pubblico controllore e stazione appaltante.

L’assunzione del figlio del Rup è solo l’apice del sistema che sta emergendo nel processo. 


Nei guai sono finiti l’ex dirigente responsabile del settore servizi scolastici del Comune Germano Marone, l’ex responsabile del servizio di refezione scolastica  Paolo Di Crescenzo e quattro dirigenti della Cir Food: il procuratore dell’azienda Marcello Leonardi, il responsabile commerciale Alberto Santini, il capo area Giorgio Righi e Camillo D’Ercole.

 


STORIA CHIUSA?

Il nuovo appalto è stato assegnato l’11 agosto 2016 e il primo di ottobre del 2016 ha avuto inizio il servizio per i 10 istituti comprensivi di competenza del Comune di Pescara.

L’attenzione non si è mai abbassata e così una serie di interrogativi sono stati posti dal consigliere comunale del Movimento 5 Stelle, Massimiliano Di Pillo, per sapere se l’amministrazione comunale vigilava attentamente sull’erogazione del servizio (attenzione che secondo le risultanze delle indagini del 2014 il Comune non aveva avuto contribuendo a causare un ingiusto vantaggio alla ditta).  


La risposta del Comune e dell’assessore è stata netta: controllo ferreo e attento. 

 

Più attento è stato il consigliere Di Pillo che ha iniziato a capire se effettivamente il grano fosse italiano oppure no.

Anche PrimaDaNoi.it ha fatto la sua parte illustrando e certificando alcune incongruenze, le spiegazioni del Comune e la certificazione firmata della ditta che fornisce la pasta.


Di Pillo contatta pure l’ufficio clienti della Molisana via Whatapp ricevendo la conferma ufficiale che l’azienda utilizza  una miscela di farina italiana e farina estera («prevalentemente statunitense ed australiano»).

Questo perché, chiarisce ancora la società nel messaggio, «per ottenere un prodotto che sia tenace, con un alto valore proteico ed un apprezzabile indice di giallo, è necessario miscelare sapientemente diverse varietà di grano duro, in parte italiano (che presenta un’ottima tenacità) e grano estero che offre un valore proteico eccezionale».

Del resto erano le stesse cose che PrimaDaNoi.it aveva documentato citando la pagina del sito ufficiale della ditta.


A questo articolo risponde il Comune inviando la certificazione firmata.



«GRANO ITALIANO: ECCO LA CERTIFICAZIONE»

Il Servizio Ristorazione del Comune disse di aver acquisito, sia dalla concessionaria che dalla stessa ditta produttrice, la documentazione comprovante «l’origine totalmente italiano del grano utilizzato».

Dalla documentazione si deduce che la Molisana utilizza pasta della linea denominata «grandi cucine» per cui vengono utilizzati solo grani italiani.

In particolare viene fatto presente che l'azienda La Molisana:

- per rispondere alle diverse esigenze di mercato utilizza miscele di semole con caratteristiche differenti che caratterizzano il prodotto finale;

- per i prodotti a marchio La Molisana Grandi Cucine sono utilizzate Semole Italiane prodotte presso Fratelli Ferro, Semolerie Molisane S.r.l. Viale Unità d’Italia, 11 – 86025 Ripalimosani (CB) e che i grani utilizzati sono di provenienza italiana dalle regioni Molise e Puglia;

- utilizza semole provenienti da miscelazione dei migliori grani provenienti dall’Italia, Europa, Canada, Stati Uniti , per i marchi: La Molisana, La Molisana Extra di Lusso, Cavalier Giuseppe Ferro.

«Nelle schede acquisite dalla ditta fornitrice della pasta nelle Scuole», spiega la nota del Comune, «si evince che tutta la pasta che viene utilizzata nelle nostre mense cittadine è di marca “La Molisana Grandi Cucine,  che, come più sopra spiegato, è prodotta esclusivamente con grado di provenienza nazionale».

Certificazione controfirmata dall’amministratore delegato de La Molisana spa, Giuseppe Ferro, il 16 novembre del 2016.


Proprio dal documento pubblicato Di Pillo nota un’altra anomalia che ha segnalato alla Procura.

Ovvero la firma dell’amministratore delegato in calce al documento inviato al Comune per garantire la provenienza italiane del grano sembra diversa rispetto alla firma dello stesso su un altro documento di 7 mesi dopo.

Come mai? Perchè il Comune non se n’è accorto?

«La giurisprudenza», scrive Colletti nell’esposto, «è concorde nel ritenere che le prescrizioni contenute negli atti di gara debbano essere assolutamente vincolanti per i concorrenti in quanto la stazione appaltante deve ricevere quanto richiesto e i concorrenti devono rispettare la par condicio nelle gare. Diversamente ne dovrebbe conseguire l’illegittimità dell’aggiudicazione della gara».

Nell’esposto si chiede proprio di verificare perché la Cir Food non sia stata estromessa: la pasta è italiana o qualcuno non ha controllato quello che doveva controllare?