I DATI

Scuole sicure: in Abruzzo la maggior parte non è antisismica

I dati ricavati dai siti ufficiali e diffusi oggi dal M5s

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ABRUZZO. La domanda è semplice ma la risposta finora non lo è stata. Le scuole abruzzesi sono sicure, dunque, sono state adeguate alle normative antisismiche. In altre parole rispettano la legge?

La risposta ufficiale è no, la maggior parte non è stata adeguata e dunque risulta insicura.

Lo si evince dai dati estrapolati dai siti istituzionali che fanno capo al Governo e riportano dati sui lavori effettuati.

La situazione è stata illustrata questa mattina dal M5s che ha proposto una interrogazione parlamentare per vederci chiaro e approfondire il perchè di questa situazione.


«I dati delle scuole abruzzesi, che abbiamo raccolto e messo insieme in tabelle e grafici», ha detto Gianluca Vacca, capogruppo M5S della commissione Istruzione della Camera «fotografano una realtà che, qualora fosse confermata, sarebbe a dir poco drammatica».

I dati sono quelli ufficiali forniti dal Ministero e pubblicati sul sito Scuole in chiaro, che secondo quanto riportato sul sito stesso, dovrebbe essere aggiornato a gennaio 2016.

Qual è dunque la situazione delle scuole abruzzesi secondo i dati ministeriali?

A livello regionale, un quarto delle nostre scuole viene classificato come “Non progettato o successivamente adeguato con la normativa tecnica antisismica”.

A Pescara (zona sismica 3, bassa) circa l'80%, a Teramo (zona sismica 2, medio-alta) l'87%, a L'Aquila, (zona sismica 2, medio-alta) nonostante il sisma del 2009, il 70% e a Chieti (zona sismica 2, medio-alta) addirittura il 100%.

Il dato non è molto differente se si allarga lo spettro a tutto il territorio provinciale, con l'aquilano che arriverebbe a circa il 60% di scuole “Non adeguate”.

Tra gli altri comuni più grandi, Avezzano (in zona sismica 1, la più alta) sembrerebbe avere più della metà degli edifici scolatici “Non adeguati”, mentre a Nereto (zona sismica 2), uno dei comuni in una situazione più a norma, 'solo' il 33% viene classificato come “Non adeguato”.

«In pratica, siamo costretti paradossalmente a registrare quella che dovrebbe essere una grave anomalia, ovvero un terzo delle scuole non a norma, come un esempio virtuoso», ha detto Gianluca Vacca, «questa situazione non è più sostenibile. Gli interventi e i soldi sbandierati dal governo Renzi, bel lontani da tutti i miliardi promessi, non sono sufficienti a risolvere definitivamente quella che è una vera e propria emergenza sociale. Presenteremo un'interrogazione parlamentare mentre il M5S ha fatto varie proposte in questi anni in materia, sempre ignorate dal governo» .

Anche la situazione a Chieti è dubbia.

Il sito del Ministero non risulta aggiornato e nessuna scuola sarebbe sicura e conforme alla normativa antisismica ma il sindaco Di Primio pochi giorni fa ha affermato il contrario. E’ certo dunque che qualcosa è stato fatto ma non comunicato al ministero.

«Noi depositeremo comunque, nei prossimi giorni», ha detto il consigliere comunale Ottavio Argenio, «una mozione per far sì che il Sindaco e la Giunta provvedano, per quanto di loro competenza ed in tempi rapidi affinché ciascun cittadino possa informarsi direttamente dai canali ufficiali e quindi utilizzando il sito messo a disposizione dal Ministero. Nel frattempo, già dalla fine del mese di agosto, abbiamo eseguito un accesso agli atti per avere contezza dei certificati di collaudo dei lavori eseguiti nelle scuole di Chieti e dei certificati di idoneità sismica e statica relativi a ciascun immobile. Vogliamo capire, per ogni singola scuola oggetto di intervento, in cosa sono consistiti i lavori e quali risultati hanno conseguito in termini di sicurezza. C'è infatti una differenza sostanziale tra lavori di “miglioramento” e “adeguamento” sismico ed è giusto fornire le informazioni nella maniera più corretta e completa possibile».

E un incontro pubblico a Chieti è stato organizzato per il 14 settembre.

«Il presidente D'Alfonso appena insediato e quindi due anni fa», ha detto Domenico Pettinari consigliere regionale, «avrebbe dovuto richiedere quello che ha chiesto poche ore dopo il terremoto: la verifica del rischio sismico di tutte le strutture con particolare attenzione a scuole, edilizia pubblica comunale , infrastrutture e patrimonio della regione . Avrebbe dovuto richiedere una verifica preventiva e non a posteriori. Purtroppo siamo a constatare per l'ennesima volta la miopia di una classe politica che cerca di chiudere la stalla quando i buoi sono già scappati».