LA DIMENTICANZA

Spesso bugie e internet: l’anello milionario di Abruzzo Engineerig e altre storie

Una grande infrastruttura dimenticata che doveva trasformare la regione in “avanguardia digitale”

Redazione Pdn

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ABRUZZO. Una recente delibera di giunta ammette la dimenticanza e mette a bando lavori per 200mila euro per “valorizzare” l’infrastruttura che verrà concessa a privati. Il triplo salto carpiato riuscirà alla Regione?

L’ossessione continua: vecchie storie che sembravano dimenticate, seppure misteriose, costose e angoscianti che ritornano prepotenti, tutte da pagare oggi con gli interessi.

Ogni volta che si parla di Abruzzo Enginnering si rischia di tremare per quello che potrebbe emergere dal buco nero al centro dell’universo della Regione Abruzzo che, oggi, secondo la dottrina della classe dirigente, «è una società in pieno rilancio» .

Qualche stipendio non ha fatto in tempo ad arrivare dopo molti mesi di attesa che già sono due quelli arretrati in una eterna rincorsa  che dimostra che qualcosa ancora non va.

Tra le ragioni stesse della nascita di Abruzzo Engineering c’era la costruzione del mega anello di fibra ottica che doveva finalmente estirpare l’Abruzzo dal passato e catapultarlo in un futuro magnifico e veloce dove internet avrebbe rivoluzionato la vita di tutti e spinto l’economia creando nella regione verde d’Abruzzo la Silicon Valley d’Europa. Il digital divide sarebbe stato eliminato totalmente.

Una favola amara alimentata da promesse false, mai realizzate, pompate ad arte e che, accanto ad una incompetenza della classe dirigente ai più alti livelli, ha permesso di fatto di congelare l’Abruzzo per dieci anni, relegandoci nel fondo delle classifiche tra le regioni più tecnologiche.

Altro che Silicon Valley d’Europa: danni ingenti da sviluppo mancato che in qualunque tribunale avrebbero calcolato per centinaia di milioni di euro.


I COMPARI DELL’ANELLO

Abruzzo Engineering nasce ufficialmente ad ottobre 2006 dalle ceneri di Collabora Engineering con lo scopo peculiare di occuparsi del settore tecnologico, informativo e di sviluppare le reti digitali.

Nel 2007 una delibera di giunta Regionale (Ottaviano Del Turco) attribuiva ad Abruzzo Engineering S.C.p.A. «l’esercizio di diritti speciali… omissis … al  fine di dare concreta attuazione alle funzioni ed attività relative alla sicurezza ambientale e territoriale, nonché per la realizzazione e gestione di un’infrastruttura a banda larga e la realizzazione di servizi ad essa connessi».

Fino al 2008 la società partecipata riceve fondi e incarichi ulteriori girando sempre direttamente le commesse a Selex Se.Ma. di Stornelli.

Poi arriva il terremoto: prima quello giudiziaria di Sanitopoli che si porta via Lamberto Quarta, l’uomo solo al comando messo lì da Ottaviano Del Turco, poi arriva quello vero de L’Aquila e quello creato da Gianni Chiodi che decide che ci sono troppi lati oscuri e pericoli: meglio liquidare la società. Lati oscuri che l’ex presidente non ha mai avuto il coraggio di perseguire pur avendo dimostrato di conoscerli bene.

Più che una liquidazione una ibernazione durata 5 anni fino al 2015 quando la nuova giunta D’Alfonso decide per la resurrezione, problematica e ancora incerta, ma sempre resurrezione.

Nel frattempo Selex Sema -accusata da Chodi - fa causa alla Regione e chiede oltre 30 mln di euro. La causa rimasta misteriosa e gli atti sempre negati a chi voleva capire nel merito quali fossero le ragioni addotte dalle parti non è approdata in tribunale preferendo la composizione bonaria grazie alle mediazioni della nuova giunta con i nuovi vertici di Finmeccanica.

All’epoca si disse che in quel processo sarebbero emerse altre nefandezze ma quel processo non ci sarà per accordo tra le parti.

Causa sparita e acquisto delle quote Selex, misteri risolti fra galantuomini e tutto a posto.

Questa è la versione ufficiale che però nasconde zone d’ombra imposte dalla giunta regionale di oggi che non pubblica tutti gli atti allegati alle delibere mentre il sito istituzionale non soddisfa le curiosità di chi vuole sapere.

Insomma la grande opera dell’anello per far arrivare internet nelle zone interne era il fiore all’occhiello ma di fatto non è mai entrato in funzione, pare fosse stato ultimato ma non collaudato, di certo non messo in funzione nè reso fruibile. Anche in questo caso gli atti richiesti sono sempre stati negati.


BLA BLA BLA

Ed oggi suonano come una beffa le dichiarazioni di un tempo:

23 OTTOBRE 2007.  «L'Abruzzo che vi presentiamo oggi è l'Abruzzo in grado di fornire servizi, viaggiare sulla banda larga e puntare dritto allo sviluppo economico del territorio». Così il presidente della Regione, Ottaviano Del Turco presentava il nuovo piano industriale di Abruzzo Engineering alle autorità regionali e provinciali, alla presenza degli altri rappresentanti degli azionisti aziendali. C'erano l’amministatore delegato AE Lamberto Quarta,  il presidente di Finmeccanica, Pierfrancesco Guarguaglini e il presidente della Provincia dell'Aquila, Stefania Pezzopane. Era presente anche Sabatino Stornelli, amministratore delegato di Selex Se-ma, la società di Finmeccanica che si occupa del progetto per lo sviluppo tecnologico della regione.

Del Turco, Quarta, Guarguaglini e Stornelli negli anni seguenti furono risucchiati da sventure giudiziarie accusati a vario titolo anche di corruzione, come dire che Abruzzo Engineering non portasse proprio una gran  fortuna.

In quella occasione si disse che l'anello telematico che avrebbe dovuto congiungere sei aree urbane abruzzesi, avrebbe portato la banda larga anche verso i comuni dell'entroterra abruzzese.

«I primi mesi del 2008 saranno determinanti per la messa a regime del sistema. Si stanno individuando, intanto, i cosiddetti POP (Point of Presents): strutture cardine dell'anello da cui partirà il segnale (sistema wireless) verso le zone montane», disse Quarta, «I POP saranno localizzati all'Aquila, Pescara, Teramo, Chieti, Sulmona e Avezzano».

«E' un risultato straordinario - ha aggiunto Del Turco - anche impensabile un anno fa. Un pezzo di storia dell'Abruzzo che guarda al futuro mentre, dall'altra parte sopravvivono gli echi e le contraddizioni del passato. Per fortuna noi siamo dalla parte giusta. Stiamo investendo sullo sviluppo armonico di questa regione e attraverso soluzioni altamente innovative intendiamo aumentarne la competitività. Concluso l'anello, infatti, Abruzzo Engineering sarà in grado di offrire servizi che, viaggiando sulla banda larga, renderanno più agevole il rapporto tra Pubblica amministrazione, cittadino e imprese».

«Concluso l’anello…»  diceva Del Turco nel 2007….

Ma la verità è più amara e ad oggi si può dire con certezza che quella infrastruttura costata oltre 30 mln di euro non è mai entrata in funzione.


LA CONFESSIONE POSTUMA

La prova è in una recente delibera della giunta D’Alfonso in pratica una vera e propria confessione per interposta persona che arriva con enorme ritardo e che forse doveva servire a confondere carte e ricordi e sfumare le enormi responsabilità in capo a chi non è stato capace di valorizzare quei milioni spesi.

Roba che persino la Corte dei Conti  potrebbe avere difficoltà a dipanare la matassa nel caso volesse.

Ma tant’è.

Delibera 373 del 2016, oggetto: «Attivazione e messa in manutenzione dell’infrastruttura di fibra ottica regionale realizzata da Abruzzo Engineering nell’ambito dell’Asse III attività 2.1 del por Fesr Abruzzo 2007-2013».

«Attivazione e manutenzione» di un’opera finita di costruire nel 2009 e che ad oggi potrebbe non essere utilizzabile, anche parzialmente, e di certo non all’avanguardia, sarebbe cosa da far rizzare i capelli ai più ma non in Abruzzo dove tutto scorre tranquillo e placido.

Di fatto la delibera stabilisce un bando pubblico per quei fortunati che volessero mettere mano alla “preziosa” infrastruttura che dovrebbe essere ben descritta nel dettaglio in un misterioso “allegato A” che la Regione Abruzzo decide discrezionalmente di non pubblicare come ormai consuetudine.

A bando ci sono lavori per 200mila euro per la sistemazione della infrastruttura dimenticata e bisognosa di una “rinfrescata” e poi si cerca un soggetto che voglia utilizzarla pagando 190mila euro alla Regione. In questo modo si cerca di far fruttare una specie di arnese dimenticato in soffitta ma bisognerà intanto capire quanti si presenteranno alla chiamata e poi qualcuno dovrà spiegarci perchè un’opera pubblica debba essere data in concessione ad un privato quando doveva e poteva essere utilizzata dal pubblico per finalità pubbliche.

 

Nel testo della delibera, però, scappa una frase che fa immaginare il quadro desolante: «l’infrastruttura è inutilizzata e prima di qualsiasi forma di manutenzione da aprile 2009».

Pur con molti sforzi è difficile avere conferma dalle carte pubblicate se e quando l’anello è mai stato messo in funzione.

Se prima si diceva che «giace inutilizzato da aprile 2009» si potrebbe intendere che fosse operativo prima.

Ma il 15 dicembre 2008 venne liquidato il primo stato di avanzamento mentre il secondo a giugno 2010 e in una determinazione sempre di giugno 2010 si parla anche di «collaudo positivo».

Dunque tutto a posto, nessun problema?

Allora perchè dal 2009 ci si è dimenticati dell’anello e si è deciso di non metterlo a disposizione della collettività?

Ennesimo mistero destinato a rimanere insoluto perchè l’attuale giunta non dà risposte nel merito su quanto è accaduto in passato.

 


DISTRAZIONI E SPARIZIONI

Quello che la delibera di giunta non dice è che fine abbiano fatto i soldi dell’Europa (i finanziamenti Por Fesr) che la Regione ha girato ad Abruzzo Engineering e da questa a Selex «senza giustificativi».

Sono proprio i soldi che servivano per costruire l’anello famigerato.

Il giochetto scoperto dalla dirigente responsabile della stessa Regione, Giulia Marchetti, consisteva nel pagare a Selex in base a fatture che poi venivano stornate: i soldi erano ormai sul conto della società di Finmeccanica ma le fatture erano state annullate e di fatto il passaggio dei soldi senza alcun giustificativo.

Come fosse un regalo...

 

Il documento firmato dalla dirigente  è particolarmente importante perché oltre le inchieste penali, alcune ancora in corso che hanno accertato alcuni illeciti e che hanno coinvolto Selex e Finmeccanica, oltre i sospetti di gestione “allegra” della società mista e ampi sospetti sulle commesse affidate, ci sono tre paginette in cui la Regione dice alla Regione: “occhio sono state fatte cose molto strane senza alcun tipo di controllo. Perché?”

E poi c’erano i sospetti di bilanci falsi come aveva certificato il fido collaboratore Carmine Tancredi, amministratore ombra del governo Chiodi ma la denuncia non ha avuto alcun seguito.

Mistero anche su 10 mln di euro spariti dal bilancio di Ae dopo il terremoto non è possibile sapere se siano gli stessi girati a Selex senza giustificativo o altri ancora.

Come siano state messe a posto le cose grazie al ritiro della causa civile intentata, l’acquisto delle quote Selex è impossibile dirlo per un comune mortale.

 


MEGLIO UNA CALUNNIA...

Di bugie sull’argomento ne sono girate molte, tutte volte ad un comune obiettivo: creare confusione per evitare che emergessero brandelli di verità.

E siccome le cose proprio attraverso questo giornale sono emerse con molto anticipo, e poi confermate da alcune procure, si sentì il bisogno di tappare la falla di verità persino mettendo nero su bianco accuse pericolose e rischiando la calunnia.

Una leggerezza che pesa ancora di più se a scrivere è il quotatissimo avvocato Francesco Carli, già nel cda di Ae con Quarta e Stornelli, e poi nominato liquidatore da Chiodi ed oggi ancora in sella seppure affiancato al “direttorio”.

In una della sue querele contro PrimaDaNoi.it (peraltro sposata in pieno dalla procura di L’Aquila che non ha svolto alcun atto di indagine nè verificato le affermazioni) scriveva che «l’ingiusta diffusione di notizie di inchieste panali, lavori pagati e non eseguiti o eseguiti male, comporta discredito e getta un pesante velo su di una società consortile con partecipazione pubblica, impegnata nella realizzazione di compiti e progetti di alto valore e utilità collettiva».

Se i progetti erano «di alto valore» e perseguivano una «utilità collettiva» ma poi non sono mai stati utilizzati non sarà per caso che oltre la calunnia, oggi, dopo la pubblicazione della delibera di giunta,  vi si possa intravedere davvero una confessione postuma per interposta persona?

Una incapacità pagata cara dall’intera regione.


a.b.

REGIONE ABRUZZO. DGR373-2016