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La pista ciclabile abruzzese è diventata uno spezzatino pericoloso e costoso

Il progetto unitario originario non c’è più. Le Province hanno girato i finanziamenti ai Comuni

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ABRUZZO. All’inizio erano 131 chilometri di pista ciclabile da realizzare  al costo di 33 mln di euro poi lievitati per via di ulteriori finanziamenti per agevolare mobilità e turismo.

All’inizio la Regione targata Chiodi decise di individuare come soggetti attuatori le tre province costiere che avrebbero dovuto progettare e bandire gli appalti per i loro territori di competenza. Dunque tre progetti, tre bandi e tre appalti.

 Ma appena pochi mesi dopo (era il 2013) ogni comune interessato “spontaneamente” ha iniziato a richiedere alla propria provincia di competenza di poter gestire in proprio finanziamenti ed appalto. Con tutti i problemi che hanno i Comuni accollarsi un ulteriore onere non sembra una scelta sensata.

Dunque i maggiori Comuni interessati dalla pista ciclabile denominata “Bike to Cost” hanno mandato la letterina alle Province richiedendo di essere loro stessi i soggetti attuatori. Poi le tre Province hanno preso atto delle richieste dei Comuni ed hanno a loro volta girato la richiesta alla Regione che ha subito accolto l’istanza facendo piovere il corposo finanziamento in capo ai diversi enti locali.

 Finanziamento spezzettato e progetto spezzettato. Ognuno per sé con i propri mezzi e tempi. Chissà in tutta questa storia quanto ha pesato l’influenza dei vari rappresentanti dei Comuni chiamati a presiedere le Province nella nuova formulazione che per la prima volta prevede l’elezione ed il diritto di voto  esclusivamente dalla Casta. Difficile non pensare che l’interesse primario non fosse la voglia di gestire in proprio e direttamente i finanziamenti.

Così oggi c’è chi ha già iniziato a costruire, chi invece è più indietro. Ma soprattutto quello che sembra mancare è una visione di insieme unitaria che poteva caratterizzare l’intervento abruzzese.

Bastava davvero poco per ispirarsi alle tantissime e bellissime piste ciclabili nel mondo, alcune contornate da giardini, verde, attrezzature di ogni genere, talmente geniali da creare una vera e propria isola nel bel mezzo anche di metropoli.

In Abruzzo si vola come sempre molto basso e ci accontentiamo di un nastro di cemento spesso di pessima qualità che in molti punti si è già danneggiato e necessita manutenzione urgente per evitare di fare del male a chi ne usufruisce. Ma con la progettazione frammentata sono aumentati anche i rischi perché non sempre tutti i comuni hanno rispettato alla lettera le linee guida obbligatorie per la costruzione delle piste ciclabili che devono essere realizzate con regole precise ma anche elementari. Per esempio un cordolo appuntito, troppo alto può costituire un vero pericolo (anche mortale) se il ciclista è chiamato a manovre improvvise.

Se la pista è per esempio in pendenza e prevede una velocità media elevata sono vietate (come è facilmente comprensibile) le curve strette….

Eppure tali concetti non devono essere poi così elementari se vengono anche approvati nei progetti.    

Così dopo le proteste di Montesilvano proprio per alcune scelte progettuali poco accorte il Coordinamento Ciclabili Abruzzo Teramano punta il dito sui nastri teramani che pare non siano da meno.

«Possiamo parlare di una allegra disapplicazione della normativa sulle piste ciclabili», dice il coordinamento, «con pericolose strettoie (come ad Alba Adriatica), raggi di curvatura inesistenti (come a Martinsicuro), utilizzo di cordoli e dissuasori di sosta pericolosi, ecc.»

Pista ciclabile in realizzazione anche a Tortoreto.

«Qui», dice il coordinamento, «era stato annunciato un tappetino di asfalto colorato, con una gradazione di rosso mattone tendente al marroncino (come da prescrizioni della Soprintendenza ai beni architettonici e paesaggisti dell'Abruzzo) e invece si sta realizzando una colorazione, analoga a quella di Alba Adriatica, di uno squillante colore rosso, anche peggiore, da un punto di vista paesaggistico, dell'azzurro albense. Non sono bastate la pochissima durata del colore di Alba Adriatica nè, evidentemente, le prescrizioni della Soprintendenza, il rosso avanza, come avanza la nessuna consapevolezza del valore anche estetico e paesaggistico dei percorsi ciclabili. Potremmo continuare per intere pagine, certi che, come sempre, non saremo ascoltati. Una sola domanda: ma la Regione non vigila su come sono utilizzati i suoi fondi?».

 

MIT-Istruzioni Progetto Piste Ciclabili - 2014[1]