DICHIARAZIONE DI VOTO

Referendum trivelle, politici abruzzesi alle urne. Presenti e grandi assenti. Ecco chi ha votato

D’Alfonso in silenzio ma elementi della sua maggioranza si sono espressi

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ABRUZZO. Come si sono comportati i politici di casa nostra nella domenica dedicata al Referendum?

C’è chi ha votato sì, chi si è astenuto e chi non si è pronunciato pubblicamente. Su Facebook la carrellata di dichiarazioni di voto, immagini al seggio e analisi politiche.

Assente il presidente Luciano D’Alfonso che ha accuratamente evitato l’argomento anche se dopo il ritiro della Regione Abruzzo dal fronte anti triv l’esito sembra scontato. Alla vigilia del voto era arrivata l’indicazione del Partito Democratico di astenersi ma in Abruzzo, come in altre regioni, non tutti i rappresentanti del partito del premier Renzi hanno seguito questa linea.

E ieri sera lo stesso premier non ha nascosto il fastidio per quei consiglieri regionali e alcuni presidenti di Regione che avrebbero cavalcato l’onda anti trivelle per un «tornaconto personale».

E’ andato a votare, e ha barrato il sì sulla scheda, ad esempio, Camillo D’Alessandro, ex sottosegretario alla presidenza, oggi consigliere regionale ‘semplice’ del Pd con delega ai trasporti, ‘disobbedendo’ dunque all’indicazione arrivata dall’alto. Potrebbe aver ‘obbedito’ al capo del Governo, invece, il segretario regionale del Pd, Marco Rapino, che non ha fatto nessuna dichiarazione pubblica sulla sua pagina Fb nella giornata di domenica.

Si è presentato al seggio anche un altro rappresentante della maggioranza D’Alfonso, ovvero il sottosegretario all’Ambiente, Mario Mazzocca (Sel), che intorno alle 15.30 di domenica ha scritto su Facebook «non vi fate scoraggiare da chi comincia a pubblicare dati sull'affluenza. Stanno solo cercando di farvi credere che votare sia inutile e non perché lo pensino veramente, ma perché vogliono che vinca il no. Fate il vostro dovere civico, andate a votare».

Ha votato sì anche il consigliere aquilano di maggioranza Pierpaolo Pietrucci (Pd): «C'è gente che è morta per affermare l'esercizio al diritto di voto. Io ho esercitato il mio diritto e ho votato Sì», ha scritto sui social.

Tra le fila della minoranza ha votato il capogruppo di Forza Italia, Lorenzo Sospiri, che ha pubblicato sul proprio profilo la foto della sua tessera elettorale e la didascalia «Toh Boschi vergognati».

Voti che non potranno non avere un riflesso politico che forse c’è già a livello di maggioranza non più coesa come la prima ora ma sempre più segnata da fratture che vanno aprendosi. E se D’Alfonso sta con Renzi ormai senza distingui chi sta con D’Alfonso non sembra seguire “il capo” sempre incondizionatamente essendo tra l’altro destinatari di parole tutt’altro che tenere da parte del segretario del Pd… sempre lo stesso Renzi.

Il partito come si comporterà a livello nazionale e locale?

Ancora più delicata la posizione di quegli esponenti -anche di vertice del Pd- che, invece, non si sono espressi quasi per timore mentre avrebbero avuto il dovere di far conoscere se non altro a coloro che hanno la stessa tessera cosa fa (come peraltro hanno fatto diversi circoli minori).

Da una parte pesa l’ordine di scuderia dall’altro pesa il doversi confrontare con un territorio che potrebbe non essere d’accordo.

E’ andato al seggio, ma per votare no, invece, il consigliere comunale di Pescara, Forza Italia, Eugenio Seccia che ha spiegato: «voto no perché sono convinto che possono coesistere sviluppo industriale ed economico con il rispetto ambientale, perché è un voto contro chi dice di no n votare voto perché è un esercizio democratico visto che ce n'è molto poca di democrazia in Italia in questo periodo e voto perché ritengo giusto votare per poter poi dire la mia».

Hanno votato sì anche i consiglieri a 5 Stelle così come i colleghi parlamentari e l’europarlamentare Daniela Aiuto. Al seggio anche il deputato di Sel Gianni Melilla che nella mattinata di domenica ha scritto: «Stamane alle 9,30 ho votato al seggio 97 di via fonte romana, scuola Carducci.
Speriamo bene. Resta l'amarezza per una Italia guidata da persone che disprezzano la partecipazione democratica».

Tra i sindaci ha votato sì al referendum anche il sindaco di Pescara, Marco Alessandrini, che sul suo profilo ha pubblicato una foto con gli scrutatori e la scritta: «Votare è un diritto da non perdere, è fare la propria parte, per l'ambiente e per un futuro sostenibile».

Al voto anche il primo cittadino di Lanciano, Mario Pupillo, quello di Francavilla Antonio Luciani, quello di Fossacesia, Enrico Di Giuseppantonio e il collega di Tollo Angelo Radica che ha commentato con soddisfazione l’alta affluenza alle urne nel suo paese: «alle 19 affluenza al 34,45 % (1.157 votanti su 3.358 aventi diritto). + 13 punti sopra la media nazionale. Noi abbiamo fatto il nostro dovere. Come sempre. Nonostante le gite con amici».

Non si sono espressi sui social network (silenzio assoluto, sarebbe meglio dire) i pur molto ‘esibizionisti’ Luciano Monticelli, ex sindaco Pineto, l’assessore alla Sanità Silvio Paolucci, l’assessore all’Agricoltura Dino Pepe, che ha pubblicato varie foto della sua giornata ma nessun accenno al voto. Così come Marinella Sclocco e Andrea Gerosolimo.

Certe volte bisogna prendere una posizione chiara sia per coerenza e sia per lealtà nei confronti degli elettori.

Nessun riferimento al referendum nemmeno per l’ex presidente Gianni Chiodi (Forza Italia) che ha però ha pubblicato solo qualche giorno fa una sua foto mentre firma a favore del referendum contro la nuova Legge elettorale cosidetta "Italicum" al fianco di Maurizio Acerbo (Rc).  

D’ALFONSO CONFERMA: «NON HO VOTATO»

In tarda mattinata D’Alfonso ha confermato di non aver votato: «Io non sono andato a votare per una ragione: poiché è cessata la materia del contendere con la norma chiesta da noi e dataci da Palazzo Chigi il 24 di dicembre  al voto.

Secondo il governatore il risultato era «prevedibile»: «sta esattamente nel ciclo delle cose. Io ho considerato dal mese di dicembre, come una pratica già definita, la materia del contendere cessata poiché abbiamo raggiunto il risultato della norma a tutela del mare blu». 

POLITICI NAZIONALI: CHI HA VOTATO E CHI NO: MATTARELLA “DISCRETO”

 In giornata, comunque, le massime autorità dello Stato si sono recate al seggio mostrando plasticamente la loro posizione sul tema del non voto: dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella, a quello del Senato Pietro Grasso, fino alla presidente della Camera Laura Boldrini. Questi ultimi due, su Twitter hanno espresso una breve riflessione.

Qualche polemica se l’è attirata anche il presidente Mattarella che ha votato a Palermo alle 21 rompendo una tradizione consolidata (i presidenti hanno sempre votato di mattina). Il fatto ha fatto scaturire riflessioni in ordine alla probabile “discrezione” per evitare strumentalizzazioni e l’influenza del voto visti anche gli appelli al non voto di Renzi e Napolitano.      

«Rispetto ogni posizione ma sono affezionato all'idea di esprimere un voto quando, da cittadini, siamo chiamati a farlo», ha scritto Grasso, mentre Boldrini ha postato: «La partecipazione è un valore. Questa mattina ho votato».

 E se il presidente del Consiglio, come annunciato, si è astenuto, hanno invece votato i suoi predecessori Enrico Letta («Ho esercitato il mio diritto-dovere», ha twittato) e Romano Prodi. Niente urne anche per l'ex presidente del Consiglio e leader di Forza Italia Silvio Berlusconi che sconta ancora i postumi della condanna.

Si sono recati invece a votare di buon mattino i leader del fronte del Sì, come Michele Emiliano, Beppe Grillo, Stefano Fassina, Roberto Speranza, Matteo Salvini, Giorgia Meloni e Giovanni Toti. C'è stato poi chi, pur contrario nel merito al quesito, è andato a votare in contrapposizione all'invito all'astensione del Premier: «ho votato per mandare a casa Renzi», ha detto Renato Brunetta.

Al seggio sono andati anche diversi esponenti del Pd che nel Partito sostengono Renzi, come il governatore delle Marche Luca Ceriscioli o quello della Calabria Mario Oliverio. Sui social media, poi, in diversi hanno postato foto del seggio in cui hanno votato.

 

Per Vincenzo De Luca, invece, il referendum «è una palla».

 Dopo che è stato diffuso il dato dell'affluenza a Mezzogiorno, dell'8,34%, proprio sui social è partita una guerra. I favorevoli al quesito hanno esortato ad andare a votare sostenendo che il quorum era raggiungibile, in base ad un paragone con il referendum del 1999.

A fare l'invito anche Beppe Grillo, che al seggio aveva rispettato il silenzio elettorale. Nel pomeriggio il vicesegretario del Pd Lorenzo Guerini ha affermato che in base ad alcuni dati del Partito il quorum era lontano. Ernesto Carbone ha allora scritto su Twitter un "#ciaone al quorum", suscitando una pioggia di critiche, persino da parte di alcuni militanti Dem che si erano astenuti. Questi tweet, ha detto il bersaniano Miguel Gotor, «possono diventare un boomerang per il partito».

 

Alessandra Lotti