LA RIVOLUZIONE SANITARIA

Sanità. Febbo:«A Chieti è macelleria sociale grazie a scelte della Regione senza senso»

Si torna a parlare dei misteri che aleggiano intorno alle scelte pubbliche e private di Villa Pini

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CHIETI. «E’ mio preciso dovere denunciare la macelleria sociale in atto nel sistema sanitario che sta coinvolgendo pesantemente la città di Chieti e la sua provincia».

 E’ questo l’obiettivo della conferenza stampa indetta  ieri mattina dal presidente di Vigilanza del Consiglio regionale, Mauro Febbo

«La Regione Abruzzo – spiega Febbo - sta attuando la sua riforma sanitaria con il pretesto del Decreto Lorenzin (vedi chiusura punti nascita e pronto soccorso) che voglio ricordare per l’ennesima volta detta solo le linee guida rispetto alle quali le amministrazioni decidono o meno di adeguarsi, fermo restando il rispetto degli equilibri di bilancio. Decreto che fissa a 60 il numero di posti letto per le strutture accreditate e che parla esplicitamente di una programmazione sanitaria complessiva e del rapporto tra pubblico e privato. Ritengo pertanto che i trasferimenti operati dalle cliniche private di Chieti verso le strutture di Pescara e Città Sant’Angelo dovrebbero essere compensati nel sistema pubblico ma soprattutto voglio mettere in evidenza che quei trasferimenti non hanno ricevuto le dovute autorizzazioni da parte dell’amministrazione comunale teatina».

Febbo ricorda che «l’ormai ex clinica Villa Pini aveva 59 posti letto e per questo si è deciso, stranamente, di procedere a un trasferimento di fatto autorizzato dal decreto commissariale dell’11 gennaio ma reso pubblico solo il 20 gennaio e solo nel corso di una Commissione di Vigilanza appositamente convocata. E’ il primo mistero che si infittisce se consideriamo che quello spostamento di pazienti e lavoratori era stato anticipato da alcuni da alcuni mezzi di informazione e dalle organizzazioni sindacali. Addirittura c’è un accordo sindacale, non sottoscritto solo dall’Ugl, datato  4 dicembre che affronta proprio la mobilità dei dipendenti. E’ evidente che sarebbe stato più semplice spostare un posto letto magari preso dal pubblico invece di procedere a questa trasformazione.  A oggi la  situazione in cui versa la struttura è a dir poco desolante come testimoniato dalle foto che ho scattato proprio questa mattina: si è passati da un centro di eccellenza sanitaria a un semplice dormitorio per anziani e forse è destinata a diventare un Hub per l’accoglienza di immigrati».

In virtù di quanto accaduto a Villa Pini, cosa accadrà alla Clinica Spatocco che ha solo 44 posti letto per malati acuti?

Anche quella struttura si avvia alla chiusura?

«Sul destino della clinica teatina si annidano altri misteri – spiega Febbo – se pensiamo che in data 25 novembre la proprietà (Synergo srl) presenta al Comune di Chieti una richiesta per interventi di edilizia libera (la cosiddetta CIL); nella relazione tecnica si fa riferimento alla “specifica normativa sanitaria in relazione all’ampliamento dei posti letto”. Come facevano a saperlo quasi due mesi prima della pubblicazione del decreto commissariale? Il 20 gennaio 2016 due funzionari del Comune, fatte le verifiche del caso, dichiarano che la richiesta di Synergo è inaccoglibile in quanto si tratta di interventi di “trasformazione” di cui all’art. 3 della L.r. 32/2007 e non dell’art. 4 come richiesto. Gli stessi tecnici inoltre, nel quadro di un efficientamento delle strutture collegate, si chiedono cosa resterà in capo alla struttura ex Villa Pini.  Il Comune di Chieti scrive anche alla Asl di Lanciano – Vasto – Chieti per informarla della situazione e il 1 febbraio l’azienda sanitaria risponde che non risulta alcuna richiesta. A questo punto, il 10 febbraio, Spatocco invia una nota a Sindaco, uffici tecnici e Asl per confermare la sua richiesta e per farlo in modo assurdo e inspiegabile viene fatto riferimento all’allegato 6 della delibera di giunta n.36 del 2009 che però riguarda la nomina di un responsabile del servizio regionale difesa del suolo. Sarà stata solo una leggerezza? Comunque, a 60 giorni dalla presentazione della domanda e a 50 dalla pubblicazione del decreto commissariale, il Sindaco di Chieti non ha rilasciato nessuna autorizzazione».  

Infine Mauro Febbo si pone alcuni interrogativi: «Fermo restando che le libertà da parte dei privati di fare certe scelte imprenditoriali, rispetto a questo depauperamento che ha coinvolto queste strutture cosa accadrà alla sanità pubblica teatina? E’ possibile che non si apra un confronto con la Regione per discutere di una riorganizzazione così complessa? In questo processo è stata coinvolta l’Università, la Facoltà di Medicina, che ricordiamo è forte di una convenzione con l’Ospedale clinicizzato di Chieti? Chieti ospita la facoltà di medicina che viene o no coinvolta? L’amara realtà – conclude il Consigliere regionale di Forza Italia - è rappresentata da situazioni poco chiare che fanno da contraltare agli innumerevoli annunci che arrivano da più parti, vedi D’Alfonso, Paolucci e Mascitelli, ma che ci mostrano come non ci sia una linea precisa e che questa Regione governi improvvisando anche in Sanità».