LA GIORNATA

La prima visita del capo dello Stato, Mattarella, a L'Aquila del post terremoto

Fitto programma e città blindata: prima uscita dopo gli attentati di Parigi

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L’AQUILA. E’ arrivato puntuale alle 10,30 come previsto il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, alla Casa dello studente dell'Aquila, da dove ha iniziato la sua visita in città. Subito dopo parteciperà all'inaugurazione dell'anno accademico dell'Universita', quindi sara' nella frazione di Onna, dove il sisma che colpi' il capoluogo il 6 aprile 2009 fece 40 vittime. Infine, alle 16, inaugurera' il ristrutturato palazzo di giustizia. Per la visita del capo dello Stato sono state prese ferree misure di sicurezza.

Anche per i giornalisti sara' molto difficile avvicinarlo.

Presenti, tra gli altri, il sindaco Massimo Cialente, il presidente della Regione Abruzzo, Luciano D'Alfonso, e il vicepresidente del Csm, Giovanni Legnini.

Di fronte alla Casa dello studente Mattarella deporra' una corona di fiori per ricordare gli otto universitari deceduti nel crollo di una parte dell'edificio. Per questo episodio sono state condannate in appello, con le accuse di omicidio colposo, disastro colposo e lesioni, quattro persone: tre ingegneri autori dei lavori di restauro effettuati nel corso del 2000 e l'architetto che gestiva la Casa dello studente. Il protocollo prevede che subito dopo la deposizione della corona di fiori il presidente incontri i familiari degli universitari deceduti.

 CORONA ALLA CASA DELLO STUDENTE

 Il Capo dello Stato, Sergio Mattarella, ha deposto una corona di fiori davanti ai resti della Casa dello Studente dove nel sisma del 6 aprile 2009 sono morti 8 universitari. E' la prima visita per il Capo dello Stato nel capoluogo abruzzese in veste ufficiale.

 Insieme alla rappresentanza istituzionale, folta la partecipazione delle associazioni che radunano i familiari delle vittime come il Comitato vittime Casa dello Studente e l' associazione delle Vittime universitarie. Il Capo dello Stato è apparso visibilmente commosso e si è soffermato brevemente a parlare con i genitori delle vittime davanti allo striscione che ricorda gli otto studenti universitari deceduti la notte del 6 aprile 2009.

 «I ricordi non passano mai» ha detto il Capo dello Stato, Sergio Mattarella, a Cinzia Di Bernardo, studentessa superstite del crollo della Casa dello Studente, presente alla deposizione della corona in memoria delle vittime che Mattarella ha deposto questa mattina.

Mattarella ha stretto mani a ragazzi e genitori: «era commosso, si vedeva», hanno confermato i presenti alla deposizione della corona in memoria delle vittime del sisma del 6 aprile 2009.

«Lui ci ha capito - hanno continuato i parenti delle vittime - certi dolori li conosce bene e sa che non si possono dimenticare».

 E SUL TERRORISMO DICE: «BISOGNA REAGIRE»

«L'Europa vive giorni di lutto e di solidarietà», sono alcuni passaggi del discorso che pronuncerà oggi, «Il terrore e l'odio di un fanatismo barbaro e violento non prevarranno. Anche per questo, accanto alla necessaria reazione e alle misure di sicurezza siamo impegnati a tenere viva - e a rafforzare - la rete di relazioni umane, sociali, economiche che costituiscono le basi della nostra civiltà.  L'Aquila è per noi un nodo vitale, crocevia di opportunità, di cultura, di sviluppo.  Nessuno di noi potrà dimenticare quel tragico 6 aprile 2009 quando tante vite furono spezzate e la città ferita. In quel momento la speranza e la solidarietà hanno cominciato a combattere la battaglia difficile contro la paura, la disperazione, la rassegnazione. Oggi L'Aquila è una sfida nazionale, è un impegno per l'intero Paese. Il futuro dell'Italia parte anche da qui. Dalla ricostruzione del suo tessuto urbano, di quello civile e delle relazioni sociali, di quello economico. E' in gioco la capacità di confermare il modello Italia».

«6 ANNI CALVARIO DOLOROSO»
«Sei anni sono un calvario doloroso», ha scritto Mattarella nel suo discorso, «Ci vorrà ancora tempo, dedizione e determinazione per restituire alla Città e ai Comuni del cratere quella normalità che oggi viene invocata come un traguardo. Le energie ci sono. E c'è anche, adesso, un quadro normativo e di risorse statali in grado di assicurare sostegno stabile all'opera ricostruttiva, sia degli edifici pubblici sia di quelli privati. Rendere nuovamente vitale il tessuto cittadino, a partire dal centro storico, è essenziale per restituire a L'Aquila la sua identità. I cantieri aperti sono un segno di speranza. E non mancano notizie positive anche nei paesi circostanti, dove l'operosità delle persone e delle famiglie ha spesso colmato lacune organizzative.  È la fiducia il motore della ricostruzione. L'Italia e le sue istituzioni democratiche non possono permettere che i cittadini abruzzesi si sentano soli o trascurati. Lo Stato è presente, e la responsabilità pubblica, istituzioni locali comprese, mai può venire meno. Naturalmente è la partecipazione popolare ad essere indispensabile. I cittadini aquilani hanno già dimostrato di voler essere protagonisti. E di saperlo fare. Hanno proposto, protestato, discusso, realizzato. Dopo aver patito grandi dolori, hanno impegnato le loro energie per dare un futuro migliore alle loro famiglie e ai loro figli. È necessario mettere insieme le forze. Pensare al domani. Alle piccole cose e alle grandi».

«ESIGENZA DI MORALITA’»

 «Eventi drammatici come il sisma pongono tutti noi di fronte a una esigente richiesta di moralità. Notizie di inchieste giudiziarie destano comprensibilmente scandalo, ma testimoniano anche la solidità dei presidi di legalità e la loro azione di prevenzione. Vanno tenuti alti i valori dell'etica pubblica e il contrasto a ogni forma di corruzione o di opacità nella gestione delle risorse, vizi che hanno anche l'effetto di deprimere la fiducia e il senso di appartenenza alla comunità».

«Nell'area dell'Aquila ci sono grandi centri di ricerca e di eccellenza. C'è una università di grande prestigio. Ci sono produzioni importanti, strategiche per il Paese. C'è una rete di commerci e di servizi, che deve tornare a pieno regime, anzi che può diventare volano di una crescita nuova, di un salto competitivo. I valori della popolazione aquilana ed abruzzese sono emersi ancora una volta. L'Aquila si appresta a vincere questa difficile prova, portando la propria identità e la propria storia in un domani migliore».

«LA CULTURA PUO’ BATTERE L’OSCURANTISMO»
«Tra gli strumenti per combattere abbiamo la cultura, che è farmaco certo contro l'oscurantismo e l'intolleranza», ha detto il Presidente nel suo intervento non previsto dal cerimoniale durante l'apertura dell'Anno Accademico dell'Università dell'Aquila.

«Sono convinto - ha detto Mattarella - che i veri protagonisti dell'Università siano i rettori, i professori e gli studenti, ma se ho deciso di parlare c'è un motivo», riferendosi ai fatti di Parigi. Il presidente parla di oscurantismo, ignoranza e fondamentalismo che «non solo in Europa ma soprattutto nei paesi dove nasce, crea difficoltà alla serenità della convivenza», inserendosi «in maniera costante».

 Perciò ha sottolineato proprio in una Università «il rilancio dell' importanza dei valori culturali di una società».

 
«SERVE RICOSTRUZIONE SOCIALE»
«Sappiamo tutti che occorre molto, che non basta la ricostruzione indispensabile degli edifici, ma va accompagnata dalla ricostituzione del tessuto economico e sociale, da un rilancio pieno dell'Aquila che, tornando a essere quello che era prima, possa rilanciarsi attraverso il suo futuro. In questo l'Università gioca un ruolo essenziale».

 Lo ha detto il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel corso del suo intervento alla cerimonia di inaugurazione dell'anno accademico dell'Ateneo del capoluogo abruzzese.

Un intervento inizialmente non previsto, che Mattarella ha voluto fare per quella che ha definito una «ragione specifica, che è proprio L'Aquila, fortemente contrassegnata dal carattere universitario e non ha interrotto l'attività neppure nelle settimane successive al terremoto».

«L'Università - ha spiegato - è stata testimonianza tra le più importanti della volontà degli aquilani di non rassegnarsi alla distruzione. Rappresenta, quindi, un elemento decisivo per la ripresa e il rilancio di questa città».

 Al termine del suo discorso, il capo dello Stato ha rivolto «un saluto a tutti i docenti e studenti aquilani e fuori sede, al personale tecnico-amministrativo" e ha lodato "un ateneo che, lungi dall'arrendersi, fa da protagonista a ricostituire la normalità e la serenità di una buona convivenza, un messaggio importante contro i messaggeri di violenza».