UN GENIO DI TROPPO

Ecco il ponte del Cielo: esiste già in Danimarca. Chi ha copiato?

Progetto uguale e già realizzato: pesanti sospetti sulla genuinità dell’idea

WhatsApp 328 3290550

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

5387

ABRUZZO. C’è chi dice che sia astrattamente possibile avere due idee originali simili senza che l’uno abbia materialmente copiato dall’altro. Ma dopo il caso di Michael Jackson che copia i “cigni“ di Al Bano meglio andarci con i piedi di piombo perché nulla è davvero impossibile.

Il fatto accertato e indubbio è che il “Ponte del cielo” esiste già in Danimarca (leggermente più piccolo), è stato progettato tra il 2013 ed il 2014 ed è stato realizzato nel 2015 ed è incredibilmente simile a quello che sarà presentato oggi a Pescara.

Possibile allora che gli architetti nominati dal Comune di Pescara abbiano avuto una idea così originale e dall’altro capo dell’Europa altri due architetti abbiano pensato esattamente la stessa idea: un ponte circolare che non finisce mai. Diciamo subito che nello scontro Pescara-Danimarca, gli abruzzesi partono svantaggiati a causa del “fattore tempo” poichè i nord europei l’opera l’hanno già realizzata.

Si chiama proprio “the Infinitive Bridge” l’opera realizzata dallo studio di architettura danese Gjøde & Povlsgaard Arkitekter, ponte circolare dal diametro di 60 metri, posizionato tra la terra e il mare.

La struttura è stata costruita e progettata in occasione della biennale internazionale ‘Sculpture by the Sea 2015’. E’ finita su tutte le riviste mondiali del settore come idea molto originale e innovativa.

«Abbiamo creato un ponte che mette in relazione la città con il magnifico panorama della costa», ha detto il co-fondatore Johan Gjøde in un articolo della rivista per architetti Archiportale – Camminando si percepiscono le infinite prospettive per guardare lo stesso paesaggio e questo permette ai visitatori anche di interagire tra loro».

Secondo la scheda tecnica presentata l’opera è composta da 60 elementi identici in legno sostenuti da pilastri in acciaio, «il ponte è stato concepito per rafforzare il rapporto fra la baia e la città di Aarhus, ma anche fra la memoria del luogo ed il suo presente, valorizzando il sito di un molo, costruito nella Seconda Guerra Mondiale, ormai dimenticato».

Oltre le motivazioni filosofiche e accattivanti scritte nel progetto pescarese quello che colpisce e lascia di stucco è che anche i progettisti abruzzesi citano il passato e lo legano al futuro: in passato in quel luogo c’era un pontile e domani ci sarà il “ponte del Cielo”: la stessa identica cosa scritta dai progettisti danesi…

I progettisti pescaresi infatti scrivono: Il "ponte del cielo" esisteva già a Pescara nello stesso identico luogo nell'anno 1934. L'idea dunque non è nuova, "ri-pensarlo" e "ri-progettarlo" per il futuro è "nuovo"».

Ed ancora l'opera abruzzese consiste in un pontile pedonale di forma circolare, costituito da una struttura di pali di sostegno infissi nel suolo e travi di collegamento in acciaio; un impalcato realizzato con tavole in legno massello di 8 centimetri di spessore 8; parapetti e finiture in acciaio. L'impalcato avrà una larghezza di circa 4,50 metri, un diametro esterno pari a 84 metri e una superficie di circa 1.123 m2.

La quota dell'impalcato è posta a circa 1,50 metri del livello marino. Verrà inoltre realizzato l'impianto di illuminazione mediante lampade ad alto rendimento energetico ad illuminare lo specchio d'acqua sottostante.

E poi bisognerà spiegare e chiarire come, quando e perché il progetto originale del “Ponte del Cielo” è cambiato: infatti nella foga di annunciarlo, nel 2011, era stato presentato un “normale” pontile come ce ne sono milioni senza nulla di particolarmente originale e innovativo. Poi però le cose sono cambiate e quando si sono trovati i fondi ed il Comune di Pescara avvia formalmente l’iter il ponte diventa circolare. Chi ha deciso di cambiare radicalmente il progetto, a chi è venuta l’idea?

Chi ha deciso di sconfessare platealmente Luciano D'Alfonso che già nel 2011 scriveva:

“Il ponte del cielo” è una passeggiata sull’acqua che porta in un luogo aperto all’orizzonte del mare che offre la possibilità di una “pausa” nella nostra agitata e irrefrenabile vita quotidiana.

“Il ponte del cielo” è la conclusione di un percorso che alla fine, girandosi indietro, offre la possibilità di osservare la città da un punto di vista inedito.

Il suo disegno è semplice: una serie di pali conficcati nella sabbia che reggono una pensilina che arriva oltre la barriera degli scogli, due soste per giocare nel mare, attrezzature dal carattere provvisorio per sostare e incontrarsi nella parte finale più ampia.

“Il ponte del cielo” ha la forma e l’estetica di una “costruzione naturale”, come un trabocco più esteso e proteso sull’acqua, entra nel paesaggio arricchendolo. Nello stesso tempo è un’attrezzatura che induce curiosità, frequentazione, vita.

La notizia non turberà l’assemblea convocata in pompa magna per questo pomeriggio nella sala del consiglio comunale di Pescara dove Luciano D’Alfonso illustrerà le ragioni metafisiche dell’opera dal costo di un milione di euro finanziato interamente dalla Regione di cui è presidente per poi diventare proprietà del Comune di Pescara.

A parte la questione del costo e della priorità di una opera simile sarebbe anche il caso di approfondire gli aspetti legati al mantenimento dell’opera visto che brutte esperienze ci sono state già con il Ponte del Mare.

Inoltre oggi il Comune di Pescara è in dissesto così come certificato e dunque non può permettersi di investire somme ingenti nel tempo per “tenere su” opere che saranno aggredite pesantemente dagli agenti atmosferici.  

Sulla originalità del progetto ad ora è lecito nutrire qualche dubbio ma di sicuro avranno spiegazioni più che esaustive il responsabile del procedimento, l’ingegnere Giuliano Rossi, il progettista l’architetto Giancarlo Laorenza, il nucleo di progettazione Massimo Cantagallo e Enrico Iacomini.  

Nel frattempo abbiamo informato anche i progettisti danesi per sapere se per caso hanno preso spunto dal progetto pescarese.

a.b.

 Foto da Gjøde & Povlsgaard Arkitekter