RIFIUTI

Cirsu, anche la Regione fa appello contro fallimento

D’Alfonso ha incontrato i sindaci dei comuni interessati

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L’AQUILA. Il presidente della Giunta regionale, Luciano D'Alfonso, ha dato mandato all'Avvocatura regionale di presentare un ricorso in appello contro la sentenza di fallimento del Cirsu, il Consorzio per la gestione dei rifiuti i cui soci sono i Comuni di Bellante, Morro d'Oro, Notaresco, Mosciano, Giulianova e Roseto.

È quanto emerso ieri, all'Aquila, in un incontro con i sindaci dei Comuni interessati, alla presenza del Presidente del Consiglio regionale Giuseppe Di Pangrazio, del Direttore generale Cristina Gerardis, del responsabile dell'Avvocatura regionale Stefania Valeri e del responsabile segreteria del Presidente Claudio Ruffini.

«Cirsu - ha commentato il presidente D'Alfonso - può definirsi come un attore di primordine nel panorama regionale della gestione integrata dei rifiuti per cui, con un importante programma di riordino, l'intera provincia di Teramo potrà beneficiarne. Per questo riteniamo che con uno sforzo di efficientamento e di investimento, con interventi di manutenzione straordinaria e ammodernamento, potrà avere tutti i numeri per divenire polo integrato nel sistema regionale».

«Anche la Regione, dunque si legge in una nota - farà la sua azione con un ricorso in appello contro la sentenza di fallimento; un intervento ad adiuvandum per sostenere il ricorso dei Comuni contro la sentenza del tribunale di Teramo ed assicurare la continuità delle attività di gestione dei rifiuti, fondamentale per la difesa del piano regionale dei rifiuti».

Il 10 settembre scorso il Tribunale di Teramo, nella persona del giudice fallimentare Giovanni Cirillo, aveva decretato il fallimento del Cirsu.

Con lo stesso dispositivo il giudice aveva nominato curatori fallimentari i commercialisti Gabriele Bottini ed Eda Silvestrini e l'avvocato Carlo Arfè, fissando la data del 15 dicembre per l'adunanza di approvazione dello stato passivo.

che non più risolvibili con il piano di risanamento presentato dal consorzio. Con lo stesso dispositivo il giudice ha nominato curatori fallimentari i i commercialisti Gabriele Bottini ed Eda Silvestrini e l’avvocatoCarlo Arfè, fissando per il 15 dicembre l’adunanza di approvazione dello stato passivo.

La vicenda è stata originata da un debito di 2,2 milioni del Cirsu nei confronti dell'Abruzzo igiene ambiente, che fino al 2011 ha costituito la parte privata della Sogesa, ex braccio operativo del Cirsu addetta alla raccolta dei rifiuti nei Comuni consorziati, nonché alla gestione del polo di Grasciano. Un debito frutto del mancato pagamento, da parte del Cirsu, delle azioni dell'Aia acquisite nel momento in cui la Sogesa divenne completamente pubblica.

Il presidente del Cirsu, Angelo Di Matteo, e l’intero consiglio di amministrazione avevano contestato le somme richieste dalla Deco, sostenendo al contrario che era il consorzio a vantare dei crediti o comunque a non dover versare un solo euro.

A marzo scorso lo stesso tribunale teramano (e lo stesso giudice) aveva rigettato la richiesta di fallimento accettando il piano di risanamento proposto dal consorzio.

Poi però la Corte d’Appello dell’Aquila ha accolto il reclamo presentato dall’Aia, Abruzzo igiene ambiente, la società del gruppo Deco, contestando al Cirsu la mancata presentazione dello statuto, dell'atto costitutivo e soprattutto delle ragioni per cui sarebbe infondato il credito avanzato dall'Aia, e sollevando dubbi sul rispetto delle regole, da parte del Cirsu e dei propri soci, che farebbero del consorzio una società "in house". Il caso è tornato dunque nuovamente nelle mani del tribunale che ne ha decretato il fallimento del Cirsu.

A metà aprile vennero inaugurate le nuove strutture per il recupero dei rifiuti che da materiale di scarto, secondo il logo adottato dal Cirsu, sarebbe diventato in risorsa.  E’ proprio da lì, secondo D’Alfonso, che si può ripartire.

Sempre che i giudici accettino il ricorso.