L'INGANNO

Inchiesta shock sui pomodori ‘Made in Italy’ dalla Cina: «vermi e larve di mosche»

Servizio delle Iene che hanno lanciato una petizione: impedire il marchio su prodotti esteri

WhatsApp 328 3290550

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

7072

ALIMENTAZIONE. Sarebbe ovvio e scontato che i prodotti con marchio “Made in Italy” fossero… prodotti in Italia, con materie prime italiane e lavorate sul territorio nazionale. Ovvio per tutti ma non per la legge italiana che invece permette incredibilmente di apporre la bandierina tricolore a prodotti anche interamente prodotti e lavorati all’estero.   

L’assurdità di questa situazione è stata messa in luce da una inchiesta shock delle Iene sui sughi di pomodoro con il contestuale lancio di una petizione per chiedere al Governo italiano di porre rimedio ad una situazione non solo assurda ma che rischia di compromettere la salute dei cittadini e la qualità del cibo che arriva sulle nostre tavole.

E tutto è possibile grazie ad una legge italiana che non protegge il reale made in Italy ma soprattutto la salute del consumatore. Oltre infatti alla salute che viene messa a rischio pesantemente per le ragioni esposte nel servizio c’è anche la non trascurabile ricaduta sul mercato che viene inquinato da una concorrenza sleale.

Tanto c’è ancora da fare su questi due fronti.

La situazione è di quelle paradossali: su pesce, frutta, verdura e su altri pochi prodotti alimentari, infatti, per legge deve essere esposta la data di confezionamento, la provenienza e il tipo di allevamento. La stessa cosa non vale per pelati, sughi pronti, ketchup e concentrati. Ma perché questa differenza?

Così succede che se invece che esserci scritto ‘100% pomodoro italiano’, è presente genericamente la scritta ‘prodotto in Italia’, ‘Made in Italy’, ‘gusto italiano’, ‘sapore italiano’, non è garantito il fatto che siano presenti esclusivamente pomodori italiani, ma solo che il prodotto è stato confezionato in Italia.

La Cina è il paese da cui viene importata in Italia la maggior quantità di pomodori. Coldiretti qualche anno fa aveva fatto anche una stima: il nostro paese ha importato prodotti agroalimentari per un valore stimato pari a oltre mezzo miliardo di euro tra pomodori, ortaggi e frutta conservata, aglio e legumi mentre il valore delle esportazioni Made in Italy è pari a poco più della metà.

Da Tianjin, il porto di Pechino, ogni giorno vengono esportati verso l’Italia migliaia di tonnellate di pasta di pomodoro, che, una volta arrivata qui, viene diluita per diventare sugo. Questo è quanto emerge dall’inchiesta di Nadia Toffa, che si è recata in Cina. Qui ha incontrato i responsabili delle ditte che abitualmente commerciano pasta di pomodori con i produttori italiani di pelati per cercare di far luce su ciò che veramente mangiamo quando viene aperta una scatoletta di pelati Made in Italy.

Uno dei principali problemi riscontrati è che le leggi sui prodotti agricoli in Cina non sono le stesse che vigono in Europa, dato che la quantità di pesticidi e metalli pesanti o le analisi batteriologiche non seguono gli stessi parametri. Anche i controlli in dogana non sembrano essere sufficienti.

Secondo alcuni produttori cinesi, inoltre, ci sono clienti italiani che, per spendere meno, comprerebbero la pasta di pomodoro avariata (con dentro vermi o larve di mosche), chiedendo di cambiare la data di scadenza e importando così pomodoro andato a male.

Il programma di inchiesta non fa i nomi delle ditte italiane che avrebbero utilizzato la materia prima cinese anche di scarsissima qualità per evitare problemi legali così facendo però si sono gettati sospetti inquietanti sull’intero settore.  Problema non secondario inoltre è che i controlli reali e scrupolosi non vengono effettuati nelle dogane attraversate anche per la dilagante corruzione che investe anche il settore dei laboratori analisi che dovrebbero valutare la piena salubrità dei prodotti importati e la piena conformità alle leggi italiane.

Le Iena hanno lanciato un appello ai telespettatori affinché firmino una petizione a favore del vero Made in Italy sul sito.

Ieri sera durante la trasmissione sono state già raccolte oltre 150 mila firme e ne mancano ancora 45 mila per arrivare alla soglia delle 200 mila.

La legge dice che per diventare ‘Made in Italy’ la “lavorazione sostanziale” deve essere fatta in Italia. Ma cosa vuol dire “lavorazione sostanziale? Dato che sui prodotti inscatolati per la legge italiana non è obbligatorio scrivere gli ingredienti, tranne in pochissimi casi, non sarebbe il caso di cambiare questa norma  e impedire che un pomodoro coltivato in Cina e inscatolato in Italia diventi un pomodoro Made in Italy?

  «I controlli in dogana», ha spiegato Toffa, «sono pochi e le leggi su metalli pesanti e fitofarmaci sono molto diverse tra i vari paesi del mondo. Per questo rischiamo di mangiarci una marea di schifezze senza neanche saperlo. Chiediamo che su tutti i prodotti alimentari inscatolati venga dichiarata la provenienza degli ingredienti, come si fa per l'olio extravergine di oliva e pochissimi altri alimenti inscatolati, per cui bisogna scrivere la provenienza: Italia, UE, extra UE. Poi sarà il consumatore a decidere».