POLITICA

Dibattito sull’Europa, Prodi a Pescara: «occorre un salto di qualità delle Regioni meridionali»

Non parla di Matteo Renzi per non disturbare «il conducente»

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ABRUZZO. Disquisizioni sull’Europa, cosa va e cosa non va. Cosa sta succedendo e perché oggi l’Unione sembra in crisi e vicina alla debacle? Hanno provato a spiegarlo ieri all’Aurum di Pescara dove un centinaio di persone  hanno ascoltato le dissertazioni di Romano Prodi nell’incontro dal titolo "Le sfide dell'Europa" organizzato dalla Regione Abruzzo.

Molti i temi toccati.

«Occorre un salto in avanti delle regioni meridionali», ha detto Prodi, «che devono fare blocco altrimenti qui non cambia nulla, perché ogni singola regione è troppo debole. Occorre non solo una politica delle infrastrutture, ma una vera politica economica globale».

Secondo Prodi è necessario coinvolgere, tra l'altro, «università, ricerca e poli turistici. Se non si fanno insieme questi discorsi - ha sottolineato - si perde. Quando penso che la Sicilia ha il 9% dei turisti delle Baleari mi viene da ridere per non piangere».

«È un periodo drammatico» ha aggiunto, «non si sa bene come andrà a finire, le ultime settimane sono state piene di sorprese perché prima una chiusura completa, poi questo improvviso cambiamento tedesco, oggi di nuovo una Germania ritornata prudente. Questo vuol dire che non c'è una politica europea, si vive alla giornata ed è difficilissimo fare previsioni».

«In questo c'è, però, un aspetto economico non dico buono, ma in miglioramento - ha aggiunto Prodi a margine di un incontro in Comune - finalmente l'abbassamento del prezzo del petrolio, la svalutazione dell'euro hanno dato un po' di respiro. Andrà avanti? Io spero di sì, anche se le difficoltà del mercato cinese sono un grande punto interrogativo perché fino a pochi anni fa il problema della Cina non esisteva, mentre ora è importante quanto gli Stati Uniti, quasi». Rispondendo ai cronisti ha poi aggiunto che «adesso anche la Cina ha problemi, quindi l'Europa si deve salvare da sola»

. Prodi, dopo il saluto in Comune a Pescara con il sindaco Marco Alessandrini, e il presidente della Regione, Luciano D'Alfonso, parteciperà all'incontro, sempre nel capoluogo adriatico, su 'Le sfide dell'Europà.

«Sono stato delusissimo per tutta la politica economica di questi anni perché non hanno capito che bisognava aiutare la ripresa, come hanno fatto gli americani e i cinesi, ed hanno accumulato questo grande surplus della bilancia dei pagamenti invece di investire. Quindi non sono stato contento della politica tedesca. Recentemente indubbiamente il colpo improvviso della Merkel mi ha stupito favorevolmente».

 

«Qui bisogna veramente ripensare alla base a una politica meridionale. Negli ultimi anni non ci si è pensato più», ha chiarito Romano Prodi.

E Matteo Renzi?

«Non parlo, come dico sempre bisogna non disturbare il conducente».

D’Alfonso invece ha detto che occorre «capire perché il cammino di maturazione dell'Europa, ad un certo punto, si è interrotto, ci può far comprendere meglio cosa sta accadendo oggi nel nostro continente. Il dies a quo si può collocare nel 2003, quando si sarebbe dovuto esaminare la lettura dei bilanci degli Stati nazione e, invece, non si è compiuta questa operazione verità. Così l'Europa è rimasta un progetto istituzionale ed economico incompiuto».

«Per questo, - ha ripreso D'Alfonso - quello che è accaduto in Grecia non può e non deve meravigliarci. Avremmo dovuto essere particolarmente esigenti allora nel favorire la cessione di quote di sovranità nazionali. Invece, sono prevalsi gli egoismi degli Stati. Non è un caso che il bilancio dell'Unione - ha aggiunto D'Alfonso - sia molto meno ampio di quello che dovrebbe essere ed è solo da esistenza in vita».

 Sulla grande partita della digitalizzazione, ad esempio, il presidente della Giunta regionale d'Abruzzo ha evidenziato il fatto che «se uno Stato se non si attrezza in funzione dei grandi cambiamenti che il mondo globalizzato sta producendo, anzichè evolversi, rischia un'inesorabile involuzione come sta accadendo nella vicenda dei flussi migratori». Il grande tema è allora quello di mettere in discussione la stessa legittimazione democratica dell'Europa. «Occorre chiedersi soprattutto quale sia il contenuto della cittadinanza europea - ha aggiunto il presidente D'Alfonso - e qual sia il patto che lega il cittadino con l'Europa. Non può essere solo un fatto legato al vantaggio di non usare il passaporto negli spostamenti da un Paese all'altro. La positiva esperienza dell'Erasmus, invece, è l'Europa che i cittadini comprendono e che - ha concluso - vorrebbero vedere replicata anche ai massimi livelli istituzionali».

Il dibattito ha visto poi interventi anche di Luciano D'Amico, rettore dell'Università di Teramo, di Lucio Caracciolo, direttore della rivista Limes, di Giuseppe Cucchi, consigliere scientifico di Limes, e di Nicola Mattoscio, presidente della Saga.