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Balneabilità, domani la politica discute: oggi il mare è ancora una fogna

Domani "casi" di Pescara e Vasto in Commissione

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ABRUZZO. I divieti di balneazione che nelle scorse settimane hanno messo a rischio la stagione turistica sui litorali di Pescara e Vasto, saranno l'argomento della seduta della Commissione di Vigilanza, convocata dal presidente Mauro Febbo per domani, giovedi' 3 settembre, alle ore 11 all'Emiciclo.

 Alla seduta interverranno, in audizione, l'Assessore regionale all'Ambiente Mario Mazzocca, il direttore tecnico dell’Arta Giovanni Damiani, i sindaci della due citta' Marco Alessandrini e Luciano Lapenna, il comandante della Capitaneria di Porto di Pescara Enrico Moretti e quello di Vasto Giuliano D'Urso.

Saranno presenti anche funzionari tecnici dell'Arta e delle Asl di competenza.

E’ la politica che cerca risposte per quello che può all’incredibile situazione che si è venuta  a creare con decine di persone che hanno accusato malori e fastidi o semplici eruzioni cutanee dovuti all’alto inquinamento del mare di questa estate.

La gravità della cosa, però, è data dalla mancata comunicazione alla popolazione dei divieti pure firmati ma tenuti nel cassetto.

Situazione incresciosa anche a Fosso Pretaro tra Francavilla e Pescara dove il depuratore –sempre ad agosto non ha funzionato a dovere, anzi sì, anzi no, e mentre le dichiarazioni e le polemiche di sindaco, Aca, opposizione si rincorrono il mare è ancora una fogna, spettacolo indegno per i bagnanti reduci da una stagione nefasta da dimenticare.

Ecco allora come si presentava il mare alle ore 13 di oggi a Francavilla a 500 metri a sud di Fosso Pretaro nelle foto scattate da Dario Sulpizio.

Le foto non lasciano scampo ai burocrati e ai politicanti delle dichiarazioni.

Per questo ci si chiede: oggi quel tratto di mare è balneabile?

E’ stato affisso un divieto di balneazione? I cittadini sono stati avvertiti oppure ancora una volta sono ignari di tutto e rischiano senza nemmeno saperlo?

Il sindaco di Francavilla che se la prende con l’Aca (che non sarà mai responsabile abbastanza per scempi e gestioni disastrose in 10 anni) che provvedimenti concreti ha preso e prenderà nei confronti di questa società?

 E i danni chi li paga?  

«E' indispensabile - spiega Febbo - fare chiarezza su quanto accaduto, in particolare sullo sversamento dei liquami in Adriatico. Ma e' soprattutto fondamentale conoscere a che punto sono i progetti annunciati dalla Regione, il cui obiettivo e' risolvere definitivamente il problema degli scarichi a mare ed evitare che simili situazioni non si ripetano mai più».
 
Poi nel pomeriggio tutti alla seduta straordinaria aperta del Consiglio comunale di Pescara sempre sulla stessa amara vicenda: «domani sarà l’occasione per avere risposte ai nostri interrogativi ai quali nessuno, lo scorso 13 agosto, ha saputo replicare», commenta il capogruppo di Forza Italia, Lorenzo Sospiri, «ovvero come sia potuto accadere un simile evento in piena stagione estiva; perché il sindaco non ha reso noto il divieto di balneazione consentendo ai cittadini di farsi il bagno tra le feci per cinque giorni; se la Regione era stata avvisata tempestivamente e come la Regione intende censurare il comportamento omissivo del sindaco Alessandrini che, ci auguriamo, sia presente domani a L’Aquila e non abbia bisogno di 10 ore per prepararsi al match pomeridiano perché i cittadini pretendono spiegazioni».

Il 6 aprile scorso c’è stato il primo incidente, ossia il cedimento di un ampio tratto dell’asse attrezzato, a ridosso di via Raiale e quindi della condotta fognaria da 110 centimetri di diametro. Dopo tre giorni di sversamento in mare, visto che per i lavori di ripristino Aca e Anas hanno profilato tempi lunghi, il Comune ha fatto riattivare la vecchia linea da 60 centimetri di diametro, che ovviamente è insufficiente a sopportare la portata di liquami fognari di una condotta di 110 centimetri, e peraltro la vecchia linea è piena di falle.

Da allora ci sono state già 11 rotture della vecchia condotta, che ovviamente come arriva un troppo pieno cede. Le date dei cedimenti sono: 6 e 7 aprile, 10 aprile, due falle successive il 13 aprile, 23 e 29 aprile; poi 7, 12, 14 e 28 maggio. Ogni volta la rottura ha determinato il blocco della pompa di sollevamento verso il depuratore, quindi lo sfioro diretto dei liquami su Fosso Cavone, ossia nel fiume e, quindi nel mare, per una media di 6-12 ore, a seconda della gravità del cedimento, con una fuoriuscita di liquami tra i 1.800 e i 2.200 metri cubi ogni ora.

Lo scorso 28 luglio lo sversamento in mare di 30milioni di litri di liquami e feci, per 17 ore, con l’utilizzo di 450 litri di Oxystrong per tentare di ripulire le acque.

E poi c’è la questione dell’ordinanza di balneazione che il sindaco Alessandrini sostiene di aver firmato il primo agosto, quindi comunque ventiquattro ore dopo che l’Arta gli ha ufficializzato la non balneabilità delle acque, ma che in maniera autonoma ha scelto di non divulgare alla cittadinanza, di tenerla nascosta, senza pubblicarla sull’albo pretorio, dunque un’ordinanza nulla, per «non creare allarmismi nella popolazione, facendo una stima tra costi e benefici, e perché era convinto che le analisi successive sarebbero andate bene».

«Sostanzialmente ha violato la legge, ossia la 116 del 2008, articolo 10, comma 1», sottolinea Sospiri, «che impone, in caso di superamento dei limiti di balneazione, l’informazione tempestiva e immediata alla popolazione, proprio perché in quei casi è importante tutelare la popolazione e impedire che si faccia il bagno». E invece a Pescara i cittadini hanno fatto il bagno tra i liquami per almeno cinque giorni.

Nel corso del Consiglio Comunale (inizio alle ore 16,30) i gruppi consiliari di Forza Italia, M5S, NCD e Pescara Futura presenteranno la risoluzione con cui si censura l’operato del sindaco chiedendo le immediate dimissioni « aver palesemente nascosto alla cittadinanza i rischi derivanti dallo sversamento a mare di 30 mila mc di liquami».