BERSAGLIO MOBILE

Auto contro cinghiale: ancora una tragedia sfiorata

La denuncia del Cospa: «Parco e prefettura inerti»

WhatsApp 328 3290550

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

1690

 

CAPESTRANO. Anche questa volta si può parlare di tragedia sfiorata. Ma non va sempre bene.

Capita sempre più spesso che si sia tranquilli al volante della propria auto e si abbia la carreggiata sgombra e senza pericoli quando d’improvviso fulmineo e senza possibilità di frenata qualche cinghiale attraversi la strada proprio mentre il mezzo sopraggiunge ad alta velocità.

L’impatto è micidiale e non lascia scampo all’animale e spesso nemmeno alle auto che si distruggono. Qui però il problema serio è quello dell’incolumità visto che i feriti aumentano sempre più e i morti che ci sono già stati non sono serviti a dare una mossa alle istituzioni competenti per arginare il proliferare dei cinghiali.

L’altra notte si è avuta l’ennesima replica nei pressi di Capestrano sulla statale 153 in territorio del Parco gran Sasso Monti della Laga.

Una auto Mercedes 200 nuova fiammante si è scontrata con un grosso cinghiale rimasto morto sul colpo. L’auto è quasi distrutta. I danni superano abbondantemente i diecimila euro. Non si conoscono al momento le condizioni dei passeggeri ma la botta è stata violenta.

Il 19 agosto scorso alle 6,30 lungo la statale 80 in prossimità della frazione di San Vittorino nei pressi de L’Aquila un automobilista di 39 anni ha perso la vita dopo che la sua Smart è finita contro un altro cinghiale comparso improvvisamente.

Dopo l’urto improvviso con il cinghiale, la sua auto si è schiantata contro uno degli alberi che costeggiano la statale, per poi capovolgersi più volte. L’uomo, che è stato sbalzato fuori dall’abitacolo, è deceduto sul colpo. La vittima, che lascia un figlio di 2 anni, si chiamava Cristian Carosi.

La notizia ha fatto per un giorno il giro dei tg nazionali e poi nulla più.

Il problema però è di quelli seri ed intreccia inefficienza e burocrazia. I cinghiali sono specie che si riproducono con grande velocità con figliate che possono giungere fino a 15 individui per volta e per nutrirsi invadono e distruggono campi coltivati. Per il loro gran numero sono spesso costretti a sconfinare dai luoghi abitualmente abitati in cerca di cibo arrivando a frequentare zone abitate e non di rado attaccando anche persone risultando anche molto aggressivi e pericolosi.

«A causa della negligenza del ente parco», accusa ancora una volta Dino Rossi del coordinamento Cospa Abruzzo, «che non si decide ad autorizzare l’abbattimento all’interno dell’area protetta siamo costretti a denunciare l’ennesima tragedia scampata. A nulla è servito il posizionamento delle gabbie, il fenomeno cinghiale è aumentato, con l’aggravio dell’introduzione di altri animali non autoctoni in violazioni delle leggi venatorie, come cervi e caprioli».

Qualche mese fa, sempre sul medesimo tratto di strada, c’è santo un altro incidente con un grosso cervo. Sono molte le lettere che il Cospa ha inviato alla Prefettura dell’Aquila che non hanno avuto risposta.

In passato era stato segnalato anche la presenza dei cinghiali nel parcheggio dell’Ospedale dell’Aquila, poco lontano dall’incidente mortale avvenuto qualche giorno fa.