FRONTE COMUNE

No petrolio in Adriatico. Nasce il coordinamento delle Regioni: in sei dicono no

Ieri primo incontro a Termoli

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TERMOLI. Abruzzo, Basilicata, Calabria, Marche, Puglia e Molise fanno fronte comune in difesa dell'Adriatico e dello Ionio. Si sono riuniti ieri, venerdì 24 luglio, a Termoli, per concordare una linea comune in difesa dell'ambiente marino a rischio trivellazioni a seguito dello Sblocca Italia, i presidenti delle Regioni Abruzzo (Luciano D'Alfonso), Basilicata (Marcello Pittella), Molise (Paolo di Laura Frattura), Puglia (Michele Emiliano), il vicepresidente della Regione Marche, Anna Casini, e per la Calabria l’assessore all'Ambiente, Antonella Rizzo.

Erano inoltre presenti gli assessori all'Ambiente di Abruzzo (Mario Mazzocca), Basilicata (Aldo Berlinguer) e Molise (Vittorino Facciolla). Alla riunione, aperta dai saluti del sindaco di Termoli, Angelo Sbrocca, ha partecipato anche l'europarlamentare croato, relatore della Strategia della Macroregione Adriatico-Ionica, Ivan Jakovcic.

I presidenti hanno confermato il loro no netto ad opere di trivellazione nei mari Adriatico e Ionio, ribadendo comunque l'intenzione comune di avviare un dialogo con il Governo. La posizione di confronto, per le Regioni, rimane prioritaria, anche se le stesse sono pronte a valutare la praticabilità, quale estrema ratio, di tutti gli strumenti previsti dall'ordinamento. Nel corso della riunione è stata messa in evidenza, in un'ottica di difesa globale delle coste adriatiche, l'importanza della partecipazione dell'europarlamentare Ivan Jakovcic a testimonianza dell'attenzione transnazionale che il tema delle trivellazioni in mare richiama.

In questo senso Jakovcic ha invitato le Regioni a farsi portavoce presso il Governo per elaborare una nuova strategia di sviluppo dell'Adriatico in chiave europea in grado di favorire una crescita compatibile con l'ambiente. Prima occasione di confronto con il Governo sarà il prossimo 29 luglio, quando al Ministero dello sviluppo economico è stato convocato il tavolo per discutere la compatibilità ambientale del metodo esplorativo "Airgun".

 In questa sede le sei Regioni faranno presente al Mise di essersi costituite, per le questioni di tutela ambientale, portatrici di un unico interesse regionalistico. Dalla riunione di Termoli è emersa infatti la volontà di istituzionalizzare il coordinamento creando anche un'agenda politica in grado di dare corpo a una nuova idea di regionalismo. Il coordinamento delle sei Regioni ha intenzione di coinvolgere la Regione Campania, auspicando una rinnovata partecipazione della Regione Emilia Romagna. I presidenti si sono aggiornati al prossimo 18 settembre a Bari, in occasione della Fiera del Levante.

«Una giornata importante per l'area adriatica», è stata definita dal presidente della Giunta regionale Luciano D'Alfonso la giornata.

«L'apertura di un colloquio impegnato con Palazzo Chigi - ha detto D'Alfonso - mi sembra un passaggio politico importante, che esalta il valore di un nuovo centro di interesse regionalistico che oggi è nato a Termoli. Trovarsi per fare un'agenda su cosa va fatto è un dato straordinario e soprattutto un dato che arriva da questa parte dell'Adriatico e dello Jonio. Da qui - aggiunge D'Alfonso - la necessità di un dialogo costruttivo con Palazzo Chigi che mi sembra, soprattutto negli ultimi periodi, in tema di tutela ambientale del Mare Adriatico, abbia fatto registrare atteggiamenti diversi rispetto al passato. Un segnale confortante - ha detto il Presidente - arriva dalla possibilità di spostare di nuovo a 12 miglia la distanza minima per avviare introspezioni, anche se sappiamo benissimo che questa norma non risolve nulla».

«Le Regioni», ha spiegato l’assessore Mazzocca, «hanno comunque positivamente valutato l'idea del referendum abrogativo previsto dall'articolo 75 della Costituzione, di proporre 'l'abrogazione, totale o parziale, di una legge o di un atto avente valore di legge'. Preme ricordare come l'obiettivo è di abrogare quella parte del 'Decreto Sviluppo' relativa a: 1) dichiarazione di strategicità, indifferibilità ed urgenza delle opere; 2) vincolo preordinato all'esproprio; 3) possibilità che in assenza del piano delle aree (finalizzato a razionalizzare l'attività petrolifera) possano rilasciarsi titoli concessori unici; 4) disposizioni depotenzianti la partecipazione di Regioni ed enti locali ai procedimenti amministrativi».

POLEMICHE SULL’ASSENZA DELL’EMILIA ROMAGNA

«L'Emilia-Romagna non si è mai sfilata da alcun confronto, anzi saremmo ben contenti di farlo, nelle sedi giuste, ci piacerebbe farlo al tavolo delle Regioni, e poi nel dialogo con il Governo».

 Così l'assessore regionale all'ambiente Paola Gazzolo ha commentato l'assenza dell'Emilia Romagna a Termoli, dove sei Regioni adriatiche oggi hanno ribadito il 'no' alle trivelle in mare. La Conferenza delle Regioni è per Gazzolo la sede corretta per discuterne, e come mai si sia arrivati alla riunione di Termoli «va chiesto alle sei Regioni» che si sono incontrate lì.

L'assessore Gazzolo ha inoltre difeso la ripresa delle nuove concessioni decisa nei giorni scorsi per le trivelle a terra (disciplinate diversamente da quelle in mare), che erano state sospese in Emilia-Romagna dopo il terremoto del 2012, per valutarne la eventuale correlazione con il rischio sismico ora esclusa. Con la delibera che ridà il via alle concessioni, ha spiegato, «abbiamo anche rilanciato l'accordo con il Ministero dello Sviluppo economico, che riporta a scelte condivise, restituendo sovranità regionale alle scelte».

 E la stessa intesa con il Mise, secondo Gazzolo, «va fatta per il mare, affrontando in questo contesto condiviso nodi come il rispetto delle 12 miglia, che per noi va mantenuto; o ipotesi come il dimezzamento degli impianti a mare, che può essere un obiettivo, e risposte come quelle necessarie quando si procede a un cambiamento: cosa succederà degli impianti dismessi?». L'assessore ha però dubbi sull'utilità del referendum contro l'articolo 35 dello Sblocca Italia: «il referendum riporterebbe solo al precedente articolo Prestigiacomo che impone il rispetto delle 12 miglia, ma questo è solo un pezzetto di quello che chiediamo noi. Per questo vogliamo discuterne nelle corrette sedi di confronto istituzionale, con le altre Regioni e con il Governo: penso ad esempio che il rispetto delle 12 miglia sia raggiungibile con strade più rapide rispetto al referendum". Inoltre, "tutto questo va discusso anche in sede internazionale nella Macro Regione Adriatico-Ionica: quel che facciamo di qua dell'Adriatico non ha molto valore se non si fanno le stesse cose sull'altra sponda. Insomma, a noi interessa il dialogo e governare il cambiamento».

 

M5S:«GOVERNATORI IPOCRITI, MESTIERANTI CHE HANNO SEMPRE SOSTENUTO GOVERNO»

«Ecco a voi il pianto del coccodrillo dei governatori del Pd. Prima stanno zitti, quando Renzi dichiara che vuole trivellare l'Italia in lungo e in largo senza dare conto a niente e a nessuno, poi stanno a guardare, quando i parlamentari del proprio partito si allineano a Roma e a Bruxelles con chi continua a sostenere le politiche energetiche basate sul petrolio. Adesso, dopo il colpevole silenzio durato mesi, convocano manifestazioni e fanno ipocriti summit mediatici per protestare contro il loro stesso governo nazionale che hanno sempre votato e sostenuto».

Lo scrivono in una nota i 17 parlamentari pentastellati europei.

«Questa è la coerenza dei governatori del Pd, questi sono i trucchi dei mestieranti della vecchia politica che cercano di mettere una pezza dopo aver capito che i cittadini, i sindaci e le associazioni delle proprie regioni, non consentiranno mai di far devastare il mare Adriatico e lo Ionio dalle estrazioni petrolifere programmate da Renzi, dal governo croato e dalle multinazionali delle trivelle».

 «Questo è il risultato che ha prodotto l'ambiguità della vecchia politica e la mancanza di visione di un futuro senza gli enormi interessi economici che ruotano intorno all'uso delle fonti fossili», dicono, «non vorremmo, però, che, mentre i governatori fanno finta di protestare, il governo nazionale Pd autorizzi i permessi di ricerca e non intervenga con forza sulla Croazia, per evitare che il Mediterraneo venga deturpato dalle perforazioni».