GOLETTA VERDE

Vasto, flash mob in spiaggia per dire no all’air gun

Bandiera nera alla politica abruzzese per la mancata attuazione del Parco della Costa teatina

Redazione Pdn

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ABRUZZO. «Basta regali alla lobby del petrolio».

Goletta Verde è arrivata in Abruzzo e ha rilanciato da San Vito Chietino la battaglia contro il progetto di Ombrina Mare e per l’istituzione del Parco della Costa teatina.

Dall’imbarcazione ambientalista è arrivata la consegna della bandiera nera alla politica abruzzese:  «amministratori locali, sindaci e dirigenti che in questi quindici anni si sono succeduti alla guida delle istituzioni del territorio e che non sono riusciti a concretizzare il Parco».

Il poco ambito vessillo, che Legambiente assegna a chi si è distinto per opere a danni del mare e delle coste, è stato esposto sabato pomeriggio alla spiaggia di San Vito Chietino, in concomitanza con un sit-in organizzato dai volontari dell’associazione ambientalista a cui hanno preso parte anche Wwf e Zona22, che ha accompagnato il passaggio della Goletta Verde diretta a Vasto.

IL FLASH MOB SULLA SPIAGGIA

Domenica mattina, invece, i volontari di Legambiente si sono spostati a Vasto dove hanno realizzato un flashmob sulla spiaggia di Punta Penna chiedendo a bagnanti, turisti e cittadini di tapparsi le orecchie in segno di protesta contro l’airgun,  attività di ricerca fortemente contestata.

Una scelta non casuale, quella di Vasto, anche per ricordare la tragedia del settembre dello scorso anno, quando ben sette esemplari di capodogli si spiaggiarono e tre di questi purtroppo morirono a riva. Seppure la morte di questi cetacei non è stata direttamente correlata all’airgun, Vasto secondo legambiente rappresenta un luogo simbolo sulla vulnerabilità e la presenza di cetacei ed è anche uno dei più interessati da attività petrolifere, a partire dalla discussa piattaforma di Ombrina Mare.

«Il tema dell’airgun – dichiara Giorgio Zampetti, responsabile scientifico di Legambiente - è stato al centro dell’attività parlamentare durante l’iter di approvazione della legge n.68/2015 che inserisce i reati ambientali nel codice penale e i rappresentanti di tutti i gruppi parlamentari si sono schierati contro questa tecnica di ricerca nelle attività estrattive.  Condividiamo fortemente le preoccupazioni e le ragioni di chi si è schierato contro l’airgun e per questo chiediamo con forza al governo e alla maggioranza che lo sostiene di dare attuazione agli impegni presi a cui fino ad oggi non è stato dato seguito».

La petizione lanciata ieri mattina mira a sostenere questa richiesta per costringere il governo a normare una volta per tutte e in modo stringente questa tecnica attraverso tutti gli strumenti a disposizione (a partire dal prossimo recepimento della direttiva off shore) o magari percorrendo altre strade (un disegno di legge ad hoc o una proposta di legge di iniziativa parlamentare che potrebbe partire dai territori più coinvolti dal rischio di nuove trivellazioni). Oggi non esistono misure specifiche sulla problematica dell’airgun a livello europeo e nazionale, spiegano gli attivsiti, «ma sono sempre di più gli studi, i rapporti e i regolamenti internazionali che ne descrivono gli impatti e ne chiedono una maggiore regolamentazione e soprattutto una riduzione nella sua applicazione».

«Partendo da questi presupposti – conclude Zampetti - riteniamo fondamentale vietare l’utilizzo dell’airgun per uno scopo, quale quello della ricerca di petrolio o gas in mare, che non porta vantaggi alla collettività in termini economici, di conoscenza scientifica e ambientali, ma che è a favore esclusivamente delle compagnie che detengono i titoli e le concessioni minerarie».

L’ISTITUZIONE DEL PARCO

Intanto in Abruzzo si aspetta il decreto del Parco della costa Teatina che, suggerisce Giuseppe Di Marco, presidente Legambiente Abruzzo, «è il punto di partenza per nuova idea di sviluppo e di futuro per il territorio che va nella direzione della crescita sostenibile, intelligente ed inclusiva dell'Unione Europea. Il Parco è centrale anche nella lotta contro la petrolizzazione, visto che, come riportato nella delibera della Commissione Aia, funzionale alla Via, è stato deliberato il parere favore a Ombrina anche in mancanza della perimetrazione e decretazione del Parco della Costa teatina».

L'invito alla politica è quello di uscire rapidamente dalle «sterili contrapposizioni» ed affrontare «seriamente e con una visione innovativa» la discussione successiva alla nascita del parco «che rappresenta un'occasione per il territorio per uscire dal petrolio e dal cemento, simboli dell'economia del novecento, e di costruire un percorso green di sostenibilità per le future generazioni».

OMBRINA IL SIMBOLO

Ombrina intanto è diventato il progetto simbolo di quella che gli ambientalisti definiscono «scellerata corsa all’oro nero. A guadagnare dall’operazione saranno pochi petrolieri, a discapito del territorio e delle comunità locali, sicuramente non il Paese».

«La regione Abruzzo – conclude Di Marco - non può più permettersi di essere la regione del petrolio e del cemento. Oggi che il tema Parco è tornato centrale nella discussione contro queste vecchie economie ed è ad un passo dalla sua nascita, siamo tutti chiamati ad un atto di responsabilità per mettere finalmente in campo politiche innovative e green per dare una speranza ai nostri territori ed abbandonare quei campanili indifendibili che nascondo logiche di vecchie speculazioni locali, come resort, porti turistici».

Stopoilairgun Per Il Divieto Utilizzoairgun[1]