INCENDIO DOLOSO

Come nella Terra dei Fuochi: veleni dimenticati e bruciati nella notte a Chieti

La discarica di Colle Marconi di recente tornata in cronaca per l’ombra della Camorra

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CHIETI. Fiamme nella notte alte più di dieci metri. Fumo e sostanze nocive disperse nell’aria per molte ore nella Val Pescara. Una nube tossica dalle dimensioni e dagli effetti ancora sconosciute. E c’è di più perché si può parlare di veri e propri “misteri”, “coincidenze”, “ombre della camorra” e di “denunce cadute nel vuoto” .

E’ complessa la storia del “tempestivo” incendio doloso della discarica dimenticata e illegale di Colle Marconi tra Chieti e Bucchianico che è bruciata nella notte tra sabato e domenica. Una brutta storia che purtroppo fa parlare di Terra dei fuochi in Abruzzo e lega il territorio teatino a doppio filo con lo smaltimento dei rifiuti della vera terra dei fuochi ed il comune di Acerra.

Secondo quanto è possibile immaginare i rifiuti illegalmente stivati nella discarica dimenticata da anni erano gli scarti della produzione di numerose industrie chimiche e farmaceutiche ma c’era anche molto di più: piombo, batterie esauste, sacchi con scarti industriali vari, medicinali e rifiuti ospedalieri, ecoballe ed altri materiali non ancora identificati.

Tutto bruciato e tutto disperso nell’aria. Sono per questo molto attesi i risultati delle analisi dell’aria di Arta e Asl.

Per di più la strada Provinciale 8 non è percorribile da oltre un anno, abbandonata e devastata da una delle migliaia di frane che hanno funestato l’Abruzzo: un problema in più per i vigili del fuoco impossibilitati ad intervenire con gli idranti.

Solo all’alba di domenica è intervenuto sul posto un elicottero per spegnere l’incendio.

Nessun dubbio sull’origine dolosa del fatto anche perché un paio di giorni fa il quotidiano il Centro aveva documentato e “riscoperto” il sito contaminato e abbandonato e aveva ritrovato documenti che legherebbero chiaramente i rifiuti alla Campania con una delibera che riguardava la ditta Ecologia Italiana srl con base proprio ad Acerra, ditta che si occupa dello smaltimento dei rifiuti. Solo poche ore dopo il servizio giornalistico è scoppiato l’incendio che avrebbe devastato e forse cancellato per sempre anche le prove di presunti illeciti.

Sulla vicenda era tornato da poco il gruppo del M5s di Chieti ed il consigliere comunale di Bucchianico, Alfredo Mantini, che aveva richiesto gli atti a Guardia di Finanza di Pescara ed  Procura della Repubblica di Chieti per capire che esito avevano avuto le indagini proprio sulla discarica abbandonata.  

«Non conosciamo ancora l'esito del procedimento, né se la Regione ha già censito la discarica», aveva detto il consigliere Mantini, «ma nei prossimi giorni cercheremo di fare più luce sulla vicenda cercando di collaborare con i mezzi di informazione».

Non c’è stato abbastanza tempo.

«Scene da ecomafie nella terra dei fuochi», dice invece il candidato sindaco di Chieti del Moviumento 5 Stelle, Ottavio Argenio, «stesso modus operandi della criminalità organizzata che preferisce bruciare e cancellare per sempre le prove dei misfatti, ma noi "gufi grillini" avevamo già denunciato da più di un anno, il potenziale inquinante ed i pericoli legati a quell’area, peraltro già interessata da un procedimento penale risalente al 2009 e già concluso. L’intero sito quindi doveva essere bonificato, anche al fine di evitare che potessero verificarsi simili episodi e soprattutto con lo scopo di ripristinare le condizioni di igiene e sicurezza pubblica».

LA DISCARICA TRA CHIETI E BUCCHIANICO BRUCIATA, LO AVEVAMO DETTOQuesta notte è partito un incendio nella discarica di...

Posted by Alfredo Mantini - M5S Bucchianico on Sabato 27 giugno 2015

Inutile dire che la presenza della discarica era ben nota a cittadini ed istituzioni ma in tutti questi anni non si è fatto nulla.

«Di chi allora le responsabilità?», si domanda Argenio, «Dov’era il Comune di Chieti ed il suo Sindaco quali soggetti istituzionali preposti alla bonifica ed alle attività di prevenzione. Dov’era il Presidente della Provincia che, nonostante le ripetute segnalazioni e proteste dei cittadini, ha sempre procrastinato gli interventi di ripristino della viabilità sulla strada di sua competenza? E il prefetto che non ha neppure risposto alla richiesta inoltrata da Alfredo Mantini?».

I grillini vanno giù duri anche con la procura retta da Pietro Mennini che non sarebbe esente «da responsabilità in ordine all'accertamento dei fatti, soprattutto con riguardo alle omesse attività di bonifica».

La discarica era stata sequestrata nel 2009 poi abbandonata come accade spesso per mancanza di fondi per la bonifica anche coattiva.

il Wwf ha ringraziato ancora una volta gli operatori dell'Arta per la buona volontà dimostrata mentre ha contestato il fatto che non sia garantita la reperibilità dei suoi tecnici nei giorni festivi, quelli che nei quali statisticamente sono più frequenti le emergenze come quella in corso.

«L’Arta va dotata di mezzi e di uomini ed è compito della Regione provvedere in tal senso. È comunque gravissimo che le informazioni ai cittadini arrivino con tempi inconcepibilmente lunghi», dice Nicoletta di Francesco, «eventuali ordinanze di divieto hanno bisogno del supporto di dati certi, ma il principio di precauzione imporrebbe di dare consigli (ad esempio quello di tenere le finestre chiuse e di non mangiare eventuali alimenti esposti ai fumi) in pochi minuti e non a distanza di molte ore dal fatto».

 Il candidato sindaco Pd, Luigi Febo, intanto ha già protocollato una interrogazione al sindaco Di Primo per chiedere che cosa ha fatto il Comune in questi anni e se erano pervenute segnalazioni di pericolo.

 “L'Altra Chieti” e “Sinistra Ecologia e libertà Chieti” invece ricordano che «ogni grammo di plastica (e non solo) si trasforma in un imponente quantità di veleni, che il fumo disperde su tutta la città. Era un atto prevedibile perché la notizia era sulle prime pagine dei giornali. Ciò dimostra come gli amministratori non hanno fatto abbastanza e si sono limitati agli atti dovuti. Non c'è stata una azione incisiva per sconfiggere i legami tra ecomafie e criminalità locale. C'è bisogno di un'inchiesta seria e delle dimissioni del sindaco Di Primio, custode del nostro territorio e della nostra salute».