DITTATURA DEL PETROLIO

Trivelle in Adriatico, il grido dell’Abruzzo: «Renzi non può più ignorarci»

In 50mila in per stop petrolio

WhatsApp 328 3290550

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

1914



LANCIANO. Un fiume interminabile di popolo, 50 mila persone (60 mila secondo gli ambientalisti) di ogni età ed estrazione sociale sabato pomeriggio per dire 'no' ad un Abruzzo distretto petrolifero, 'no' all'Adriatico costellato di piattaforme offshore.
Sono arrivati da tutta la regione con il supporto importante di 500 associazioni da tutta Italia (NO Triv della Basilicata e delle Marche, NO Carbone di Brindisi, NO TAP pugliesi, NO stoccaggio lombardi dal Forum dell'Acqua, centri sociali, studenti e sindacalismo di base) per una giornata pacifica e gioiosa e una sola parola d'ordine: 'No' alla piattaforma di Ombrina Mare, 'No' al Petrolio. Una scommessa vinta dagli organizzatori che hanno scelto come base dell’evento Lanciano, un centro molto più piccolo rispetto a Pescara, come sede della manifestazione.
E' il popolo antitrivelle, forse semplicemnte "il popolo" sceso in piazza contro sospetti di collusione e scorrettezze contro meccanismi e burocrazia viziati e cotro una politica che sentono lontana e che di sicuro non li rappresenta. Si rinnova dunque quello strano sentimento già provato con la battaglia contro il Centro Oli Eni e nel 2013 quando a Pescara scesero oltre 40mila persone: una battaglia per i diritti minimi fondamentali (salute, ambiente, economia tipica) dopo aver subito una aggressione della democrazia da parte di lobbies ed interessi privati spacciati per pubblici.
Una manifestazione che oggi però deve contribuire ad aprire un dibattito politico sul reale ruolo del Pd che in Abruzzo ha la maggioranza e che a Roma  ha votato -anche i parlamentari abruzzesi- per lo Sblocca Italia.
A presidiare la manifestazione anche 150 appartenenti alle forze dell'ordine e molti agenti in borghese, muniti di telecamere, appartenenti alle sezioni investigative e antisommossa. Il servizio d'ordine è stato composto da 100 persone del coordinamento 'No Ombrina' e da 60 uomini della protezione civile messi a disposizione da vari Comuni.
Tra la gente anche numerosi grandi comuni abruzzesi con il gonfalone tra cui Pescara, Chieti, Francavilla al Mare, Lanciano medaglia d'oro al valor militare e di tanti altri comuni delle province abruzzesi. Oltre 60 autobus sono arrivati da Marche, Lazio, Molise, Puglia, Campania, Basilicata e Calabria.

«MARE E COSTA TUTTA ROBA NOSTRA»
"Mare e costa è tutta roba nostra", ma anche "Pane e olio senza petrolio", sono due degli slogan col sorriso sulle labbra che la moltitudine ha gridato insieme a decine di sindaci con gonfalone e fascia tricolore, studenti, mamme e gente comune.
Per la seconda volta in due anni una grande manifestazione compatta per combattere un destino non voluto da nessuno e questa volta, a differenza della manifestazione di aprile 2013 a Pescara, il 'no' era accompagnato da un dito puntato contro quello che viene reputato il 'nemico', il responsabile di un destino a cui l'Abruzzo si oppone: il Governo, che con le scelte dello 'Sblocca Italia' ha dato via libera alle perforazioni sulla costa adriatica.
L'immagine plastica dell'opposizione dei 50 mila in nome e per conto di intere regioni alla deriva petrolifera è stata raffigurata dal megastriscione srotolato da Greenpeace sul campanile duecentesco di Lanciano: secondo il corteo il responsabile è il governo di Matteo Renzi.
L'enorme striscione giallo raffigurava infatti la faccia del premier sorridente e col pollice alzato e la scritta "Più trivelle per tutti", ma la risposta di Greenpeace a nome di tutto il corteo era "Stop ai fossili, sì alle rinnovabili".
Sono arrivati da tutta Italia per dire 'no' al petrolio e per riaffermare, come è stato poi detto dal palco del comizio di Piazza Plebiscito che «la politica ci deve rispettare, non accetteremo scelte calate dall'alto».

«BRICIOLE DI PETROLIO PER ARRICCHIRE POCHE TASCHE»
Dal palco degli oratori Don Maurizio Patriciello, il prete anticamorra della Terra dei Fuochi, ha contestato quelle «briciole di petrolio che si vogliono prendere in Adriatico per arricchire poche tasche. Il governo si deve fermare - ha proseguito Don Patriciello -, si deve ricordare che è stato messo lì dal popolo che è il vero sovrano».
In Abruzzo, come nella Terra dei Fuochi, «la lotta deve continuare». Il convitato di pietra del corteo di Lanciano è stato il Pd nazionale, come ha confermato anche il sindaco Pd di Lanciano, Mario Pupillo: «Nel corteo non vedo neanche un deputato del Pd abruzzese - ha detto Pupillo -, ma si ricordino tutti, specie il governo che vuole imporci un Abruzzo distretto minerario, che questa terra ha fatto la Resistenza contro i Nazisti, che ha dato vita all'epopea dei partigiani della Brigata Maiella, e nel ricordo dei nostri martiri, quella contro le trivelle sarà per noi una nuova Resistenza».
«Se si ci fosse un referendum tra petrolio e rinnovabili non avremmo dubbi sul fatto che la stragrande maggioranza degli italiani sceglierebbe le rinnovabili», ha commentato il leader dei Verdi Angelo Bonelli. Nichi Vendola, presidente di Sinistra Ecologia Libertà. auspica che dopo «la straordinaria marcia, Renzi, il suo governo e il suo partito non si girino dall'altra parte».

«LA PALLA E’ NELLE MANI DI D’ALFONSO»
«Per l'ennesima volta l'Abruzzo scende in piazza, e in maniera assolutamente più numerosa, per ribadire il no al petrolio sulla costa della nostra regione», ha detto invece Maria Rita D'Orsogna, ricercatrice dell'Università di Los Angeles, da sempre contraria alla petrolizzazione dell'Adriatico e di altri mari. Giunta appositamente per il corteo 'No Ombrina', la D'Orsogna è stata chiara; «abbiamo già avuto grandi soddisfazioni bloccando il centro oli di Ortona e il progetto Forrest Oil a Bomba. Ora è la volta di Ombrina mare. La politica faccia sentire la sua voce non procrastinabile e più forte. Il governatore D'Alfonso ha grandi responsabilità su un problema di cui era a conoscenza già nella sua campagna elettorale. Non si può non rispondere a questo imponente movimento popolare per richiamare con forza l'attenzione del governo nazionale. La palla è solo nelle sue mani».
«Luciano D'Alfonso, in tanti ti hanno creduto, quando in campagna elettorale avevi giurato che avresti fermato gli ufo, ossia le trivelle in mare. E ora Luciano che ci dici?».
Si è rivolto al governatore dal palco di Piazza Plebiscito anche uno degli organizzatori della manifestazione 'No Ombrina', Franco Mastrangelo. «Devi delle risposte a quelli che ti hanno creduto e che si sono fidati di te e che vogliono continuare a fidarsi di te. Usa il tuo potere politico - ha proseguito - datti una mossa, perché questa è l'ultima chance».

«IL GOVERNO ASCOLTI GLI ABRUZZESI»
«L’Abruzzo ha fatto sentire di nuovo forte la sua voce», ha detto invece Luciano Di Tizio del Wwf che chiede al Governo nazionale di ascoltare la voce degli abruzzesi, rivedere la strategia energetica nazionale puntando, in Abruzzo come nel resto d’Italia, sul risparmio energetico, sulla messa in efficienza dei sistemi produttivi, sul trasporto pubblico ecosostenibile, sulla creazione del Parco nazionale della Costa Teatina quale modello di sviluppo di un territorio.
«La battaglia contro le trivellazioni in mare si fa sempre più dura. E su Ombrina Mare dobbiamo denunciare l'inerzia di tutti coloro che hanno ostacolato la nascita del Parco, a cominciare dagli amministratori locali», ha commentato invece Legambiente
«La deriva petrolifera dell’Abruzzo e dell’Adriatico è una prospettiva inaccettabile», sostiene invece Greenpeace,« specie se si pensa che anche la Croazia, sull’altra sponda di questo mare, sta avviando un piano di trivellazioni che arriverà a coprire il 90 per cento della sua superficie marittima».

D’ALESSANDRO: «LA COMPETENZA E’ DELLO STATO»
E se il Pd era assente alla manifestazione alla fine del corteo ha fatto sentire la sua voce in una nota ufficiale firmata dal sottosegretario alla presidenza Camillo D’Alessandro: «nel 2008 abbiamo bloccato il centro oli di Ortona, varato il Parco della Costa Teatina: quando il Pd ha potuto usare i suoi poteri è sempre stato coerente. Ma sul mare la competenza è dello Stato».

LA COSTA ‘SOTTO ATTACCO’: TUTTI I NUMERI
Cinque permessi di ricerca interessano una superficie di 1343,5 chilometri quadrati; e sette concessioni di coltivazione coprono un’area marittima di 1431,2 chilometri quadrati. In queste aree le compagnie possono già operare. Sono al vaglio dei ministeri un’istanza di prospezione che coprirebbe 14.150 chilometri quadrati, quattro istanze di ricerca per 2538 chilometri quadrati, nonché due istanze di coltivazione per ulteriori 167,7 chilometri quadrati. In altri termini, la superficie di mare abruzzese già interessata dalle attività di estrazione di idrocarburi – gas e petrolio – è più estesa della provincia di Chieti, oltre il doppio di quella di Pescara.
Il potenziale di estrazione di petrolio e gas, tuttavia, secondo gli ambientalsiti è modesto. Oggi in tutto l’Adriatico si estraggono circa 0,4 milioni di tonnellate di greggio l’anno, a fronte di un consumo nazionale annuo di circa 60 milioni di tonnellate. La realizzazione di Ombrina porterebbe al soddisfacimento di un ulteriore 0,2 per cento del fabbisogno nazionale di petrolio.
Le stime governative individuano, sotto i fondali italiani, riserve certe pari a 8,2 milioni di tonnellate di greggio: ovvero, se si potessero estrarre di un sol colpo tutti gli idrocarburi liquidi presenti sotto i nostri fondali (il che evidentemente è impossibile), basterebbero per meno di due mesi.

APERTURA DEL CORTEO.SIAMO TANTISSIMI IN VIALE CAPPUCCINI.NO OMBRINA!!!

Posted by NO Ombrina on Sabato 23 maggio 2015