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Prodotti contraffatti e truffe alimentari: le mani delle mafie sull’agroalimentare

«C'è rischio import clandestino di olio d’oliva»

Redazione Pdn

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PESCARA. La produzione dell'olio extravergine di oliva abruzzese è in crisi, con un calo di oltre il 50%, e punte dell'80%, per l'andamento climatico annuale.
Così aumentano le possibilità che il mercato regionale venga invaso dalle produzioni clandestine provenienti dal Nord Africa e dal Medio Oriente spacciate per abruzzesi.
L'allarme è della Coldiretti ed è stato lanciato in occasione del convegno, a Pescara, su "La contraffazione alimentare ed il made in Italy" promosso in collaborazione con l'Osservatorio nazionale sulla criminalità in agricoltura e la Camera di Commercio.
Presenti, nella sala Camplone gremita di autorita' civili e militari, il vicepresidente del Csm Giovanni Legnini, il presidente del comitato scientifico dell'osservatorio gia' procuratore antimafia Gian Carlo Caselli, l'assessore regionale all'agricoltura Dino Pepe e il presidente regionale di Coldiretti Domenico Pasetti.
L'olivo, secondo dati Coldiretti, è la seconda, dopo la vite, tra le colture arboree della regione, con una produzione olivicola di 125 mila tonnellate ed olearia di circa 13 mila tonnellate, per un totale di 45 mila ettari di terreno dedicati e 25 mila aziende impegnate.
«Il mercato regionale dell'olio d'oliva - dice il presidente di Coldiretti Abruzzo Domenico Pasetti - rischia di essere invaso dalle produzioni provenienti dal nord Africa e dal medio oriente che nons empre hanno gli stessi requisiti qualitativi e di sicurezza. In queste condizioni, il rischio di trovare sulle tavole un olio spacciato per abruzzese è altissimo. Il consiglio è di scegliere la filiera corta, sinonimo di garanzia e trasparenza».

TRUFFE DA 60 MILIONI
Sempre nel corso del convegno di ieri è emerso che in totale ammonta ad oltre 60 miliardi il fatturato della contraffazione, la falsificazione e l'imitazione dei prodotti alimentari made in Italy nel mondo, e i prodotti abruzzesi non sono certamente al sicuro. «Percio' bisogna approvare misure per rafforzare i controlli, tutelare e contrastare i reati agroalimentari, ovvero le frodi, e il furto di identita'». Ma soprattutto, come ha evidenziato Gian Carlo Caselli, «e' necessario promuovere il recupero dei valori della legalita'».
All'incontro - aperto dagli interventi del presidente di Coldiretti Pescara Chiara Ciavolich, dal presidente della Camera di Commercio Daniele Becci e dal sindaco di Pescara Marco Alessandrini - sono intervenuti anche i magistrati Fabrizio Di Marzio con una relazione tecnica su "Inquadramento giuridico del made in Italy" e Massimo Ferraro dell'Osservatorio nazionale sulla criminalita' in agricoltura, che ha moderato l'incontro. Da qui, un interessante confronto di idee e proposte, partendo da un dato di fatto: che oggi l'agroalimentare rappresenta un terreno privilegiato di investimento della malavita.

«LA MALAVITA PUNTA SULL’AGROALIMENTARE»
«Siamo spesso abituati a considerare un mafioso come dedito a gestire usura, prostituzione, spaccio di stupefacenti e rapina - ha evidenziato la presidente di Coldiretti Pescara Chiara Ciavolich - in realta' oggi le organizzazioni malavitose sono dedite anche a business molto piu' fruttuosi e meno rischiosi, e si stanno spostando sempre di piu' dai settori tradizionali di investimento illecito quali l'edilizia e i grandi appalti al mercato dell'agroalimentare».
Business che riguardano l'acquisizione di marchi prestigiosi per produrre invece cibo spazzatura, l'orientamento dell'attivita' di ricerca scientifica, l'eco-business che priva l'agricoltura italiana di terreni sani e salubri a danno del consumatore finale. Ma prima fra tutti, la contraffazione alimentare che, insieme al furto di identita', e' il furto commerciale per eccellenza e puo' diventare frode sanitaria se il cibo e' prodotto con materie prime scadenti.
Una realta' sempre piu' attuale e temuta, come e' emerso nel corso della tavola rotonda.
Cosi', mentre il sindaco Alessandrini ha stigmatizzato il fenomeno come «patologia del sistema produttivo», il presidente Pasetti e' entrato nel merito evidenziando che «la legalita' e' l'economia piu' facile e redditizia».

TONNELLATE DI PRODOTTI CONTRAFFATTI
«Siamo aggrediti da migliaia di tonnellate di prodotti e generi alimentari che, attraverso sofisticati meccanismi di alterazioni e contraffazione, sono commercializzati, senza esserlo, come prodotti tipici italiani per un valore che potrebbe superare i 60 miliardi di euro - ha aggiunto Pasetti - Un pericolo, anzi una truffa, da affrontare con stringenti misure di rafforzamento dell'attivita' di controllo dei flussi commerciali e da una maggiore trasparenza sulle informazioni in etichetta circa la reale origine degli alimenti. Oggi piu' che mai sono necessarie norme uguali per tutti che colpiscano non solo le contraffazioni reali ma anche le contraffazioni in qualche modo consentite dalla normativa vigente».
Allarme condiviso dal presidente della Camera di Commercio Becci, che a sua volta ha rimarcato come il tema del convegno «sia di grande attenzione per l'ente camerale di Pescara che vigila in base alle proprie specifiche competenze» aggiungendo che «sono stati stanziati anche contributi ad hoc per la tutela del made in Italy, del made in Abruzzo, e per la lotta alle agromafie».
Da qui, gli interventi del vicepresidente del Csm Giovanni Legnini, che ha evidenziato come la tutela del made in Italy sia una risorsa strategica per il paese sottolineando che «e' necessario reprimere e controllare i fenomeni di illegalita' connessi alla filiera agroalimentare», ribandendo «l'importanza della salvaguardia del marchio in quanto nel mondo c'e' una fortissima identificazione tra Italia e qualita'» e rimarcando che «la magistratura e' chiamata sempre piu' a specializzarsi sui molteplici aspetti della lotta alla contraffazione alimentare mobilitando, come sta gia' avvenendo, la scuola superiore».

VOLANO DELL’ECONOMIA
L'assessore Pepe, ha poi ricordato che «l'economia agroalimentare abruzzese rappresenta volano di sviluppo territoriale e socio-economico» e che «il contrasto all'illegalita' deve essere impegno non solo politico ma morale nei confronti delle imprese abruzzesi».
Il procuratore Caselli, ha invece evidenziato gli obiettivi dell'Osservatorio, che ha tre aree di attivita': la cultura della legalita', la valorizzazione della filiera agricola e il monitoraggio delle infiltrazioni mafiose nella filiera agrolimentare. «La crisi economica puo' effettivamente facilitare l'espansione dei fenomeni di illegalita', ma questo stato di cose si puo' rovesciare - ha sottolineato Caselli - dobbiamo partire da un recupero dei valori della legalita'. La cultura della legalita' e' il migliore strumento di lotta a tutto cio' che e' malavitoso, ed e' alla base del contrasto della contraffazione. Perche' - ha concluso Caselli parafrasando Falcone - la mafia, come ogni vicenda umana, ha un inizio, uno sviluppo e una fine: basta volerla».

Cosi', la relazione di Fabrizio Di Marzio ha ricostruito le principali problematiche della tutela giuridica del "made in" evidenziando come da "segno di comunicazione" possa diventare per determinati settori come l'agroalimentare una "certificazione di qualita' del sistema Paese, specie se adoperato nella dizione full made in", mentre il direttore regionale di Coldiretti Alberto Bertinelli ha rilevato che la tutela del made in Italy oggi non sarebbe possibile senza lo «straordinario lavoro attuato dalle forze armate nel contrasto alla criminalita' nel settore agroalimentare che garantisce all'Italia il primato europeo nell'attivita' di controllo come dimostrano le tante operazioni portate ogni anno a termine da Nas, Carabinieri, Guardia di Finanza e Forze di Polizia».
Spunti diversi di riflessione, su cui Caselli ha chiuso il cerchio con un monito: «la magistratura deve allargare i suoi orizzonti affinando una nuova cultura per l'interesse agroalimentare - ha concluso - le leggi sulle frodi alimentari sono ben congeniate, ma i problemi derivano dalla mannaia della prescrizione che incombe e spesso scatta per reati come questi, che non prevedono sanzioni pesanti».