LO SCANDALO CONTINUA

Bussi e l'acqua coi veleni, il caso alle Iene. D’Ambrosio e Di Giovanni: «noi coscienza pulita»

La trasmissione televisiva ha ripercorso gli ultimi 8 anni della vicenda

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ABRUZZO. La trasmissione televisiva Le Iene si è occupata ieri sera del caso Bussi con un servizio dal titolo ‘quando non sai cosa bevi’.
Nadia Toffa ha ricostruito la vicenda relativa all’inquinamento della discarica più grandi d’Europa scoperta in val Pescara nel 2007 dalla Forestale guidata all’epoca dal comandante Guido Conti, avvicinando anche i vari protagonisti di questa vicenda. Una vicenda che in Abruzzo ormai si conosce molto bene e non smette di alimentare malumori e polemiche specie dopo la sentenza di primo grado ma che adesso ha conquistato anche la prima serata su un canale nazionale.
In 12 minuti di servizio sono stati ricostruiti, a volo d’uccello, 8 anni di inchieste, carte, documenti, denunce, processi e sentenze. Molto per forza di cose è rimasto fuori, altro invece solo accennato. 

«Il polo chimico ha inquinato per anni il fiume Tirino», ha ricostruito la Iena. «Per decenni hanno buttato le scorie tal quali nel fiume», ha confermato anche Augusto de Sanctis del Forum abruzzese per l’Acqua.«Hanno usato il fiume come una fogna ma gli era consentito perché fino agli anni 80 non c’erano leggi in materia ambientale».
E’ stato poi ricordato che dal 2007, anno in cui la discarica è stata sequestrata, tutto è rimasto bloccato e la bonifica non è ancora partita. La preoccupazione maggiore per la popolazione è stata certamente quella della bontà dell’acqua che è uscita dai rubinetti per 25 anni:«l’inquinamento è finito nella falda acquifera», è stato ricostruito, «i pozzi che portavano acqua nei rubinetti di 700 mila persone erano a valle del polo chimico».

E’ stato intervistato anche Fausto Croce, docente della Facoltà chimica che per primo, dopo le notizie della scoperta della discarica, ha fatto le analisi dell’acqua: «avevo sospetti e infatti ho trovato clorurati in concentrazione molto più alta del normale».
«Le sostanze rilevate», ha poi sottolineato Toffa con tanto di grafico dimostrativo, «erano 1000 volte superiori a quelle che si possono trovare nell’acqua di Roma. E quest’acqua è stata bevuta per 25 anni da famiglie, donne, bambini, scuole e ospedali».
Si è ricordato inoltre che sul caso si è tenuto anche un processo, che in primo grado ha assolto e prescritto tutti i responsabili del polo chimico industriale.

Una assoluzione arrivata perché secondo i giudici «l'acqua emunta al Campo pozzi Sant’Angelo era sostanzialmente potabile e minimamente contaminata, mentre l'acqua di falda (nel punto di maggior contaminazione) non era neppure ipoteticamente destinabile per scopi alimentari».
Toffa ha anche sottolineato che c’è un documento dell’Istituto superiore di Sanità che però certifica l’esatto contrario ovvero che «quell’acqua ha creato un pericolo reale e concreto per gli utilizzatori».

Proprio nei giorni scorsi i pm della Procura di Pescara hanno presentato un ricorso in Cassazione avverso la sentenza.
nel quale sostengono, tra le altre cose che il reato di disastro colposo (capo di imputazione cambiato da "disastro doloso") non fosse prescritto.
Ma quali effetti possono esserci per chi per 25 anni ha bevuto acqua di rubinetto? Ha risposto Maurizio Proietti dell’Isde, associazione medici per l’ambiente: «quelle sono sostanze che il nostro organismo non riconosce proprio perché non sono biodegradabili. L’Agenzia sanitaria regionale dice che nella zona della Val Pescara c’è una concentrazione dei tumori ma quei dati non sono affidabili perché basati sulle schede di dimissioni ospedaliere. Il danno c’è ma non possiamo ad oggi usufruire oggi di dati certi, serve un registro dei tumori». Che per il momento non c’è.

NOI COSCIENZA PULITA»
La Iena ha poi scovato a Pianella Giorgio D’Ambrosio ex presidente Ato ancora coinvolto in un processo parallelo: «non c’è nessuna analisi», ha detto D’Ambrosio, «che attesti l’esistenza di valori superiori a quanto consentito dalla normativa vigente. Quella non era acqua contaminata, sono tutte bugie».
«Non c’è nessuna analisi dell’Asl», ha continuato l’ex sindaco di Pianella, «io quell’acqua l’ho sempre bevuta, mai usato acqua minerale a casa mia. La mia coscienza è totalmente a posto. State dicendo una serie di corbellerie».

Toffa ha poi rintracciato anche Bartolomeo Di Giovanni, ancora oggi direttore dell’Aca al quale ha rivolto una domanda precisa: perché non avete avvertito i cittadini?
«Io ho sempre bevuto quell’acqua e sono tranquillo con la mia coscienza», ha detto anche Di Giovanni.
Ma se lo sapevate dal 2004 perchè non lo avete detto?
«L’acqua», ha insistito Di Giovanni, «era idonea all’uso potabile. La materia è molto complessa lei la fa troppo semplicistica. Forse ripensandoci all’epoca se fosse stata fatta questa procedura (ovvero avvertire la gente, ndr) non sarebbe stato sbagliato, non era male, non era negativo. Ma io ho sempre operato nel rispetto della legge».

ACERBO: «MANCA DI MATTEO»
Dopo aver visto il servizio in tv l’ex consigliere regionale di Rc, Maurizio Acerbo, tra i primi a mobilitarsi in Abruzzo insieme agli ambientalisti (lo scandalo dell'erogazione di acqua inquinata fu reso noto per la prima volta nel luglio del 2007 proprio da un'interrogazione Parlamentare di Acerbo), sostiene che nella ricostruzione delle Iene manchi uno dei ‘protagonisti’ della vicenda ovvero l'ex-presidente dell'Aca e oggi assessore regionale della giunta D'Alfonso Donato Di Matteo. «E' stato prosciolto», ricorda Acerbo, «perché ha dichiarato che non leggeva la posta che a lui era indirizzata e quindi non si era accorto delle missive in cui gli venivano comunicati i dati delle analisi. Meritava almeno una citazione, non è giusto che solo a D'Ambrosio sia stata data questa occasione di celebrità nazionale».