PERICOLO SCAMPATO

Esplosione gasdotto: il tubo tra le case. «Nessuna frana né traliccio tra le cause»

Comitati: «effetto domino che denunciamo da mesi»

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PINETO.  Seduto su una sedia a rotelle nel pronto soccorso dell'ospedale di Atri (Teramo), Enzo Romanelli è ancora sotto choc e continua a chiedersi: «Perché hanno costruito il gasdotto proprio in mezzo alle nostre case?». Romanelli è il proprietario dell'edificio semidistrutto a valle dell'incendio prodotto dal gasdotto, e delle case della famiglia Ferretti.
Lo smottamento del terreno dovuto alle abbondanti piogge di ieri avrebbe provocato questa mattina intorno alle 7.30 il cedimento di un traliccio dell'alta tensione che si è abbattuto su una condotta del metano a Mutignano, frazione collinare di Pineto.
Le scintille hanno innescato un incendio. Le fiamme, alte diversi metri, sono state visibili anche dall'autostrada. ll bilancio aggiornato e' di sette feriti lievemente ustionati. Lo scoppio ha investito tre abitazioni; quella piu' vicina al punto in cui si e' verificata l'esplosione dista appena 10 metri. La deflagrazione ha smembrato parte delle case danneggiando anche le auto in sosta. Gli occupanti delle altre abitazioni poste nelle vicinanze sono state cautelativamente fatte evacuare. Alcune donne non appena hanno avvertito l'esplosione si sono allontanate mettendosi al sicuro
Romanelli quando è scoppiato l’incendio stava ristrutturando la casa paterna per il figlio e la nuora. «Stamattina dovevano portare i materassi, poi sarebbe stata conclusa. Io ci sono nato in quella casa e mi chiedo perché abbiano costruito il gasdotto proprio in mezzo ai nostri fabbricati in campagna. È tutto distrutto, ora chissà quando me la ricostruiranno».
Secondo la sua ricostruzione, il gasdotto è lì almeno dagli anni '70, «ma non potevano spostarsi di 100 metri? - si chiede Romanelli -. Ero venuto questa mattina alle 6.30 per dare da mangiare al mio cane Kira: quando sono andato a vedere le condizioni della casa mi sono sentito male. Cercavo Kira, ma non è rimasta neanche la catena», ha concluso sconsolato Romanelli.

CAUSE DA ACCERTARE TRA MOLTE INCERTEZZE: NIENTE FRANA?
E se dalle prime ore si è parlato di una frana che starebbe all’origine dello scoppio e di un traliccio dell’alta tensione caduto che avrebbe innescato l’esplosione ad otto ore dal botto arrivano le prime “certezze” da valutare a fondo nei prossimi giorni.
Il Comandante Provinciale del CFS di Teramo,  Gualberto Mancini è certo: «La rottura del metanodotto non è dipesa della una frana. Non si escludono cause diverse».
«Dal sopralluogo di esperti della Forestale sul luogo dell’esplosione del metanodotto di Mutignano – Comune di Pineto- non sono stati rinvenuti elementi inequivocabili che attestino, come causa dell’esplosione, il verificarsi di un movimento franoso. Probabilmente sono altre la cause che hanno prodotto l’evento».
Secondo il comandante dei Vigili del Fuoco di Teramo, colonnello Romeo Panzone, non sarebbe ancora possibile identificare precisamente le cause del tracollo della condotta, anche se, secondo i Vigili, sono evidenti alcuni cedimenti strutturali del metallo.
Ad ogni modo non sarebbe coinvolto, a differenza di quanto appreso in un primo momento, nessun traliccio dell'alta tensione, sempre secondo i vigili del fuoco. In una nota successiva anche l'Enel conferma che nessun traliccio caduto avrebbe innescato la scintilla.
Dunque che cosa è accaduto? Alla domanda dovrà necessariamente rispondere l’inchiesta che la procura di Teramo ha aperto.

SNAM:«TRA LE CAUSE: SCARSA STABILITA’ DEL SUOLO E COSTRUZIONI». FRANA?
«Dai primi riscontri», si legge in una nota della Snam, «sembrerebbe che la scarsa stabilità del suolo, unita ai fenomeni di antropizzazione tipici delle aree in prossimità delle coste e al forte maltempo di questi giorni, possa essere tra le cause dell’incidente. La continuità del servizio di distribuzione cittadina del gas per i comuni serviti da quella infrastruttura viene comunque garantita attraverso il collegamento con infrastrutture alternative e, nel caso del comune di Atri, con il ricorso a carri bombolai».

«Ancora un poco e la colpa sarà di noi abruzzesi che abbiamo deciso di vivere testardamente su questa terra da qualche millennio», ribatte invece il responsabile del Forum H02 Augusto De Sanctis in risposta alla nota della Snam.
«Capiamo che per Snam e i suoi affari sarebbe molto più comodo far correre i propri tubi verso il nord-Europa in un territorio disabitato, senza questi insopportabili indigeni che pretendono sicurezza e si oppongono al mega-gasdotto posato proprio sulle faglie dell'aquilano. In caso di terremoto e di danni, non potendo in quel caso accusare gli abruzzesi di averlo fatto venire battendo i piedi a terra, Snam potrà sempre ricorrere al destino cinico e baro - prosegue De Sanctis - La Snam spiega che tra le cause della rottura c'è l'urbanizzazione della costa. Non sappiamo a cosa alluda Snam, se pensa che qualche abruzzese abbia inavvertitamente o pervicacemente cercato di piantare un pilone di fondazione di una casa sul tubo»

INFURIA LA POLEMICA
Intanto l’incendio di questa mattina ha provocato una serie infinita di proteste e di polemiche anche in relazione a futuri progetti già in programma in tutta la regione che da tempo vengono osteggiati da cittadini e comitati ambientalisti.
«Questa sarebbe la sicurezza delle infrastrutture energetiche tanto decantata dalle multinazionali che ne vogliono imporre di nuove ed inutili per gli abruzzesi?», chiede provocatoriamente il Forum abruzzese per i Movimenti per l’acqua.  «Dalle prime informazioni apprese dalla stampa pare che si sia verificato quello che in gergo tecnico si chiama “effetto domino”: un traliccio dell'alta tensione è smottato assieme al gasdotto che è esploso. E' proprio lo scenario che da mesi denunciamo, senza essere ascoltati, per le nuove opere che vogliono realizzare in Abruzzo».

Il caso, ad esempio, dell'elettrodotto Villanova-Gissi e dello stoccaggio gas di S. Martino sulla Marrucina (che dovrebbe stoccare 157 milioni di mc di gas) è paradigmatico, secondo gli ambientalisti. «Due grandi opere inutili che vogliono realizzare in aree a fortissimo rischio frana e sismico senza che il Ministero dell'Ambiente - che ha dato il via libera - abbia valutato la loro interazione nonostante siano a 100 metri di distanza. E meno male che lo stoccaggio – gas è classificato come impianto a rischio d'incidente rilevante».
L'effetto domino è uno dei motivi di ricorso al TAR contro lo stoccaggio; «è semplicemente allucinante che i cittadini volontari devono pretendere sicurezza presentando ricorsi ai tribunali per pretendere quello che è prescritto dalla legge. Vogliamo parlare dell'impianto GPL del porto di Ortona appena approvato senza considerare l'effetto cumulo con con lo stoccaggio di Pet-coke autorizzato?»
Il Forum ricorda che l'elettrodotto Villanova – Gissi, 55 piloni su 151 a rischio idrogeologico, passa già ora sopra un gasdotto esistente che franò a sua volta nel 2005. «Ora lì, oltre allo stoccaggio gas, vogliono pure realizzare il nuovo gasdotto Larino – Chieti per il 13% in aree a rischio frana».
Ma il Forum sostiene che la vera “perla”, sia il mega-gasdotto che la Snam vuole far correre nell'aquilano praticamente sopra le faglie sismogenetiche più attive d'Europa.

«Sentiamo in continuazione ripetere come un mantra: tutto senza rischi. Addirittura ci tocca sentire dire che i tralicci dell'alta tensione sono utili perché stabilizzano i terreni in frana. Sono tutte nuove infrastrutture inutili per gli abruzzesi, volte solo a farci diventare “hub dell'energia”, cioè servitori di passaggio per permettere ad altri di fare profitti sull'energia. A noi espropri e rischi, a loro i guadagni. La nostra solidarietà va alle persone che hanno subito le conseguenze di questo incidente. Ora serve una moratoria immediata rispetto a queste mega-opere inutili per gli abruzzesi».
 «Quello che si temeva è accaduto», commenta invece Gianluca Vacca, deputato del Movimento 5 Stelle. «A questo punto è lecito chiedersi perché in sede di valutazione di impatto ambientale dei progetti come elettrodotti, gasdotti, impianti di stoccaggio non venga mai considerata la possibilità di incidenti a causa della fragilità del territorio e dei probabili effetto domino».
Con una interrogazione urgente, firmata anche dai deputati della commissione Ambiente, Vacca pretenderà  spiegazioni dal Ministro dell’ambiente chiedendo che venga accertata la dinamica dell’incidente e, nel contempo, di rivedere tutte le valutazioni di impatto ambientale dei progetti ad alto rischio come metanodotti, gli elettrodotti e gli impianti di stoccaggio.

Intanto Sinistra Ecologia e Libertà si aspetta una rapida indagine giudiziaria che accerti ogni responsabilità «da parte di chi», commenta il deputato Gianni Melilla, «ha il dovere di una manutenzione rigorosa degli impianti per rispondere alle esigenze di sicurezza delle popolazioni. Da Enel e Snam ci aspettiamo una risposta rapida alla necessità  nazionale di prevenire ogni rischio e garantire la sicurezza dei cittadini.
Sarebbe sbagliato sottovalutare il rischio nazionale che questo incidente segnala per tutta l'Italia rispetto alle reti di Enel e Snam».