SANITA'

D’Alfonso striglia i manager Asl: ecco che cosa si sono detti davvero

«Risparmi del 20% sulle spese con le gare d’appalto e senza le proroghe»

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ABRUZZO. Era di umore nero Luciano D’Alfonso quando è uscito dall’ascensore al quinto piano di viale Bovio, a Pescara, dov’era in programma l’incontro con i quattro manager Asl sulla gestione dei 600 mln spesi dalla sanità abruzzese per «beni e servizi».
 Si trattava di spiegare che si stimano risparmi del 20% evitando in questo settore le proroghe immotivate degli appalti, gli estendimenti, gli affidamenti diretti e le procedure amministrative border line. Dunque l’evidente tensione per il faccia a faccia con i manager era dovuta al contenuto di questa operazione che restringe i cordoni della borsa, va a toccare interessi consolidati da anni, spiazza funzionari Asl dalle prassi antiche e taglia rendite di posizione lobbystiche.
Altro che umore nero – come è stato fatto filtrare – per il precedente sopralluogo all’Istituto De Cecco, quello interessato dal crollo di parti dell’intonaco del solaio, dove D’Alfonso sarebbe stato durissimo con le responsabilità di questo episodio. In realtà il presidente, da politico consumato, aveva già alle spalle questo suo primo incontro della giornata, quando ha iniziato a spiegare le ragioni della riunione, poi durata quasi due ore.
Ed il suo messaggio finale è stato chiarissimo: una spesa più controllata per “beni e servizi” può produrre un risparmio di 120 mln, che di questi tempi…. Al suo fianco c’erano Alfonso Mascitelli (Agenzia sanitaria), Angelo Muraglia (direttore dell’assessorato alla sanità), Giovanni Farinella (controllo di gestione alla direzione sanità) ed i quattro consulenti: Paolo Menduni (manager di lungo corso, anche in altre regioni), Gianfranco Visci, Roberto Marzetti e Antonio Smerilli.

NON È STATA UNA RIUNIONE SOLO RAGIONIERISTICA
Sarebbe però riduttivo limitare il significato dell’incontro ad un’operazione ragionieristica di tagli più o meno lineari: ai manager è stato chiesto un maggior governo della spesa accompagnato da un’attenzione specifica per i controlli sui capitolati e sui contratti, dove si nascondono sacche di spreco e di inefficienza. In più D’Alfonso ha rivendicato il ruolo di “controllore” della Regione, sottolineato anche dal direttore Angelo Muraglia: in Abruzzo si spendono 2 miliardi e 300 mln per la sanità e quindi oltre alla programmazione serve pure il controllo.
Di qui la richiesta dei report sugli acquisti e sugli appalti, che tra l’altro – come ha ricordato Mascitelli – il Programma operativo 2013-2015 già aveva reso obbligatori. Invece dalle Asl sono pervenuti dati non omogenei e quindi poco leggibili.
E nemmeno da tutte le Asl, il che ha reso quasi impossibile controllare spese ed eventuali risparmi. Come diceva Einaudi «bisogna misurare per programmare».

LA TAC AI CONTI DELLE ASL DI TERAMO, L’AQUILA, PESCARA E CHIETI
E’ stato Roberto Fagnano, manager di Teramo, a rompere il ghiaccio degli interventi e a raffreddare il clima dell’incontro, reso teso anche dal tono deciso ed incalzante di D’Alfonso.
Breve, ma esauriente la sua relazione: nella sua Asl ci sono una decina di proroghe in atto, tutte avute in eredità, ma sono in corso molte gare, come da indicazione del presidente. Poi è toccato a Giancarlo Silveri, L’Aquila, accompagnato dal direttore amministrativo Marcello Sciarappa e dal responsabile degli acquisti. Anche lui è sulla linea di una progressiva diminuzione delle proroghe, dopo aver superato i problemi ereditati dalla fusione delle due Asl di Avezzano e L’Aquila. In aggiunta Silveri ha annunciato di aver chiamato una società esterna ad affiancare il Rup (cioè i responsabili interni del procedimento) per migliorare e velocizzare gli acquisti e le gare.
Più tecnica la relazione di Claudio D’Amario, Pescara, accompagnato dal direttore amministrativo Domenico Carano e da Tiziana Petrella, Uoc “acquisizione beni e servizi”. Il manager è arrivato all’incontro con tutti i report degli acquisti elettronici, delle gare di appalto e delle proroghe azzerate, salvo quella sui reagenti da laboratorio, voluta dal Mef in attesa della riorganizzazione della procedura di acquisto.
Un cenno anche ai servizi a canne d’organo, cioè a filiera verticale, ed a quelli trasversali: ad esempio il trasporto, che serve alla mensa, al lavanolo, ai farmaci, al sangue e così via.
Una migliore logistica in questo settore – sostiene D’Amario - può infatti portare un risparmio del 15-20%. Ha invece saltato il suo turno Francesco Zavattaro, Chieti, arrivato alla riunione senza nemmeno un promemoria o un foglio riassuntivo, tanto che D’Alfonso si è spazientito quando il manager di Chieti gli ha chiesto di poter telefonare ai suoi uffici per recuperare qualche dato. Il presidente D’Alfonso ha chiesto notizie più dettagliate al manager di Chieti sui flussi di cassa e sul budget, con risposte esaurienti del manager. Un piccolo scambio di battute c’è stato poi tra D’Alfonso e la dottoressa Petrella sui dati da comunicare alla Regione («troppi e confusi») e sulla necessità di tener presente negli acquisti non solo il prezzo più basso, ma anche il rapporto qualità-prezzo e questo è stato molto ben accolto dal presidente che all’inizio era stato molto duro: «chiedo la vostra collaborazione e una disponibilità totale, altrimenti sono pronto anche a dare lo stop a qualche incarico». Dopo questi alti e bassi da montagne russe, la conclusione è stata più serena, con l’annuncio di un prossimo incontro alla presenza di funzionari Mef per uniformare le procedure, così come richiesto.

MANAGER IN DIFFICOLTÀ PER BLOCCARE SUBITO LE PROROGHE DEGLI APPALTI
Al termine dell’incontro, di fatto quasi tutti i manager erano contenti di aver superato l’esame, ma fuori microfono hanno sottolineato le difficoltà pratiche che un manager deve affrontare per assecondare le richieste ultimative di D’Alfonso. Insomma si può fare, ma il blocco delle proroghe richiede tempo e personale. Teramo, ad esempio, ha solo tre persone con contratto a tempo indeterminato per gestire questo settore, più qualche altro dipendente interinale. L’Aquila pure ha tre persone fisse ed il resto è a tempo determinato o interinale. Questo complica assai tutto il processo di rivisitazione della voce “beni e servizi”. Insomma è anche una questione di piante organiche.
Secondo le linee guida regionali, ad esempio, sulla carta L’Aquila doveva avere in totale 5.100 dipendenti, poi scesi a 4050 dal 2004. In servizio ce ne sono 3.750, di cui 400 precari, per assumere i quali a tempo indeterminato serve l’ok del Commissario. Mentre per arrivare a 4050 ci deve essere l’equilibrio del bilancio. Ed invece recentemente il decreto commissariale 5 - su richiesta di Roma - ha ridotto al 50% la spesa di quest’anno per il personale, per cui i 13 mln che si spendono per i precari saranno dimezzati il che potrebbe mettere in crisi tutta la sanità. Come dire che certi processi di cambiamento sono lenti e difficili e non basta solo la volontà di governare la spesa per gestire efficacemente la sanità abruzzese.
Comunque l’operazione politica che è andata in onda ieri è stata chiara: da oggi non ci sono più battitori liberi, uffici amministrativi autoreferenziali, Asl extraterritoriali e spese fuori controllo (con tutto quel che segue). Perché il D’Alfonso curiale e dannunziano nel suo eloquio, si fa capire bene quando vuole parlare chiaro: ieri ha assegnato i compiti a casa, i voti arriveranno, ma adesso il linguaggio che si deve parlare nelle Asl sarà unico e controllato, senza scorciatoie o lobby nascoste.

Sebastiano Calella