IL PROCESSO

Di Primio contro Salvatore (Pd) nel processo per ingiurie: scontro all’ultimo teste

Disse in consiglio comunale: «tanto prima o poi prenderanno anche te»

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CHIETI. Il fantasma di Ivo D’Agostino, l’ex assessore che ha patteggiato la pena nel suo processo su case popolari ed avances sessuali, ieri si è aggirato a lungo nell’aula del Giudice di pace di Chieti.
Era infatti in corso un’altra udienza del processo per ingiurie scattato in seguito alla denuncia del sindaco Umberto Di Primio contro il consigliere comunale Gabriele Salvatore (Pd). Oggetto del contendere alcune frasi di Salvatore ritenute ingiuriose e che furono dette nel Consiglio comunale molto acceso del 7 agosto 2013, con riferimento – secondo Di Primio e secondo la Procura - proprio alla vicenda D’Agostino.  
Ma di fatto l’ex assessore non è entrato direttamente in questa fase istruttoria perché il giudice Clementina Settevendemie ha bloccato ogni riferimento alla sua figura, puntando solo alla ricostruzione della situazione in cui sarebbe scattata l’ingiuria. E così l’avvocato Massimo Cirulli – che difende l’imputato – ha mirato soprattutto a far emergere che ci sarebbe stata una provocazione del sindaco a Gabriele Salvatore, il che sarebbe una discriminante per la non punibilità di un’eventuale ingiuria. Eppure nella citazione di Salvatore, il procuratore Pietro Mennini si appella all’art. 594 c. p. (ingiurie) «perché facendo riferimento alla vicenda dell’assessore Ivo D’Agostino, oggetto di procedimento penale, il consigliere Salvatore proferiva all’indirizzo del sindaco Di Primio Umberto le seguenti (frasi): “tanto prima o poi succederà qualcosa pure a te, non ti preoccupare”, “tanto sindaco non ti preoccupare che prima o poi prendono pure a te”, “lo vedremo il prossimo consiglio comunale farò come Esposito (il giudice della sentenza di condanna di Berlusconi, ndr) dicendo non è che tu potevi non sapere, tu sapevi ha detto Esposito. Quindi quando analizzeremo questa vicenda verranno fuori cose veramente incredibili sempre che non sia preceduto dai giornalisti.” Offendeva così l’onore ed il decoro del Di Primio».
 Sono perciò andate deluse le attese di chi si aspettava che in udienza fossero depositati documenti a favore o contro questa ricostruzione dei fatti della Procura, come ad esempio i verbali delle “sommarie informazioni” acquisite dalla Polizia giudiziaria. Tra l’altro tra il pubblico era presente anche Elvea Pesce, una delle donne delle avances di D’Agostino, che scalpitava non contenta della piega che aveva preso l’udienza.

LA RICOSTRUZIONE DELLO SCAMBIO DI BATTUTE
Il nodo centrale di questo processo è capire se veramente il consigliere Salvatore ha ingiuriato il sindaco Di Primio o se si è trattato di un “normale” battibecco di un qualsiasi Consiglio comunale, dove il clima surriscaldato della contrapposizione politica spesso provoca affermazioni border line che intaserebbero le aule di giustizia se fossero attenzionate.
E allora servirà solo un’altra udienza - prevista per il 10 marzo prossimo - per arrivare alla discussione e poi alla sentenza. Ieri il giudice ha ascoltato prima il sindaco Umberto Di Primio, che ha ricostruito quella seduta di Consiglio comunale, e poi tre testi della difesa (Alessandro Giardinelli, Alessio Di Iorio e Riccardo Di Gregorio) e non ha accolto le richieste dell’avvocato Cirulli di sentire altri testimoni (tra i 14 indicati dalla difesa) e dell’avvocato Antonella Taraborrelli (che difende il sindaco) che voleva far ascoltare due assessori (Emilia De Matteo e Mario Colatonio). Probabilmente anche il Pm Luisa Bertini avrebbe voluto ampliare le testimonianze, ma il giudice Settevendemie ha tagliato corto ed ha deciso di convocare solo il consigliere Marcello Michetti, che in quel Consiglio del 7 agosto presiedeva i lavori e che ha dato e tolto la parola al consigliere Salvatore che aveva chiesto di parlare “per fatto personale”.
All’odg del giorno di quella riunione c’era infatti solo una variante al Prg per il nuovo cimitero di Brecciarola, e quando Salvatore iniziò il suo intervento precisò «che non era sua intenzione strumentalizzare le vicende della settimana appena trascorsa», quando l’assessore D’Agostino era stato messo agli arresti domiciliari per l’inchiesta sulle case popolari. Qui si è accesa la bagarre che il giudice ha tentato di ricostruire, con le frasi che il sindaco – come è emerso dalle testimonianze di ieri – indirizzò nei confronti di Salvatore a proposito di suoi conflitti di interesse nell’approvazione del Villaggio Mediterraneo (peraltro negati da Salvatore) e con la replica del consigliere di opposizione.
Sono emerse infatti più vecchie ruggini che fatti concreti o ingiurie (nel senso comune del termine): «da sempre sono stato contrario al Villaggio Mediterraneo» ha sottolineato Di Primio, il che non ci azzeccava nulla né con il cimitero né con la dichiarazione del consigliere di opposizione di «non voler strumentalizzare D’Agostino». Ma è probabile che l’accenno alla vicenda case popolari - che stava esplodendo proprio in quei giorni -abbia irritato a tal punto il sindaco da convincerlo a querelare. Forse una mossa politicamente sbagliata con le elezioni in arrivo, perché questo riporta l’attenzione sul fatto che Di Primio in qualche modo potesse sapere cosa succedeva all’ufficio casa.

Sebastiano Calella