SENTENZA DEI VELENI

Dopo la sentenza Bussi. Rifiuti e scorie industriali consegnate al prefetto di Chieti

La protesta del Forum Acque e Zona 22

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ABRUZZO. «La sentenza sul processo di Bussi è una vergogna. Agli atti processuali vi sono durissime relazioni dell'Istituto Superiore di Sanità, massimo organo dello Stato in materia, sulla pericolosità dell'acqua dei pozzi, una montagna di documenti con addirittura i referti delle analisi segnati come “vero” e “falso. Soprattutto, a Bussi ci sono milioni di metri cubi di materiali contaminati da decine di sostanze tossiche e cancerogene. Se in una situazione del genere lo Stato non riesce a dare giustizia ai cittadini, cosa potrà accadere per le migliaia di siti interessati da inquinamento industriale? Che senso ha per il cittadino denunciare alle cosiddette “autorità”?»
Il Forum dell'Acqua e Zona22 hanno lanciato oggi lo sciopero della denuncia con annesso “horror tour”..
Stamattina è stato percorso un itinerario alla scoperta del Sito regionale di Bonifica di Chieti scalo, un'area di centinaia di ettari costellata di scarichi abusivi di rifiuti e siti industriali abbandonati colmi di sostanze tossiche.
E' il caso della conceria CAP, in cui sono state individuate già nel 2008 sostanze chimiche pericolose in alta concentrazione.
Si può leggere nell'Ordinanza del Comune di Chieti del 2008 «del sito industriale ex conceria C.A.P., ubicato in Chieti Scalo alla via Penne n. 68, nonché del sito contermine di proprietà del Consorzio Industriale Chieti – Pescara, fu accertata, tra l’altro, una contaminazione delle acque sotterranee da composti pericolosi quali solventi clorurati, idrocarburi pesanti (C>12) e cromo III. In tale occasione l’AUSL e dall’ARTA di Chieti individuarono quale area a rischio di propagazione della contaminazione la zona corrispondente ad un raggio di circa 1000 m dal sito ex conceria CAP».
 Il sito, nonostante la sua acclarata pericolosità, appare del tutto abbandonato e privo di interventi di messa in sicurezza.
In un'altra area del Sito, a via Papa XIII, è stato avvistato, proprio a fianco della strada e confinante con il Fiume Pescara un enorme accumulo di migliaia di mc di quelle che appaiono scorie di lavorazione dei metalli. Si tratta di una delle 39 aree aventi “Elevate anomalie della vegetazione e/o nella composizione del terreno” individuate da una relazione dell'Università di Chieti. Il sito appare privo di visibili sistemi di messa in sicurezza (copertura ecc.) ed è, addirittura, accessibile a tutti (quindi anche a bambini); per questo gli attivisti hanno ritenuto opportuno raccogliere dei significativi campioni del materiale.
A chi denunciare la situazione, vista l'ormai conclamata impunità sui reati ambientali? 

Gli attivisti sul momento hanno pensato di consegnarli direttamente alla rappresentanza del Governo, il Prefetto di Chieti, assieme alle immagini della conceria CAP.
Il Forum Abruzzese dei Movimenti per l'Acqua e Zona22 si rivolgono ai cittadini affinché l'indignazione per l'ingiustizia subita si trasformi in azione.
L’obiettivo delle due associazioni  è quello di azzerare ogni forma di prescrizione per i reati ambientali, «visto che rendono inospitale e pericoloso il territorio e l'ambiente in cui dobbiamo vivere noi, i nostri figli e tutte le future generazioni. Basti pensare che le ricerche stanno dimostrando che i bambini nati in aree inquinate hanno danni genetici che si trasmettono nelle generazioni. Sono reati anche e soprattutto contro di essi. Devono avere giustizia anche loro».
Inoltre auspicano l'introduzione dei reati ambientali nell'ordinamento, senza riconoscere alcuna forma di beneficio per gli inquinatori ma anche un «grande piano per la Bonifica delle aree inquinate del paese, da realizzare con l'informazione e la partecipazione capillare dei cittadini affinché a guadagnarci non siano i gattopardi che hanno inquinato e che ora si riciclano per lucrare sulle operazioni di riqualificazione».

«Ci aspettiamo, altresì», ha spiegato Augusto De Sanctis, «un ricorso contro questa sentenza al secondo grado e fino in Cassazione, consapevoli che nel frattempo bisogna costruire una società diversa per ottenere giustizia. Le sentenze di questi mesi, da Eternit a Thyssenkrupp, da Marlane a Bussi, assieme alla serie di Decreti e norme sulle bonifiche varate dai governi Monti, Letta e Renzi negli ultimi tre anni, vanno tutte nella stessa direzione strategica: annullare qualsiasi diritto del cittadino derivante dalla Costituzione nata con la resistenza e destrutturare e depotenziare quel sistema di garanzia a cui contribuiscono pezzi dello Stato, come i P.M. del processo Bussi, l'Istituto Superiore di Sanità e gli stessi inquirenti, che stavano cercando, tra mille difficoltà, di attuare i principi costituzionali. D'altro lato non è un caso se una grande banca d'affari come JP Morgan ha teorizzato l'attacco alle Costituzioni europee che sarebbero troppo ancorate alla tutela dei diritti dei lavoratori e dell'ambiente».
«A questa strategia», hanno concluso gli attivisti, «dobbiamo opporci per la nostra dignità, per ottenere giustizia e per lasciare un pianeta vivibile».