VILI PENDII

Vietato criticare Napolitano, Colletti contro Di Maio: «fai come la Boldrini»

Sui social partita la campagna ‘sono un eversore’. Grillini scatenati

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ROMA. Scontro in aula tra i colleghi pentastellati Luigi Di Maio, nella sua qualità di vice presidente della Camera, e Andrea Colletti.
Il deputato abruzzese stava criticando il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, quando il suo microfono è stato spento improvvisamente.
I 5 Stelle da ore sono furiosi dopo che il presidente Napolitano ha detto che «l’antipolitica è una patologia eversiva». Napolitano non lo cita mai, ma uno dei bersagli del suo discorso sembra essere proprio il M5S di Beppe Grillo il quale ha immediatamente risposto alle affermazioni del presidente: «Napolitano deve stare attento perchè se no lo denunciamo per vilipendio verso il Movimento 5 Stelle».

Anche l’intervento di Colletti di oggi in aula era scaturito dalle dichiarazioni di ieri del capo dello Stato: «abbiamo un’organizzazione autoctona mafiosa a Roma, la ‘ndrangheta in Umbria, Lombardia e Piemonte, abbiamo partiti fondati da mafiosi e Comuni come Roma che dovrebbero essere sciolti per infiltrazione mafiosa ed il vostro presidente della Repubblica che fa? Manda un pizzino, non si sa a chi, per cui il problema dell’Italia non sono le mafie ma…» (l’antipolitica, ndr).
A quel punto Di Maio ha stacca il microfono a Colletti, tra le urla della maggioranza che chiedeva rispetto per il presidente.
Dopo qualche secondo Colletti ha preso nuovamente la parola, chiesto a Di Maio di spiegare il motivo dell’interruzione e sostenendo che il collega pentastellato «stia prendendo le peggiori abitudini della presidente Boldrini», abituata a cassare gli interventi dei 5 Stelle.
«Perché mi ha tolto la parola? Perché era scaduto il minuto o per altro motivo?».
Non si è fatta attendere la replica di Di Maio: «stava sindacando il comportamento del presidente Napolitano, come lei ben sa le azioni del presidente della Repubblica non sono sindacabili».

Poco prima sempre Di Maio aveva espulso dall’aula il deputato M5S Manlio Di Stefano che aveva accusato gli esponenti della maggioranza di non volere la legge sul conflitto di interessi perché collusi con la mafia e la criminalità. E’ scoppiata la bagarre in aula, tra grida e spintoni.
Il clima è rimasto infuocato per tutta la mattinata e contemporaneamente sui social network è nata la campagna «anche io sono un eversivo».
Il primo a pubblicare la sua foto con il cartello «sono un eversivo» è stato Grillo. Poi anche i vari parlamentari a 5 stelle hanno seguito il loro mentore. Non sono da meno gli esponenti abruzzesi. Foto con cartello per il deputato pescarese Gianluca Vacca, che ha anche aggiunto la postilla « #ReGiorgio quando sloggi?»
«Per Napolitano», dice Vacca, « il problema sono i giornali, gli opinion makers, che ingigantiscono le notizie... La "Patologia eversiva" da lui citata è quella che gli ha permesso di restare nelle istituzioni per 60 anni, incarnando il peggio del nostro paese. Il giorno delle sue dimissioni sarà una liberazione per l'Italia.  Ci siamo quasi, per fortuna».

«Lo confesso, sono un eversore. Mi faccio schifo», ha scritto la capogruppo in Consiglio regionale, Sara Marcozzi pubblicando anche lei la foto con l’hashtag  #sonouneversore. «Napolitano ha ragione. Pago le tasse, non rubo, denuncio il malaffare, combatto per la tutela della territorio della mia regione e per la salute dei cittadini, non mi faccio i cazzi miei e nessuno ha ancora cercato di comprarmi. Insieme ai miei colleghi del M5S in Abruzzo mi dimezzo lo stipendio e con loro sto per procedere alla nostra prima restituzione. Sono un problema e me ne rendo conto!»
Cartello anche per il consigliere comunale Massimiliano Di Pillo: «Grazie Giorgio, della tua novella quotidiana...ne avevamo proprio bisogno!»

LE FIRME PER USCIRE DALL’EURO
Intanto proprio oggi il Gruppo consiliare del Movimento Cinque Stelle ha presentato all’Emiciclo l’iniziativa #Firmaday, che si terrà il 13 dicembre nelle piazze italiane per avviare una raccolta di firme con l’obiettivo di promuovere una proposta di legge che attui il referendum per l’uscita dall’euro. «La nostra iniziativa – spiega il Capogruppo del M5S, Sara Marcozzi – è promossa prima di tutto per informare i cittadini sui vantaggi dall’uscita dall’euro. E lo faremo con una raccolta di firme per promuovere una legge di iniziativa popolare istitutiva di un referendum consultivo. E’ un progetto legislativo possibile perché – osserva ancora Marcozzi – lo stesso iter è stato già seguito nel 1989 per l’ingresso dell’Italia nella moneta unica. Allo stesso tempo cercheremo anche di fare informazione, illustrando il nostro punto di vista ma anche accentando le critiche. Noi crediamo che recuperare la sovranità monetaria, destinando gli interessi che oggi paghiamo per l’enorme debito pubblico a favore delle imprese e dello sviluppo economico, invece possano costituire la svolta per l’economia italiana e la definitiva uscita dalla crisi».