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Multa al questore di Pescara: nel servizio delle Iene il pasticcio che offende le istituzioni

Non si salva nessuno: finanza, carabinieri, procura e comandante dei vigili: accuse pesantissime per tutti

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PESCARA. Non si salva nessuno. Dalla ricostruzione delle Iene le istituzioni locali ne escono massacrate. Un pasticcio che getta discredito sulla attendibilità di molti uomini nelle istituzioni.
E alla fine ad uscirne meglio è proprio il questore di Pescara, Paolo Passamonti, che appare non aver pagato la multa (mai contestatagli)  solo «per leggerezza».
La vicenda della multa non contestata  e non pagata dal questore di Pescara segna un altro step importante con il servizio di Matteo Viviani andato in onda ieri sera, inviato due settimane fa a Pescara e sollecitato dal Movimento 5 Stelle locale che, con Domenico Pettinari, ne sta facendo una battaglia totale e di principio.
Il lungo servizio ricostruisce cronologicamente tutto l’accaduto ed ha il merito di mettere in evidenza le numerose incongruenze (e presunti reati) di cui più persone si sarebbero macchiate, molte delle quali rimangono ovviamente ignote. Ma i fatti parlano chiaro: si è cercato di tutelare il Questore così come «da prassi» perché a Pescara è normale restituire le auto delle cariche istituzionali, c’è anche una legge che lo prevede ma bisogna seguire una procedura precisa che in questo caso non è stata seguita. L’auto al questore è stata restituita la sera stessa senza alcuna contestazione né consegna di verbale né multa pagata.

ANGELO VOLPE ED I DUE COLLEGHI VIGILI URBANI
Il servizio inizia con la foto del Movimento 5 Stelle in tribunale a Pescara durante la prima udienza del processo ad Angelo Volpe, il vigile urbano che ha aiutato il collega a presentare la denuncia sulla scomparsa della multa.
Due suoi colleghi: Donato Antonicelli e Claudio Di Sabatino i quali raccontano la loro storia, perché sono loro per un buon pezzo i protagonisti.
Di Sabatino è l’agente che materialmente fa le multe in via Galileo alle auto parcheggiate sulla corsia del bus e dunque anche alla Mercedes del questore.
E’ l’8 dicembre 2011. Dopo le multe il vigile chiama il carro attrezzi per la rimozione che avviene.
La Mercedes era intestata al questore e non era l’auto di servizio anche se il Questore ha sempre detto di «essere in servizio».
 Gli agenti raccontano a Matteo Viviani e poi anche ai carabinieri che hanno indagato, che il comandante dei vigili, Carlo Maggitti, chiamò la sera stessa l’ufficiale di turno per avvisarlo che sarebbe passato il questore a riprendere l’auto rimossa.
Il vigile Di Sabatino spiega che altre volte sono state rimosse auto civetta delle autorità ma che esiste una procedura apposita per la restituzione.
  Il questore la sera va a riprendere l’auto e la storia finisce lì.

LE FOTOCOPIE NELL’ARMADIETTO
Circa un anno dopo, però, una manina mette nell’armadietto di servizio del vigile Di Sabatino due fotocopie: una è il verbale della multa al questore e l’altra è la fotocopia del registro delle auto rimosse che riportano il numero del verbale, la cifra da pagare e l’avvenuta restituzione.
E’ un foglio con molte caselle tutte compilate a mano: le uniche caselle rimaste bianche sono proprio quelle relative alla multa del questore dove non compaiono le cifre del pagamento, né indicazioni sulla restituzione dell’auto.  
Dal registro si evince che altri cittadini hanno pagato cifre per riavere l’auto (124 euro) e nulla viene riportato sulla multa del questore.
«La cosa più assurda è», spiega la Iena Viviani, «che come agente della riconsegna dell’auto appare il cognome di Claudio senza però averne titolo» perché lui non riconsegna le auto.

REGISTRO FALSIFICATO
E’ questo un punto fondamentale: sul registro viene riportato il cognome di Di Sabatino per una mansione che non ha svolto e qualcuno avrebbe potuto addebitare a lui il mancato introito della multa del questore nelle casse comunali. E’ per questo che allora il vigile Di Sabatino ne parla con il collega Donato Antonicelli il quale poi per verificare la procedura relativa a quella multa chiede aiuto a sua volta ad Angelo Volpe per effettuare il controllo nel sistema informatico.
E qui ancora una stranezza: la multa del questore nel sistema informatico non esiste.

IL CONSIGLIO CHIESTO AD ERNESTO GRIPPO
Angelo Volpe si mette in contatto con il suo ex comandante Ernesto Grippo e gli chiede un consiglio su cosa fare  e come procedere.
Grippo si mette a disposizione e prepara la denuncia e si informa su quale forza di polizia sia la “più idonea” a ricevere il caso.
Grippo e gli agenti raccontano alle Iene che sono andati prima alla finanza che si sarebbe rifiutata di accettare la denuncia una volta compreso che si trattava di indagare sul Questore. Poi è stata la volta dei carabinieri che in prima battuta hanno stigmatizzato chi non pagava le multe ma quando si sono resi conto che si trattava del questore hanno rinviato la formalizzazione della denuncia al giorno dopo.
Viene stilato anche un verbale dal luogotenente di turno dei carabinieri che dice più o meno: «non prendevo visione dell’atto perché potevano concretizzarsi reati d’ufficio».
Viviani fa notare che proprio questo fatto avrebbe imposto al carabiniere di prendere la denuncia poiché le forze di polizia sono obbligate senza eccezioni a ricevere.
Grippo: «il carabiniere ha obbligo di raccogliere la denuncia».
Dopo qualche giorno i vigili ritornano dai carabinieri ma il verbale di denuncia che ne esce è molto diverso da quello che volevano fare.
Ancora Grippo: «Non c’è il passaggio della rimozione dell’auto del questore né tutti gli allegati», fa notare.
«Viene qualche dubbio» annota la Iena.

MARCO PATRICELLI SCRIVE SU “IL TEMPO”
Fino a qui però la storia rimane tra pochi intimi fino a quando quasi a due anni dai fatti il giornalista de “Il Tempo”, Marco Patricelli, non pubblica sul giornale il primo di molti articoli sul caso, illustrando molti dei documenti della strana procedura.
Viene spiegato che dopo la denuncia non vi era stato ancora il sequestro del registro delle rimozioni dei vigili.
Viviani: «Che cosa ha pensato leggendo le carte?», chiede al giornalista.
E Marco Patricelli commenta: «tre cittadini avevano pagato la multa ed un cittadino no».
E poi il giornalista spiega di essersi trovato i carabinieri in redazione e a casa per una perquisizione che però è vietata dalla Corte di Strasburgo per i diritti dell’uomo che tutela al massimo il segreto professionale.
Perché l’obiettivo dei carabinieri era proprio quello di sapere chi aveva dato la notizia al giornale.
Patricelli: «il problema era diventato chi aveva dato la notizia al giornale e non il fatto raccontato».
Alla fine i carabinieri dopo molti giorni arrivano al registro delle rimozioni e scoprono che mancano proprio le due pagine che servivano.
Chi ha strappato le due pagine?
Chi lo ha fatto però ha dimenticato che esiste una seconda copia del registro che viene sequestrata.

PARTONO LE INDAGINI
Con questo materiale partono le indagini e vengono ascoltati i vigili ma gli inquirenti decidono di orientarle focalizzandosi proprio sulla fuga di notizie e non sul perché il questore non avesse pagato la multa.
Vacca e Pettinari ricordano inoltre che il Ministero dell’Interno non ha ancora risposto alla interrogazione del M5s e che non esiste una relazione scritta del comandante Maggitti sul caso.
Intanto l’inchiesta sul questore che non paga la multa viene archiviata, si continua a cercare la talpa che fornisce i documenti al giornalista Patricelli e si apre una nuova inchiesta su Angelo Volpe per violazione di segreto d’ufficio per aver raccontato la vicenda ad Ernesto Grippo, l’ex comandante.
Il processo iniziato potrebbe portare una condanna fino a 4 anni ed il rischio è grosso.
La Iena Viviani specifica che dopo la denuncia dei vigili si è creato un clima ostile nei loro confronti e sono stati tutti destinati ad altre mansioni: chi a scuola, chi nei parchi e Volpe, il motociclista più anziano, non fa più  servizio in moto senza nemmeno un ordine di servizio scritto, come prassi vorrebbe e disposta dal comandante.

PARLA IL QUESTORE
Il questore Passamonti viene sorpreso al ristorante ancora col boccone in bocca da Viviani.
Passamonti colto di sorpresa chiede di spegnere la telecamera ma Viviani insiste.
Il questore allora pacato spiega  che «prima di trovare un posto quella sera ci ho messo 20 minuti, poi ho parcheggiato. Torno  e vedo che è stata portata via la mia auto. Chiedo che mi accompagnino a prendere la macchina.  All’epoca la strada era molto più buia e non si vedeva bene la segnaletica orizzontale. Nessuno mi ha detto “questore le contestiamo questo e quest’altro”, mi hanno detto solo “può riprendere la macchina”. Non sono io che devo dire “mi dovete fare la contravvenzione”».
Viviani: «il questore era in servizio ed aveva tutto il diritto di riprendere l’auto ma prima i vigili avrebbero dovuto dargli multa e verbale, facendogli pagare il carro attrezzi. Ma così non è stato».
Il questore: «Se mi fosse arrivata la multa avrei fatto ricorso. Mi dice lei che interesse avevo a non seguire questa procedura? Io le pago tutte le multe. A Roma me ne hanno fatte moltissime. Non avevo interesse affinchè sparisse la contravvenzione. Oggi sono messo alla berlina come se fossi il più grosso delinquente d’Italia».
E poi invita la Iena nel suo ufficio e gli mostra il fascio di multe che ha pagato «senza dire una parola».
Ma il “vizietto” di parcheggiare dove non si può non sfugge a Viviani che contesta (questa volta senza multa!) al questore l’infrazione di aver parcheggiato davanti ad un passo carrabile quando l’auto però era stata già spostata nel frattempo da qualcun altro.
Viviani: «Sicuramente il questore ha peccato di leggerezza senza farsi troppe domande quando è andato a riprendere la sua auto ma il problema sono i tre vigili…»

PARLA IL COMANDANTE DEI VIGILI MAGGITTI
Maggitti conferma che il questore Passamonti lo ha chiamato chiedendogli di poter riprendere l’auto.
Maggitti però dice alla Iena che è l’ufficiale di turno «di sua spontanea volontà» a decidere.
Viviani: «bugia».
Maggitti ripete il concetto e viene smentito due volte proprio dagli agenti che riferiscono che l’ordine è partito da Maggitti stesso: «riconsegnare l’auto».
Anche nelle relazioni di indagine dei carabinieri si legge che «il comandante disponeva il prelevamento dell’autorità e la restituzione del mezzo».
E Maggitti: «non conoscevo le carte».
Viviani: «Perché la multa del questore non segue lo stesso iter che seguono le multe dei cittadini normali?»
Maggitti in difficoltà più volte si inerpica su un’altra giustificazione: «questa non è una multa: questo è un preavviso per il pagamento in misura ridotta».
Smentito clamorosamente per la seconda volta: le Iene mostrano il documento che in cima riporta la scritta «verbale» confermando che si tratta di multa vera.
Il verbale è stato poi consegnato a Maggitti il quale poi non avrebbe fatto partire l’iter previsto per legge.
Maggitti non va meglio nemmeno quando Viviani gli mostra la pagina del registro con le caselle bianche.
Maggitti: «quello che è stato fatto è totalmente legittimo» e le caselle bianche devono essere così perché «l’auto è stata riconsegnata subito».
Viviani: «Ed il carro attrezzi chi lo paga?»
Maggitti: «Il carro attrezzi è pagato dai cittadini… » poi si corregge: «la ditta privata fa un lavoro a vuoto….»
Viviani: «Ed Angelo Volpe che non va più in moto?»
Maggitti: «Con una accusa così pesante è giustificato… c’è un pro-ce-ss-ooo»

Il servizio si chiude con Volpe: «Ho dato una mano ad un collega a presentare una denuncia. Tutto questo mi sembra assurdo».
Un bel pasticcio che non fa onore proprio a nessuno.

+++ GUARDA IL SERVIZIO DELLE IENE +++