FAME DI EQUITA'

Abruzzo, sciopero sociale tra Job Act e petrolio. Contestato ministro Martina

Due mila in piazza e venerdì sera a Lanciano la protesta contro l’esponente del governo Renzi

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ABRUZZO. Lo sciopero sociale abruzzese è partito venerdì mattina con un lungo corteo che si è snodato per le vie di Pescara e si è concluso ieri sera a Lanciano con la contestazione al ministro dell’agricoltura Maurizio Martina al grido di «quale agricoltura con il petrolio?»
Venerdì migliaia di studenti, precari, operai, disoccupati, hanno attraversato le strade del centro contro il Jobs Act e la Buona Scuola di Renzi, «contro un governo autoritario e dispotico», «contro la devastazione dei territori attraverso le Grandi Opere», che creano precarietà.
«Precarietà dei contratti di lavoro, precarietà del reddito, del welfare e dei servizi, precarietà della nostra condizione di salute», spiega il comitato Zona 22.
Il corteo è partito dalla Madonnina nella zona del molo Nord, procedendo per Corso Vittorio Emanuele si è spostato nel centro cittadino dove c'è stato l'atto finale. Secondo alcune stime delle forze dell'ordine, poco più di duemila persone hanno partecipato alla manifestazione con striscioni, fischietti, tamburi.
Lungo il tragitto sono state prese di mira anche le vetrine di Banca Italia su corso Vittorio con palloncini di vernice rossa. Poi è stato srotolato uno striscione con su scritto "82 miliardi alle banche per gli interessi sul debito pubblico, e 400 milioni per gli aerei da guerra F35. Ora ridateci 20 miliardi per il reddito di base per i precari e i disoccupati!". Tra i tanti striscioni e cartelli esposti anche quelli degli Ubs-Cobas e quelli con scritto "No Job Acts" e "No tav".


Il rosso che ha colorato l'ingresso di Banca Italia, hanno spiegato i manifestanti, «simboleggia il segno che queste scelte economiche lascia nelle nostre esistenze. Lo stesso colore del nostro sangue, ma anche della nostra rabbia».
Dopo pochi metri il corteo ha incontrato la sede centrale delle Poste Italiane, attaccando sulle pareti dei post-it con rivendicazioni di reddito di base, «contro la devastazione ed il saccheggio dei territori».
Infine gli studenti hanno denunciato l'abbandono e l'intento di «svendere a privati», un edificio pubblico, il Ferrotel, «contro l'aziendalizzazione della scuola, dell'università e della ricerca, contro la cancellazione di diritti conquistati al prezzo di dure lotte».
Il corteo si è chiuso in Piazza Salotto con la scritta "NO-OIL" composta dai corpi dei manifestanti a ricordare la lotta contro Ombrina Mare, la petrolizzazione. «La lotta contro lo Sblocca-Italia non può in nessun modo essere scollegata da quella contro lo Jobs Act e la Buona Scuola di Renzi», hanno sottolineato gli organizzatori.

«Con questa manifestazione - ha detto Renato Di Nicola del Forum Abruzzese dell'Acqua - vogliamo dire che siamo per la società e la vita. Non vogliamo la petrolizzazione dell'Abruzzo. Siamo per l'aria pulita, l'acqua pulita e il mare pulito. Abbiamo una classe politica che dice a parole di non volere la petrolizzazione, ma che poi a Roma fa l'esatto contrario di quello che dice».
Il segretario cittadino del Prc, Corrado Di Sante, ha detto che «i politicanti abruzzesi fanno a gara per salire sulla Portaerei Cavour costata 1,4 miliardi di euro, ovvero l'equivalente di 4 mila asili nido».
«Ci dicono - ha detto Di Sante - che non ci sono i soldi e poi si finanziano gli armamenti, tagliando sul welfare».
A fine giornata gli ambientalisti hanno contestato a Lanciano il ministro Maurizo Martina nel corso dell’evento ‘La Notte dei ricercatori Abruzzo 2014 – Destinazione Expo 2015’. «Abbiamo concluso lo sciopero sociale con una contestazione al ministro Martina», spiega Zona 22, «perchè sostiene di difendere l'agricoltura e poi approva il decreto ‘Sporca Italia’».
I manifestanti hanno srotolato alcuni manifesti: «acqua, vino olio, no petrolio», «quale agricoltura con il petrolio?» e «lotta sociale contro il capitale».