IL PERSONAGGIO

Alice alla scoperta del Brasile: l'autrice che ha vinto il suo "mondiale"

L'abruzzese sta "scalando" la Rai con la seconda serie del suo programma

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PESCARA. La nazionale di Prandelli torna a casa. Il sogno del mondiale si è infranto ieri pomeriggio sotto al sole dello stadio di Natal.
Il campionato mondiale va avanti e da oggi pomeriggio alle 16.30 su Rai2 un programma in 6 puntate ‘GO! Brasil’ mostrerà molto di più di una semplice partita di calcio.
E’ un diario di viaggio dentro il cuore del Brasile, alla ricerca dello spirito che rende il suo popolo così speciale.
Sei puntate, da 30 minuti l’una, sei gli stati visitati, ed ogni episodio ne racconta gli aspetti più suggestivi e interessanti. Amazonas, Pernambuco, Rio Grande do Sul, San Paolo, Cearà e Rio de Janeiro: vengono raccontate storie di successo, di speranze, sogni realizzati e cambiamenti imprevisti, tante voci diverse di brasiliani coraggiosi e resistenti alla vita.
Protagonista di questo viaggio è Alice Lizza, 26 anni, pescarese, autrice e regista a progetto per Rai Educational. Nel cassetto una laurea con 110 e lode in Letteratura Musica e Spettacolo alla Sapienza di Roma con una tesi sull’evoluzione del linguaggio giornalistico di moda, dalla carta stampata al web.
Se l’avventura degli azzurri è terminata quella di Alice comincia oggi alle 16.30. Lei racconta, attraverso i suoi occhi, un popolo e le sue radici, i problemi e gli eroi che giorno per giorno provano a costruire un Brasile diverso, trasformando il famoso paese del futuro nel suo presente.
Il viaggio è durato 40 giorni, sei giorni per ogni stato. Alice e il ‘socio’ Davide Starinieri sono tornati a Roma a metà maggio e in venti giorni hanno dovuto preparare tutto per la messa in onda.
Il programma è stato scritto da loro due. Alice si occupa direttamente dei testi, delle interviste e dell’organizzazione logistica, Davide invece cura l’immagine, le riprese, la la regia. L’editing lo fanno insieme, si dividono il lavoro al 50% visti anche i tempi strettissimi. E’ un vero e proprio lavoro a 4 mani.
«Siamo in due a fare tutto», conferma Lizza. «Al ritorno poi ci siamo avvalsi di Gianluca Palma per la color correction e Tonino Bosco per la sigla».

Come è nata l’idea del programma?
GO! È nato nel 2012, quando io e Davide partimmo per l’America. Avevamo voglia di raccontare luoghi lontani attraverso le storie di personaggi incontrati on the road. L’’Amaranto films’ dopo aver visto GO! America ci ha proposto di viaggiare alla volta del Brasile, che da tempo ci incuriosiva, per raccontare un altro volto del paese verdeoro, quello degli artisti, della creatività e dei giovani che sognano di cambiare e migliorare il loro paese.

Poi lo sbarco su Rai 2…
«La casa di produzione Amaranto films ha proposto l’idea alla Rai, noi siamo partiti e abbiamo girato il materiale e una volta tornati abbiamo ricevuto la splendida notizia dell’interesse da parte di Rai2 al documentario. L’emozione è tantissima, affrontiamo un pubblico diverso, raccontiamo un paese sotto gli occhi del mondo, ci sentiamo responsabili per le storie che i brasiliani hanno deciso di raccontarci e che noi abbiamo filtrato attraverso il nostro punto di vista».

Quali immagini ti sei portata a casa del Brasile?
«È difficile raccontare tutte le immagini che mi hanno meravigliata. Per me è stato un viaggio iniziatico verso le differenze, verso qualcosa che non avevo nemmeno mai immaginato. Il Brasile è un luogo di contrasti, di immensa bellezza e indelebili disuguaglianze, di una forza umana unica e di fragilità strutturali che rendono vulnerabile il suo sistema. Ciò che mi ha sempre colpita sono stati la luminosità e l'ottimismo con i quali molti brasiliani affrontano le sfide quotidiane, con una tenacia e una speranza rare. E poi mi hanno stupita le dune di Jericoacoara, i fondali di Fernando de Noronha, Rio de Janeiro dall’elicottero, Sao Paulo dal 44esimo piano dell’Edificio Italia e i contrasti tra povertà e ricchezza, presenti dietro gli angoli di ogni strada brasiliana».

Avete avuto dei problemi durante la registrazione?
«Siamo stati fortunati, non abbiamo avuto problemi di sicurezza di alcun tipo. L’unica vera grande sfida è stata con le cose a noi sconosciute, come la prima immersione sui fondali di Noronha, superando la paura della profondità e il timore di avvicinarsi ad uno squalo. E poi c’è un aneddoto che mi farà sempre sorridere. Appena arrivati nella foresta amazzonica, da Manaus, mi lamentavo di non aver ancora mai visto un animale esotico dal vivo, quando dieci macachi, con cuccioli sulle spalle, ci hanno raggiunto girandoci attorno. Siamo rimasti a bocca aperta, non avevo mai visto cosi tante scimmie in libertà vicine a me»

Avete visitato anche Tribu sulle sponde del Rio Grande, che esperienza è stata?
«Durante il viaggio in Amazzonia abbiamo incontrato una delle Tribu dei Satarè Mawe. E’ stato un incontro molto emozionante, che ci ha fatto riflettere sul valore delle cose. E nel racconto di Bacu, la donna-capo e sciamano della tribu, ci sono storie di riti, di forze primitive ingestibili, di voglia di vivere in quel luogo così difficile e isolato, che per loro rappresenta la pace».

E la natura impenetrabile? Come è stata la tua avventura?
«In Amazzonia, mentre eravamo nella foresta, di notte, non dimenticherò mai il rumore della jungla e l’urlo delle scimmie all’alba, che sembra ruggiscano in coro. Eravamo lì durante la stagione delle piogge, una parte della foresta era ricoperta di acqua, ma quando siamo arrivati sulla terra ferma, e abbiamo iniziato a percorrere la foresta c’è sembrato di entrare in un film».

La tua valigia?
«E’ una valigia sempre piena di troppe cose, gigante, girare ogni giorno comporta anche cambiarsi continuamente, quindi vestiti leggeri e scarpe da tennis. E poi la gopro, due microfoni e i libri che mi servono per capire meglio il posto dove sto arrivando. Davide invece si carica in valigia camere, obiettivi, steady cam e materiale vario…diciamo che non è proprio una divisione equa»

So che hai girato l’America per Go America!… la prossima meta dei tuoi sogni lavorativi?
«Vorremmo andare verso l’Oriente, vorremmo esplorare una parte di Asia, un luogo sconosciuto e affascinante, ma molto più complesso ed ermetico del l'occidente. Potrebbe essere la nostra nuova sfida»

Hai vissuto anche l’atmosfera pre campionati del mondo in Brasile? Hai toccato con mano le difficoltà di una nazione che avrebbe preferito vedere i propri soldi spesi in un altro modo?
«In ogni intervista, a qualsiasi Brasiliano, c’è una risposta che si ripete continuamente: in Brasile mancano l’educazione, la sanità, la sicurezza. Tutti avrebbero voluto che gli investimenti fatti per la coppa fossero andati a favore di scuole ospedali e servizi pubblici più efficienti. Ma il Brasile è anche la patria adottiva del calcio, che è un credo, una fede, un ossessione. Tra coscienza e passione è stato difficile delineare le volontà di un popolo cosi variegato e disuguale».

Sei molto attiva sui social network, su Twitter (@alicelizza) lanciavi in anteprima le immagini della tua esperienza. Come sarebbe secondo te oggi un mondo senza social network?
«Un mondo senza social network lo immagino difficilmente, mi sembra impossibile tornare indietro ora che il mondo è completamente online. Sarebbe un mondo vissuto più nel presente, a contatto con le piccole cose. A volte mi distraggo nel mio mondo virtuale e dimentico di guardare negli occhi chi ho davanti a me».

Tre cose che ti hanno sorpreso del Brasile in questo tuo viaggio?
«Il modo in cui culture e razze cosi diverse convivono e si fondono. La convivenza di grandi metropoli con la natura selvaggia. L’attaccamento dei brasiliani per la maglia della squadra del cuore».

Sei giovanissima, giri il mondo facendo ciò che ami in un momento storico molto difficile. Cosa consigli ai tuoi coetanei che non hanno un lavoro?
«Da quando ho 14 anni e ho iniziato a fare tv ho sempre amato il mio lavoro, mettendolo al centro della mia vita, delle mie passioni e del mio tempo. L’intraprendenza è una grande spinta per farcela: provare, partire, rischiare, cercare di trovare un modo per fare, perché alla fine si tratta di fare. Nell’audiovisivo oggi per iniziare bastano mezzi piuttosto economici. Si può partire da lì per raccontare il mondo, e con gli anni si può solo migliorare.
E poi la curiosità, non smettere mai di pensare che si è arrivati. Le mete sono utili per impegnarsi, ma appena raggiunta una si deve subito ripartire alla volta di una nuova avventura. Non desistere mai. Le porte in faccia le ricevono tutti, ne ho ricevute tante anch’io quando ero più giovane e sognavo di fare la vj su Mtv. Poi il tempo ti insegna a sfruttare ciò che sai fare davvero, e a lasciare da parte ciò per cui non sei nato».

La promozione su Rai 2 la consideri una vittoria?
«E’ un grandissimo passo, mi emoziona avere una trasmissione in onda su un canale così importante. Non credo sia una vittoria, non vivo il mio lavoro come una sfida, ma come un processo di crescita».

Cosa ha contribuito, secondo te, a realizzare il tuo goal lavorativo?
«Penso che questo viaggio ci abbia insegnato molto, se siamo riusciti a raggiungere questo goal è per merito di tantissima pazienza, grande curiosità e l’occhio impeccabile di Davide, che stavolta, con le immagini, si è superato».

Alessandra Lotti