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Abruzzo. D'Alfonso, la prima giornata da presidente. Prima al cimitero poi corre in Regione

Donato Di Matteo assessore alla Sanità? Anche D’Ambrosio scalpita

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ABRUZZO. Non ha resistito ed ha voluto fare il suo primo ingresso trionfale nel palazzo della giunta regionale nemmeno dopo 24 ore dall’esito del voto.
Luciano D’Alfonso non ha perso tempo ieri ed è arrivato a L’Aquila di buon’ora incontrando dirigenti e personale di quel palazzo che sarà la sua casa per i prossimi 5 anni.
Prima però ha dovuto mantenere una promessa fatta in campagna elettorale: il primo atto dopo l’elezione a presidente degli abruzzesi ha reso omaggio con la preghiera «a due persone che hanno lasciato un segno indelebile su questa terra»: Emilio Mattucci, primo presidente del Consiglio regionale d’Abruzzo, e Luciano Russi, già rettore dell’università di Teramo «e fulgido esempio di intelligenza».
«Farò sì che il loro afflato caratterizzi diuturnamente la mia azione politica».
Dopo l’omaggio via verso il suo nuovo ufficio. Si è trattato di una presa di contatto con la struttura e la politica complessiva dell'Ente, con saluto all'inquilino che sta per lasciargli il posto, Gianni Chiodi surclassato nelle urne. Ha incontrato anche i dirigenti e il super dirigente Antonio Sorgi , tecnico di fiducia del presidente uscente, direttore degli Affari della Presidenza, dalle politiche Legislative, Programmazione, Parchi, Territorio, Ambiente, Energia.
D’altronde il rapporto con i dirigenti è sempre stata una priorità di D’Alfonso che spesso vuole essere ragguagliato in tempo reale sull’evolversi delle varie vicende che i singoli dirigenti affrontano. Se nel Comune è più facile in Regione diventa infinitamente più difficile.
Si capisce che D’Alfonso è quell’animale che è stato messo in gabbia e che ora è di nuovo libero nella savana, l’amministrazione pubblica che è la sua casa così come più volte ha ribadito avendo studiato i diversi aspetti giuridici e tecnici della burocrazia.
Ieri non ha perso tempo ed ha fatto l’ennesimo annuncio, forse il primo fuori campagna elettorale. Un assessorato specifico alla ricostruzione de L’Aquila.
«Non ci sarà solo un assessore alla ricostruzione, ma molto potere dedicato alla ricostruzione dell'Aquila e del cratere del terremoto - ha spiegato D'Alfonso dopo essere uscito dalla prima riunione al sesto piano di Palazzo Silone - E questo impegno sarà una evidente priorità della nostra azione di governo. Il nostro obiettivo non è solo quello di ricostruire le mura attraverso i cantieri, ma anche di rilanciare la comunità dal punto di vista economico e sociale».
«Voglio essere un presidente», ha detto, «che si farà ricordare per l’operatività e per aver tenuto fede al desiderio e alla voglia di realizzare perché l’Abruzzo vale e diventi grande davvero».

DI MATTEO ASSESSORE ALLA SANITÀ?
Oltre alle rose di una vittoria schiacciante, potrebbero però spuntare fuori le prime spine dell'alleanza quando gli fanno notare che dalle urne è uscita una maggioranza eterogenea e che ci sono voci che vedrebbero Donato Di Matteo (Pd), medico di professione, oltre 6 mila preferenze, papabile assessore alla Sanità.
Luciano D'Alfonso ha ribattuto che «sono anticipazioni sensazionali, dico che la squadra verrà costruita sulla base dell'incrocio tra consenso, esperienza, professionalità, vocazione a fare lavoro unitario. Tutto l' Abruzzo dovrà riconoscersi in questa squadra di governo».

D’AMBROSIO VUOLE AMMINISTRARE LA CITTA’
Per i detrattori sconfitti nelle urne, la posizione di Di Matteo era paragonabile a quella di Giorgio D'Ambrosio: entrambi al centro delle polemiche sulla vicenda Bussi, a capo nel passato degli enti che avrebbero dovuto controllare le acque inquinate dal sito industriale, tutti e due eletti e 'signori' delle tessere. Contestato, D'Ambrosio, da Sel e Idv, fu proprio D'Alfonso a 'escluderlo' a cosa fatte dalla maggioranza. Ma il diretto interessato, che all'ultimo momento si era fatto candidare dal Centro Democratico di Tabacci, non ci sta, sventola i suoi 1.366 voti e dice: «sono stato eletto per amministrare la Regione in una coalizione vincente. Le polemiche? Io non mi sento fuori dalla maggioranza che ha vinto le elezioni».
La sua posizione è dunque chiara. E quando gli si fa notare che era stato lo stesso D'Alfonso a decretare il suo 'allontanamento postumo' dalla maggioranza, risponde che «forse Luciano avrà detto quelle cose colto da un momento di emotività. La mia posizione? Quando poi ci inviteranno al tavolo per la coalizione, vedremo cosa chiedere. Centro Democratico è la quarta forza, ha preso più voti di Idv e Sel».

«IL SUCCESSO DEL PD E’ ACCLARATO»
D’Alfonso dunque è già al lavoro mentre il Partito Democratico analizza ancora il voto. Il coordinatore della segreteria regionale, Andrea Catena, è più che soddisfatto: «è il frutto di cinque anni di lavoro per ricostruire quasi da zero un partito dopo le note vicende giudiziarie drammatiche del 2008 che hanno colpito la nostra regione».
Oggi il Partito Democratico in Abruzzo ha registrato un aumento di 75mila voti nella consultazione europea, passando da 145mila a 220mila voti, +11%. «Il raffronto in termini percentuali», spiega Catena, «deve tenere conto della maggiore affluenza di circa 6 punti rispetto al quella nazionale. L’aumento in termini di voti assoluti è in proporzione analogo a quello ottenuto a livello nazionale. 220mila voti vuol dire che oggi dopo 5 anni di faticoso lavoro il PD in Abruzzo è tornato ai livelli precedenti il 14 luglio 2008».
Per quanto riguarda la Regione, il Pd ha eletto 10 consiglieri su 17: «è di gran lunga la forza prevalente nella coalizione di maggioranza, in cui farà sentire tutta la sua spinta per accelerare il cambiamento che abbiamo promesso ai nostri elettori».