POLITICA VIRTUALE

Elezioni Abruzzo. Candidati, via dalle tv: ora bastano i social network

Ecco i candidati governatori come appaiono nell'agorà virtuale

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BRUZZO. Ultimi due giorni di campagna elettorale poi domenica il voto e lunedì sera  l’Abruzzo conoscerà il nome del nuovo presidente della Regione.
I candidati sparano le ultime cartucce, in piazza come sui social, protagonista questi ultimi della campagna elettorale più ‘virale’ di sempre. Ed è un fiorire di facsimili di schede elettorali con croci e nomi da vergare per bene nel segreto dell'urna.
I quattro candidati governatore se la sono giocata a colpi di manifesti elettorali attaccati sulle bacheche virtuali, citazioni, selfie, hashtag, video, fumetti. Quanto tutto questo possa realmente spostare dei voti è difficile da dire, probabilmente pochi perché si sono rivolti tutti al proprio elettorato tipo e anche il confronto con i contestatori ha più o meno latitato.
E’ stata praticamente una gara a tre per la pubblicazione delle fotografie: Chiodi con la spada di guerre stellari o con la maglietta dei fans «gli ufo di Gianni siamo noi»; D’Alfonso con camice bianco e cuffietta d’ordinanza negli stabilimenti industriali o al mercato a distribuire volantini; Marcozzi che fa il segno di vittoria tra gli attivisti, Marcozzi che fa il segno di vittoria tra i parlamentari, Marcozzi che fa il segno di vittoria da sola.
Ma questa campagna elettorale potrà essere ricordata certamente perché il narcisismo di un primo piano (tipico del caro vecchio manifesto elettorale) ha lasciato il passo ad altro: gli obiettivi delle macchine fotografiche (o più spesso cellulari) degli staff dei candidati sono stati indirizzati soprattutto verso la platea per mostrare «quanta gente ci voterà». Perché è l’immagine di una piazza il vero nutrimento dell’ego di un candidato social. E allora giù foto di piazze piene, quasi piene, forse vuote o a campo molto stretto....
Il più attivo su questo fronte è stato certamente D’Alfonso (circa 8 mila fans su Facebook) meno sciolto, invece, con la tastiera. Forse non ha (lui o chi per lui) saputo sfruttare l’informalità del mezzo, ha osato poco, ed è rimasto ancorato a vecchie strategie comunicative. Forse ha scontato l'aver scoperto in ritardo le magie delle tecnologie informatiche.

Insomma media sì ma poco social. Si è ripreso solo negli ultimi giorni con la pubblicazione di una sua foto da giovane. "Chi sono io dei due?", ha chiesto ai suoi ‘amici’ rompendo un po’ di distanza con l’interlocutore. Oltre alla pagina social D’Alfonso ha dietro di sé un nutrito schieramento di volontari impegnatissimi in queste settimane ad attaccare manifesti, a telefonare ai sostenitori (e non) per invitarli ai comizi. Perché se una pagina Facebook in pochi attimi può raggiungere migliaia di utenti, il caro vecchio galoppino cooptato gratis ha ancora il suo fascino per l’ex sindaco di Pescara.
Chiodi, Marcozzi e Acerbo sui social network sono apparsi sicuramente più naturali. Il presidente uscente (8 mila amici) usa Facebook (ma anche Twitter) ormai da tempo, è poco istituzionale, ha sicuramente capito la forza del mezzo e lascia spazio anche ad alcuni sfoghi. Da mesi il motivo è sempre quello, il suo governo non ha sbagliato un colpo e tutti gli altri (avversari politici, tv, giornali) sono cattivi. In queste ultime settimane di campagna elettorale è stato meno naturale del solito ma è rimasto comunque se stesso. Da qualche giorno ha preso in prestito anche il motto dei grillini (vinciamo noi) e dice ‘vinciamo sicuro’ con tanto di emoticon che non ti aspetteresti da un Governatore di 53 anni.
La sanità suo cavallo di battaglia nella vita reale è anche un tormentone social. Sara Marcozzi (9.300 amici) poteva fare di più sui social network ma sul campo ha dimostrato di preferire la piazza, quella vera. 

A differenza dei parlamentari pentastellati, abruzzesi e non, non scrive molto. Quando lo fa usa certamente un linguaggio informale, i suoi supporters li chiama "ribelli" e pubblica soprattutto gli appuntamenti elettorali. Non mancano selfie con il segno della vittoria, immancabile l’hashtag #vinciamonoi. Nessun riferimento agli altri candidati, tante foto di piazze piane con la scritta «non c’era nessuno» in risposta a quanti sostengono che il Movimento sia poco seguito. Non sarebbe guastata qualche nota in più sulla sua vita, le sue idee, il suo background, le sue esperienze, le cose che le piacciono o qualcosa di più che potesse contribuire a farla diventare da "candidata governatore" a "persona".
Maurizio Acerbo (10 mila amici distribuiti su due pagine) è probabilmente quello che non è cambiato durante la campagna elettorale: poche foto sì ma inviti alla condivisione dei suoi post o dei video. E’ certamente quello che più di tutti gli altri si confronta con gli ‘amici’, replica anche con commenti molto lunghi e non mancano le polemiche. Come quella degli ultimi giorni: «i tre candidati presidenti Gianni Chiodi, Luciano D'Alfonso e Sara Marcozzi stanno disertando tutti i confronti tv. I primi due temono le verità che non possono smentire, la terza preferisce prendere i voti grazie al grande leader-performer che conquistarseli per meriti propri».
Tutto questo ha portato una sensibile diminuzione dei manifesti cartacei per strada lasciando città forse più belle e dando l'illusione che per conquistare voti oggi basta "apparire" sui social. Gli slogan anche se virtuali sempre slogan rimangono.

Alessandra Lotti

P.S. Alle 12.30 di oggi Chiodi annuncia che si sottoporrà su Facebook (venerdì, ore 10) al fuoco di fila di domande dei suoi amici «per circa un’ora, senza filtri e senza diaframmi. Semplicemente, un dialogo aperto su quelli che saranno i temi, le curiosità, i dubbi, le questioni da approfondire che gli internauti  vorranno porre. Credo molto nei nuovi sistemi di comunicazione e li utilizzo personalmente».