RIFIUTI

Discarica La Torre, destino segnato: «verrà definitivamente chiusa»

Candidati sindaco tutti dello stesso parere

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TERAMO. La discarica “La Torre” verrà chiusa definitivamente; nessun ampliamento potrà essere mai fatto né oggi né domani.
Il caso è entrato in questa campagna elettorale ormai agli sgoccioli e la posizione assunta da tutti i candidati è unanime. Il destino del sito è quello della chiusura. Due giorni fa il sindaco uscente Maurizio Brucchi è stato chiaro: «abbiamo presentato un progetto per la chiusura definitiva del sito rinunciando al ricorso al Consiglio di Stato per l'ampliamento». Per la sfidante Manola Di Pasquale (Pd) si tratterebbe solo di un «annuncio elettorale», ma ormai Brucchi ha preso una posizione chiara pubblicamente e tornare indietro non sarà facile.
La settimana scorsa, inoltre, in città è arrivato l’eurodeputato Gianni Pittella, vice presidente del Parlamento Europeo, che ha annunciato l’interessamento sul caso della Commissione Europea.

Secondo lui anche le risorse per la bonifica ci sono e si trovano nei fondi comunitari, come il Fondo Europeo di Sviluppo Regionale (FESR).
«Siamo e sono estremamente soddisfatto per l'annuncio di tutti i candidati alla carica di sindaco della nostra città», dichiara Francesco Di Diomede, presidente del Comitato ‘La Torre’ che da anni si batte per la messa in sicurazza, la bonifica e la chiusura del sito.
«Sappiano tutti che continueremo e continuerò a vigilare affinché dagli annunci si passi ai fatti», ha continuato Di Diomede riferendosi alla delibera di giunta di rinuncia al ricorso in sede amministrativa, «e comunque si provveda con celerità alla definitiva messa in sicurezza ed al ripristino ambientale dei luoghi». Sembra dunque pronto a calare il sipario sulla questione anche se i residenti hanno fatto capire che non molleranno l’osso fino a quando non vedranno con i loro occhi quanto promesso.
«Si avvia a conclusione una vicenda tanto grave quanto emblematica per la nostra città», commenta l'avvocato Tommaso Navarra, legale del Comitato, «a poche decine di metri da un nucleo residenziale ed agricolo, in un’area c.d. “P3” (Pericolosità Molto Elevata) del PAI, in un’area calanchifera “interessata da deformazioni e corpi di frana” per la Carta Geomorfologica 1986 nonchè “con corone di frana attive” per gli Studi PRG Comune di Teramo 1994, si era continuato a coltivare una discarica satura, e quindi crollata, arrivando a progettarne l’ampliamento per ulteriori 685.000 m³ . Almeno questa follia ci è stata risparmiata».
Le foto scattate nei giorni scorsi dai residenti mostrano come al momento l'emergenza sia tutt'altro che superata. I rifiuti sono scoperti e ne fuoriescono percolato e biogas, aveva spiegato Francesco Di Diomede: «la messa in sicurezza è il primo passo necessario e non più rinviabile».
«L'iniziativa di cittadini liberi ed onesti», sottolinea Di Diomede, «ha ristabilito la verità ed aperto gli occhi ad una intera classe dirigente che ha governato Teramo dal 1990 sino ad oggi».