COLPO MORTALE?

Abruzzo. Processo Montedison, le parti civili: «vogliono sfuggire al processo»

Tutto bloccato fino alla decisione della Cassazione

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CHIETI. Bussi, dopo lo scandalo dei veleni arriva quello della giustizia che non decide. Cinque anni di processo, 51 udienze, 18 giudici tra Gup, Tribunale, Corte di Assise, Corte di Cassazione, 22 Ordinanze, nessuna sentenza.
Molti i commenti alla decisione dei 13 dei 19 imputati di chiedere la rimessione del processo e dunque lo spostamento da Chieti.

La richiesta ha già prodotto il primo effetto: la sospensione del processo fino alla pronuncia della Cassazione che potrebbe spostare tutto a Campobasso facendolo ricominciare da capo.
La richiesta era di annullare il lavoro fin qui svolto perchè oltre il presidente Geremia Spiniello sarebbero incompatibili anche i giudici popolari.
A quanto se ne è saputo dai commenti (come noto le udienze sono a porte chiuse, trattandosi di un rito abbreviato) il nuovo presidente del collegio Camillo Romandini ha inviato gli atti alla Cassazione che dovrà decidere se questa istanza è ammissibile o no, se cioè è fondata o meno la possibilità che ci siano influenze ambientali negative, visto il clamore della vicenda.
La decisione sarà assegnata alla settima sezione che dovrebbe sciogliere la prognosi in 3 mesi.
Quello che però non è piaciuto ad alcuni degli avvocati abruzzesi di parte civile è stata la richiesta un pò troppo pressante della difesa Montedison (definita «una caduta di stile») la quale al collegio ha detto: o accettate la nostra istanza o ricorreremo in Cassazione. E se non trasferite il processo denunceremo questo che per noi è un atto abnorme.

«UN CALVARIO»
L’avvocato del Wwf Tommaso Navarra che segue i fatti di Bussi dal 2006 e che è nel processo prima come persona offesa e dal 2009 come parte civile oggi sostiene che ci si trovi in un vero e proprio calvario anche perché «fare giustizia è un fatto rivoluzionario che allarma».
«Noi sappiamo che cercare di accertare processualmente fatti gravissimi contestati a imputati eccellenti è una impervia scelta della volontà prima ancora che della ragione», continua Navarra, «l’accertamento processuale dei fatti è ineludibile per chiunque: il processo comunque si dovrà celebrare e sarà celebrato sino alla decisione; nel processo, qualunque sarà la durata e qualunque ne sarà il luogo di celebrazione, siamo e saremo sempre presenti con la serena fiducia che nasce dalla forza delle proprie ragioni».
Per il presidente del Wwf Abruzzo, Luciano Di Tizio, «è significativo che nell’istanza di rimessione della difesa si citi il presidente Chiodi per i suoi interventi prima di non conoscenza, poi di minimizzazione: “Nessuno mi ha avvertito di rischi connessi alla salute; “Questa non è la terra dei fuochi”. Negando i fatti o dilazionando i tempi del giudizio non si fanno gli interessi né dei cittadini né della giustizia».

«LA DIFESA VUOLE FUGGIRE DAL PROCESSO»
«È del tutto evidente che la difesa, come in altri casi celebri, sta provando a fuggire dal processo», è invece il pensiero comune a tutte le parti civili nel processo tra cui molti comuni, qualche associazione e la Solvay, «ben consapevole della forza poderosa dell’accusa e dell’inconsistenza oggettiva anche dal punto di vista scientifico dei propri argomenti difensivi».
«Non potendo negare l’evidenza dei gravissimi fatti loro contestati, le difese Edison cercano di sfuggire al giudizio», dice l'Avvocatura dello Stato per il Ministero dell'Ambiente, insieme al Presidenza del Consiglio dei Ministri, il Commissario delegato, la Regione Abruzzo, rappresentati dall’avvocato Cristina Gerardis, «Ma c’è di più. La storia travagliata di questo processo è costellata sin dall’inizio delle indagini da tentativi di ostacolare il regolare corso del giudizio strumentalizzando al limite del consentito tutti i possibili mezzi; ne è conferma il fatto, in se' patologico, che per arrivare al dibattimento ci sono voluti quasi cinque anni (non certo per responsabilitá dell’accusa o del Giudice), nel corso dei quali si sono viste denunce poi rivelatesi false, pressioni non sempre debite, continue condotte processuali palesemente dilatorie».
Le parti civili poi evidenziano anche fatti strani e rimasti agli atti come «il gravissimo scambio di piezometri a valle ed a monte della mega-discarica sul quale la difese degli imputati non hanno mai, circostanza questa davvero singolare, speso una parola».

«MOTIVI PRETESTUOSI»
Sempre secondo le parti civili «i motivi posti a base della richiesta di rimessione del processo sono del tutto pretestuosi e passano attraverso l'inaccettabile equivalenza tra la rilevanza mediatica del processo (legata invero alla sua importanza finalmente valorizzata dalla stampa) e la presunta non neutralità dell'ambiente in cui esso si svolge e dunque dei giudici (anche popolari) chiamati a pronunciarsi».
Il cuore dell’istanza di rimessione sta nelle doglianze della difesa Edison che i media si siano permessi di divulgare parti del contenuto di un rapporto dell’Istituto Superiore di Sanitá da tempo agli atti del processo, e, ovviamente, non coperto da alcun segreto.
«Replichiamo che», aggiungono le parti civili, «come ben sa la difesa Edison, tra le carte del processo c’é un appunto manoscritto da parte di uno degli imputati Montedison al consulente di allora, nel 2001, che conteneva il terribile monito: “occorre non spaventare chi non sa”. Nessun altro commento é necessario. Abbiamo fiducia nel fatto che la Corte di Cassazione respingerá questo ennesimo ed inconsistente, quasi disperato tentativo di fuga dal processo da parte di Edison».
«Si tratta di aspettare questa decisione della Cassazione – ha commentato l’avvocato Lino Sciambra – se l’istanza è fondata, si andrà via da Chieti. Ma l’impressione generale è che si sta tentando di non fare questo processo».
«In realtà - come ha chiosato l’avvocato Perolino - i mezzi a disposizione della difesa per dilatare i tempi non sono infiniti». E così tra le lamentele della difesa sull’eccessivo risalto mediatico dato al processo ed il pericolo che siano dichiarati incompatibili anche i giudici popolari che hanno bevuto l’acqua con sostanze nocive il processo si ferma. E chi ha bevuto per 20-30 anni acqua inquinata non ha nemmeno diritto di parlare, di scrivere o di giudicare.
s.c.